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Rivista Sci
Febbraio / Marzo 2018
edizione digitale

3,00

In questo numero, vi parleremo di olimpiadi, iniziando con gli approfondimenti di Lucia Galli, dedicati alle gesta delle atlete azzurre, ancora di salvezza della nostra spedizione in Corea, così come vi proporrò alcuni temi specifici che, per un motivo o per l’altro, hanno calamitato la mia attenzione. Massimo Di Marco, dal canto suo, non ci farà mancare le delizie storiche immerse nell’inchiostro della sua fine penna giornalistica, parlandoci dei favolosi anni ’60 di Honoré Bonnet, un signore francese cui il mondo dello sci deve dire grazie ancora oggi. Vi consiglio, altresì, di non perdervi le pillole tecniche dello staff di Giacomo Bisconti, così come tutti i segreti dei nuovi sci da tener d’occhio per la prossima stagione.

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On line e in edicola il numero di febbraio / marzo 2018 della Rivista Sci

Che effetto strano vivere le Olimpiadi come se fossero in un’ ovatta. Le ho percepite così, commentandole di notte in una saletta della Rai, off tube, come si dice in gergo. Tra una telecronaca e l’altra, ero ospite fisso in studio con l’inossidabile Ivana Vaccari, instancabile anche alle ore piccole, sempre pronta ad imbeccarmi e incalzarmi sulle gare da presentare e poi analizzare, insieme a Daniela Ceccarelli e a Max Blardone.

E’ stato bellissimo lavorare con loro, campioni con lo sci nel sangue, animati da una passione infinita e una verve che teneva svegli gli impavidi che non hanno voluto rinunciare alle emozioni che solo la diretta può dare. Metabolizzato il fuso orario coreano, dopo qualche nottata da incubo, sono riuscito a godermi la maratona televisiva da mezzanotte all’alba, saltabeccando da uno sport all’altro e tifando per i gli azzurri, sino ad impazzire di gioia per la Goggia, la Fontana e la Moioli, le nostre gold ladies.

Sofia ci ha riportato all’oro storico di Zeno Colò, l’unico italiano a vincerlo in discesa, nel 1952. La gara è stata quella della vita e ne riparlerò nelle prossime pagine, impresa costruita con lucidità di testa, caparbietà e certosina meticolosità nell’approcciare il grande giorno, a partire dai materiali e dalla graduale dimestichezza con la pista e il tipo di neve.

Nella discesa di Jeongseon è trasparita tutta la sua grinta, la sua ineguagliabile voglia di battere le avversarie, eppur riuscendo a gestire l’innata irruenza: un capolavoro custodito per sempre negli annali dello sport italiano.

Se mi rimarrà impressa nella memoria la spaccata sagittale al fotofinish di Arianna Fontana per vincere di una spanna l’oro nei 500 metri dello short track, tra l’altro facsimile di quella sul filo di lana della sprint tecnica classica di Federico Pellegrino alla conquista dell’argento, sono stato ammaliato dalla vivacità dello snow board cross: salti come dal balcone di un palazzo, curve paraboliche e sorpassi spiegano perché i giovani vadano matti per questa disciplina. Rivivendo nella memoria l’impresa della Moioli, ripercorro al contempo l’iter agonistico di un exploit annunciato sulla carta, ma tutt’altro che scontato. Le variabili sono molteplici, dalla partenza, da azzeccare con sincronismo impeccabile, ai contatti con le avversarie, finanche alla sfortuna di trovarsi la strada sbarrata da una caduta. Michela mi ha fatto stare con il cuore in gola fino al rettilineo finale, imboccato con un salto di almeno 50 metri, dopo aver superato le rivali intuendo linee di curva da pura fuoriclasse e fotocopiando i dossi come se la tavola fosse appiccicata alla neve. Mi sono chiesto come questa ragazzina dal sorriso dolce possa sopportare impatti di tale portata negli atterraggi: ho temuto che le sue gambe cedessero di schianto! Aldilà delle parole di gioia per raccontare il giorno più bello della sua vita, di Michela mi ha colpito una frase raccolta ai nostri microfoni qualche giorno prima della gara: l’ansia è una compagna di vita che devo semplicemente imparare a gestire! Straordinaria.

In questo numero, vi parleremo di olimpiadi, iniziando con gli approfondimenti di Lucia Galli, dedicati alle gesta delle atlete azzurre, ancora di salvezza della nostra spedizione in Corea, così come vi proporrò alcuni temi specifici che, per un motivo o per l’altro, hanno calamitato la mia attenzione.

Lasciando l’asettica Corea, ci riimmergiamo con piacere nel nostro meraviglioso mondo alpino, per riassaporare le nevi di casa, magari stimolati dalle nostre proposte turistiche. E’ la volta di Limone Piemonte, stazione storica a me cara e vicina a casa, a pochi chilometri da Cuneo, sullo spartiacque con la Liguria. A Limone, ho fatto molte gare in gioventù e anche un campionato italiano preso d’assalto dai tifosi: erano i tempi della Valanga Azzurra e, per lasciare il paese, fummo scortati dalla polizia! In questo numero di SCI, parliamo anche di sci alpinismo, sport in crescita esponenziale, visto in ottica località sciistiche, resesi conto di trovarsi di fronte ad un fenomeno popolare da favorire e assecondare con percorsi alternativi e paralleli alle piste di discesa. Ho iniziato a praticare questo sport circa dieci anni fa, innamorandomene: il silenzio, il fruscio del vento e delle pelli che scorrono in salita, proiettano in un’altra dimensione. Ma non ci si può improvvisare sci alpinisti: ben vengano tali iniziative per preparare chi vuole avvicinarsi a questo modo di interpretare lo sci.

Massimo Di Marco, dal canto suo, non ci farà mancare le delizie storiche immerse nell’inchiostro della sua fine penna giornalistica, parlandoci dei favolosi anni ’60 di Honoré Bonnet, un signore francese cui il mondo dello sci deve dire grazie ancora oggi. Vi consiglio, altresì, di non perdervi le pillole tecniche dello staff di Giacomo Bisconti, così come tutti i segreti dei nuovi sci da tener d’occhio per la prossima stagione.