Share this product

Rivista Sci
Febbraio 2016
edizione digitale

3,00

Peter Fill ha vinto sulla Streif di Kitzbuhel, sulla pista più difficile e spettacolare del mondo, coronando il sogno del soldato in trincea che è sempre stato. Enfent prodige dello sci giovanile, in coppa del mondo ha dovuto toccare ben presto con mano la durezza, l’asprezza, finanche la spietatezza della lotta con avversari più grandi e forti di lui, ma non ha mollato, nemmeno quando si lacerò i muscoli addominali durante un allenamento in Argentina, grave incidente cui pose rimedio un luminare in Finlandia, a suon di uncini, fortunatamente, mai rigettati dal suo corpo! Non è stata una vittoria annunciata, il trionfo che ci si potesse in qualche modo aspettare da Bode Miller o Svindal, fuoriclasse che hanno scritto pagine e pagine di storia dello sci, ogni volta gettando il cuore e l’anima nel baratro della Streif, pur di vincere nel tempio della discesa, purtroppo senza mai riuscirvi: è stata una sorpresa che ci ha fatto impazzire di gioia! Peter ha vissuto la sua catarsi sulla Streif, sotto un cielo plumbeo, in una giornata in cui tutto era ancor più difficile perché le sconnessioni si vedevano all’ultimo istante, magari solo dopo averle sentite sbattere sotto gli sci, sollecitati all’inverosimile, a velocità folli. Questa è l’arena di Kitz, il “ Colosseo ” dello sci e il gladiatore che riesce a non farsi sbranare dai leoni della Mausefalle, della Stheilang, dell’Alte Schneise, del Seidlalm, del Larkenschuss, dell’Hausberg, dell’Hausberkante o dell’Hahnenkammschuss, è glorificato e osannato come un dio. Di Peter Fill, campione schivo e riservato, leggerete di più in una bella intervista rilasciata alla nostra Lucia Galli su questo numero. La sua epica vittoria, però, mi da lo spunto per soffermarmi sugli echi di simile impresa nel Bel Paese. Quel giorno, come sapete, è stato rattristato da cadute impressionanti, in ogni caso molto meno gravi di altri innumerevoli schianti nell’inventario di questa pista leggendaria. Tra i malcapitati di corvèe il 23 gennaio 2016, superstar del calibro di Reichelt, salvato dall’airbag e Svindal, finito in ospedale con un legamento crociato rotto. Per relativi dettagli, clamori e polemiche, vi rimando all’articolo che ho scritto su questo numero di SCI, ma per la distorsione mediatica tutta italiana dell’evento, se avete voglia, potete continuare a leggere il mio editoriale. Da noi, infatti, hanno fatto molto più notizia le cadute che non l’impresa di Fill, terzo italiano, dopo Ghedina e Paris, ad espugnare Kitz. I servizi sportivi dei TG hanno dato precedenza allo sci a scapito del calcio, una tantum, infarcendo l’etere di deflagrazioni nelle rosse reti di protezione. E Fill? En passant, come si direbbe in Francia, ha vinto un italiano. Scusate tanto, ma questa non è cultura sportiva! Che il calcio, in Italia e non solo, occupi l’80% degli spazi sportivi sui giornali e in TV, è assodato da sempre e noi, popolo di sport minori, ne siamo avvezzi e rassegnati. Ma se nemmeno l’eccellenza sportiva ha priorità, non dico sull’idolatrata pedata, bensì sul polverone costruito su due legamenti crociati, vuol dire che in Italia gli altri sport, che non siano calcio o motori, hanno diritto a salire in cattedra solo per scandali, gossip o…. sangue nell’arena! Non scandalizzatevi, è la verità. Nel 2004, alle Olimpiadi di Atene, Igor Cassina vinse la medaglia d’oro alle parallele. Il giorno dopo, al bar, buttai l’occhio su un importante quotidiano sportivo e, leggendo il titolone d’apertura a nove colonne sul Del Piero di turno, mi stupii di vedere in bella vista un giornale datato. Nossignori, era di quel giorno e la medaglia d’oro di Cassina alle Olimpiadi relegata in un quadratino microscopico a fondo pagina!

Avanti così.

COD: ED_SCI 60_325 Categoria: Tag: