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Watch Diget
Luglio 2018
edizione cartacea

8,00

Available:19 disponibili

Come sei diventano un appassionato di orologeria?

Quale molla ti è scattata perché ti entusiasmassi per questo mondo bizzarro, fatto di lancette, ruote, metallo ed emozioni?

Quante volte negli ultimi trent’anni avrò fatto queste domande? Infinite.

La sorpresa è nella risposta, più o meno sempre la stessa: «Ho visto una vetrina. Ho letto una rivista. Ho visto un oggetto strano al polso di un mio amico e mi sono incuriosito.

Poi tutto è venuto da sé e non potrei più farne a meno».

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Watch Digest Luglio 2018 – Numero 7

Come sei diventano un appassionato di orologeria?

Quale molla ti è scattata perché ti entusiasmassi per questo mondo bizzarro, fatto di lancette, ruote, metallo ed emozioni?

Quante volte negli ultimi trent’anni avrò fatto queste domande? Infinite.

La sorpresa è nella risposta, più o meno sempre la stessa: «Ho visto una vetrina. Ho letto una rivista. Ho visto un oggetto strano al polso di un mio amico e mi sono incuriosito.

Poi tutto è venuto da sé e non potrei più farne a meno».

Un po’ come ci ha raccontato David Beckham, la cui intervista si può leggere nelle pagine che seguono: un orologio esposto in vetrina, la curiosità di vederlo al polso, la luce che si accende all’improvviso ed il gioco è fatto, anzi, il gioco ha inizio.

Da quel momento, da quando accade questa magia, tutti noi iniziamo a guardare il polso per vedere l’orologio, non certo l’ora.

Seguiamo poi tutte le novità che escono, nella recondita speranza di riuscirne ad acciuffarne una prima di tutti gli altri, per poterla poi mostrare con orgoglio al circolo oppure al lavoro.

Tutto questo può funzionare all’infinito se non si chiude il mondo delle lancette dentro nessuno schema, se ognuno di noi ha la libertà di sognare qualcosa di diverso, dall’ultima novità al vintage museale.

Che poi il sogno si concretizzi in un tourbillon, in un cronografo, in un GMT oppure in un LCD stile anni ‘70, poco importa.

Quello che importa, quello che fa e farà la differenza, è semplicemente seguire l’istinto e l’emozione, due sostantivi ai quali ci stiamo disabituando e che quel ticchettante cubetto in acciaio, se solo lo vogliamo, possono ancora far rimanere in vita.

Punti di vista? No, semplicemente sfumature.