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Watch Digest Luglio 2017 edizione digitale

5,00

Tutti pensano che il primo numero di una rivista sia il più difficile: c’è da costruire la grafica, scegliere i caratteri da usare, pensare la filosofia del giornale, trovare i collaboratori, scegliere la carta, la tipografia, l’allestimento. Bisogna costruire e poi cambiare, limare, perfezionare, cancellare tutto e poi ripartire dal punto iniziale. Ci si appassiona, si discute (con Gianpiero Bertea, l’art director, ogni volta si fanno almeno un paio di litigate serie, di quelle un po’ isteriche), ci si confronta, si prendono decisioni.

Poi il giornale esce e stai lì, come un bambino, a chiederti: piacerà? Ci saranno degli errori? Avremo fatto le scelte giuste? Tutte domande che, piano piano, ricevono risposte, tante risposte. Ti accorgi che a qualcuno è piaciuto, qualcuno ne ha apprezzato gli articoli, altri la grafica, c’è chi ti fa i complimenti e chi invece no. Ma va bene così. Un giornale deve far parlare, deve lanciare delle idee, deve scoprire sensazioni. Personalmente credo che basti una sola frase messa giù bene, una solo foto impossibile da dimenticare, per giustificare tutto il lavoro fatto per mesi e mesi, alle volte anni.

Ora siamo al secondo numero. La strada è ancora in salita. Forse anche anche più in salita del primo, perché arriva dopo un lavoro che ha riscosso tanti consensi. Però il risultato c’è: stiamo tirando fuori i muscoli, un po’ come accade all’orologeria oggi… e tutto questo ci da un’enorme carica.

Watch Digest Settembre 2017 edizione digitale

5,00

Il terzo numero di Watch Digest inizia sin dal suo editoriale con una suggestione, quella dell’aliante, ovvero dell’importanza di volare alto. L’aliante è una macchina per noi quasi incomprensibile. Non ha un motore, non emette nessun suono, non consuma energia, però vola. Vola sfruttando due elementi lontani tra di loro ma indissolubilmente legati: il vento da una parte e l’intelligenza del pilota dall’altra. Non solo. È il pilota che, entro dei ragionevoli limiti, può decidere quanto, come ma soprattutto dove volare, quali correnti ascensionali prendere. È bella quest’immagine dell’aliante. A noi l’ha regalata Angelo Bonati, protagonista dell’orologeria moderna e della Cover Story del numero tre di Watch Digest. Il suo è un grande insegnamento: volare costantemente sopra tutti, pensando sempre e solamente a costruire, a creare qualità e lavoro, non curandosi troppo delle critiche fini a se stesse, guardando alla nostra Italia come un’opportunità da far rimanere viva e non da depredare. Ci piace Bonati, perché ha ancora oggi la volontà di un ventenne, l’esperienza di un grande saggio, la visione del mondo sorniona di chi sa ma non reputa fondamentale farlo sapere. Grazie a lui e grazie a tanti come lui, amiamo e continueremo ad amare così tanto la bella orologeria.

Watch Digest Dicembre 2017 edizione digitale

5,00

Con questo numero, Watch Digest tagli il traguardo del suo primo anno in questa nuova veste.

Sono stati 365 giorni importanti, molto più vitali di quanto ci saremmo aspettati, specie dopo i disastri vari che il 2016 aveva portato con sé. È stato l’anno del record, del giro delle poltrone, degli smartwatch che hanno conquistato solo la loro nicchia (e basta), dei quadranti panda e dell’acciaio. L’anno in cui gli italiani sono tornati ad affacciarsi nelle orologerie, l’anno dei cinesi, dei coreani, degli americani. L’anno che speravamo fosse e quello che temevamo sarebbe stato.

L’anno che sembrava un nuovo inizio, dove si è comunicato tanto in digitale senza vedere un risultato tangibile degno di questa parola, dove l’e-commerce ha fatto sorgere mille dubbi agli acquirenti invece che semplificare la loro vita.

L’anno di chi crede ancora nella manifattura, di chi sa fare gli orologi, di chi li sa vendere e anche di chi li sa comprare. L’anno di chi si appassiona e si emoziona e noi siamo tra quelli.

In fondo, come diceva Shakespeare, siamo fatti della sostanza di cui sono fatti i sogni e sinceramente, non abbiamo nessuna intenzione di diventare altro.

Buone lancette a tutti