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Dicembre 2017
edizione digitale

5,00

Con questo numero, Watch Digest tagli il traguardo del suo primo anno in questa nuova veste.

Sono stati 365 giorni importanti, molto più vitali di quanto ci saremmo aspettati, specie dopo i disastri vari che il 2016 aveva portato con sé. È stato l’anno del record, del giro delle poltrone, degli smartwatch che hanno conquistato solo la loro nicchia (e basta), dei quadranti panda e dell’acciaio. L’anno in cui gli italiani sono tornati ad affacciarsi nelle orologerie, l’anno dei cinesi, dei coreani, degli americani. L’anno che speravamo fosse e quello che temevamo sarebbe stato.

L’anno che sembrava un nuovo inizio, dove si è comunicato tanto in digitale senza vedere un risultato tangibile degno di questa parola, dove l’e-commerce ha fatto sorgere mille dubbi agli acquirenti invece che semplificare la loro vita.

L’anno di chi crede ancora nella manifattura, di chi sa fare gli orologi, di chi li sa vendere e anche di chi li sa comprare. L’anno di chi si appassiona e si emoziona e noi siamo tra quelli.

In fondo, come diceva Shakespeare, siamo fatti della sostanza di cui sono fatti i sogni e sinceramente, non abbiamo nessuna intenzione di diventare altro.

Buone lancette a tutti

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Con questo numero, Watch Digest tagli il traguardo del suo primo anno in questa nuova veste.

Sono stati 365 giorni importanti, molto più vitali di quanto ci saremmo aspettati, specie dopo i disastri vari che il 2016 aveva portato con sé.

È stato l’anno del record, del giro delle poltrone, degli smartwatch che hanno conquistato solo la loro nicchia (e basta), dei quadranti panda e dell’acciaio.

L’anno in cui gli italiani sono tornati ad affacciarsi nelle orologerie, l’anno dei cinesi, dei coreani, degli americani. L’anno che speravamo fosse e quello che temevamo sarebbe stato.

L’anno che sembrava un nuovo inizio, dove si è comunicato tanto in digitale senza vedere un risultato tangibile degno di questa parola, dove l’e-commerce ha fatto sorgere mille dubbi agli acquirenti invece che semplificare la loro vita.

L’anno di chi crede ancora nella manifattura, di chi sa fare gli orologi, di chi li sa vendere e anche di chi li sa comprare. L’anno di chi si appassiona e si emoziona e noi siamo tra quelli.

In fondo, come diceva Shakespeare, siamo fatti della sostanza di cui sono fatti i sogni e sinceramente, non abbiamo nessuna intenzione di diventare altro.

Buone lancette a tutti