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Golf Today Speciale Chicco 2018 edizione digitale

0,00

Un’edizione speciale per celebrare Francesco Molinari

Il primo Major del golf italiano, a opera di Francesco Molinari che si è imposto a Carnoustie nel 147° Open Championship, è una circostanza storica per l’intero movimento azzurro, trascinato in questo periodo da un atleta in stato di grazia: tre vittorie e due secondi posti in cinque gare, tra maggio e luglio.

Insomma, un momento speciale che Il Mondo del Golf Today, rivista che fa parte del Gruppo Cose Belle d’Italia, edita da Belvivere srle diretta da Massimo De Luca, ha voluto celebrare con un’edizione speciale.

Un agile “Speciale” monografico di 24 pagine dedicate al Chicco nazionale e alla sua impresa in Scozia: non tanto “la diretta”, cioè la sua fantastica cavalcata in gara e il trionfo incerto fino all’ultimo, di cui tutto si è detto in televisione e su internet; quanto le emozioni dietro a questa vittoria e gli aneddoti legati al campione torinese, che hanno portato Molinari ad alzare finalmente la Claret Jug.

Riders 120 Edizione digitale

2,50

Come avere questa edizione digitale gratis?

 

In questo numero:

 

IN PRIMA
Africa Eco Race Gallery
Giuro che c’ero
V per vittoria
Dottor Enduro
From Russia with love

 

IN SECONDA
Come il punk
SBK: il trono della velocità
Rolling Rolando

 

IN TERZA
«Il leone è ferito ma non è morto»
Lo faccio io
Tu vai sereno

 

IN QUARTA
Moda
Still life
Io che volevo essere Alberto Tomba

 

IN QUINTA
La “Bua”
“Less is more”

 

IN SESTA
Giada Beccari
Francesco Montanari
Filippo La Mantia
Le Recensioni del Cek

 

LA FOLLE
Where bikes and culture meet

Riders 121 Edizione digitale

2,50

SOMMARIO:

In Prima

Dragster
Fast and Foolish
Vecchia scuola

In seconda

Dentro i circuiti
Serve una scossa?
Un equilibrio sopra la follia
Sangue freddo
Alla ricerca di sfide
Revolution 58
Santi e Selvaggi

In terza

Questione di forma
L’ultimo dei Mohicani

In quarta

Moda
Still Life
Market/Watch

In quinta

La discarica dei balordi
Il viaggio fuori
Il falco e il Nibbio

In sesta

Giada Beccari
Francesco Montanari
Filippo La Mantia
Le Recensioni del Cek

La folle

Where bikes and culture meet

Riders 122 Edizione digitale

2,50

SOMMARIO:

In Prima

Silver dream
American drama

In seconda

La Repubblica di Piacenza
Zodiaco
La Parigi-Dakar mi ha salvato la vita

In terza

Personalità multipla
Postcards from Volvo
Catorci da sogno
(Ri)cariche elettriche
Racing Tatiana Calderon
Camp Jeep

In quarta

Moda
Still Life
Market/Watch
Barracuda

In quinta

Le macchine del tempo
Il quinto elemento

In sesta

Nico Condorelli
Giada Beccari
Filippo La Mantia
Alberto Ceccotti
Roberto Parodi

La folle

Where bikes and culture meet

Riders 123 Edizione digitale

2,50

SOMMARIO:

In prima

Swank, 4 mori 4 tempi
Sprinter style

In seconda

Tre. Su tre ruote
Helmets for India
Miscela al 2%

In terza

Per un pieno di kilowatt
Racing Sophia Flörsch
Racing Jonas Folger
La voce del Kondor
Coi polsi che tremano

In quarta

Moda
Still Life
Market
Watch

In quinta

Brr… 1000 bolle blu
Out of water, i’M nothing
Point Break

In sesta

Francesco Montanari
Giada Beccari
Filippo La Mantia
Alberto Ceccotti
Francesco Veneziani

La folle

Where bikes and culture meet

Riders 124 Edizione digitale

2,50

In questo numero:

In Prima

Riders Night in Florence
Sei anni di Wheels and Waves
Sulla giusta strada
Il papà di tutti i van
Dagli hippies a tutte le famiglie
Il futuro è adesso

In seconda

Una vita di quelle che non dormi mai
Le cose che non dissero
Siamo solo noi

In terza

Smoking queen
Una spina nel fianco
Racing Alex Marquez
Non è uno sport per uomini
La voce del Kondor

In quarta

Moda
Still Life
Market
Canzoni e motori

In quinta

Dall’energia elettrica alla guida autonoma

In sesta

Francesco Montanari
Giada Beccari
Filippo La Mantia
Alberto Ceccotti
Francesco Veneziani

La folle

Where bikes and culture meet

Riders 125 Edizione digitale

2,50

In questo numero:

In Prima

Oscurati dal Sole
Ali spezzate

In seconda

V6: Laverda’s dream
Il mito dei miti
La Pakelo is back
Ridiculous!
Icona: Yamaha Ténéré

In terza

Il più grande? Non è Hamilton
Il quasi re
Para Riders
Racing: Tatsuki Suzuki
Racing: Lando Norris

In quarta

Moda
Still Life
Design: Barracuda

In quinta

Smart road e guida autonoma

In sesta

Francesco Montanari
Giada Beccari
Filippo La Mantia
Alberto Cecotti

La folle

Where bikes and culture meet

Fashion Illustrated Febbraio 2019 edizione digitale

2,99

In questo numero:

 

Interviste a Alessandro Dell’Acqua, creatore di N°21, Marco De Vincenzo, e Sara Battaglia.

 

L’attrice Cristina Pelliccia ci racconta il suo esordio nella nuova serie di Suburra.

 

Cover Story: Il docufilm Alexander McQueen. Il genio della moda, raccontato dal regista Ian Bonhôte e dal co-regista e sceneggiatore Peter Ettedgui.

 

Special Guest: Alice Merton

Rivista Sci Novembre 2015 edizione digitale

3,00

L’inizio di una nuova avventura

 

Di Paolo De Chiesa

 

Mi accingo al PC mal celando a me stesso un po’ di emozione. La proposta dei nuovi editori mi ha colto come un fulmine a ciel sereno ma, inverno alle porte, eccomi qui, direttore della rinata rivista SCI, fondata dall’indimenticata Maria Grazia Marchelli quando ero bambino, entusiasta per l’ennesima avventura nel mondo che amo! Per me è un grande onore ricoprire il ruolo di direttore dello storico magazine nato con Maria Grazia, campionessa negli anni ’50 prima di diventare giornalista e imprenditrice. SCI è stata una pietra miliare di mezzo secolo di gare e storie di montagna, un rotocalco cui lo stile e l’eleganza non sono mai mancati, aspetti che mi auguro di privilegiare sempre, in ossequio ad un marchio di fabbrica che intendo mantenere e alimentare in ogni situazione, anche la più scomoda. In corso d’opera, sarà impresa ardua restaurare al volo vecchi cliché ma, sfogliando questo primo numero, noterete già alcune novità, spero gradevoli.

Declassata per ubicazione più che per contenuti, secondo linee editoriali che non ho mai condiviso in quel passato, la coppa del mondo riavrà da subito sul nuovo SCI l’attenzione dovutale, ovviamente filtrata attraverso tematiche che esulano dall’immediatezza dell’evento, visti i tempi di realizzazione di un periodico specializzato.

Il turismo rimarrà una colonna portante di SCI. Argomento trasversale, che piace e affascina chi ama la montagna, sarà affrontato sfruttando l’esperienza e il background di un costante impegno professionale e giornalistico affinato nel corso degli anni, magari in chiave più moderna e commisurata alle aspettative e alle pretese di coloro che oggi si rivolgono a noi per decidere dove andare o semplicemente per fantasticare luoghi e discese da sogno.

Anche il Freeride, altra mia grande passione coltivata sin da piccolo, quando si chiamava più semplicemente fuoripista, riempirà belle pagine di SCI, senza trascurare lo sci alpinismo non agonistico, una enclave di sensazioni ed emozioni che sta dirottando molti sciatori dallo sci tradizionale, così come i test dei materiali, sempre più sofisticati e performanti, tassello clou dello sci odierno o la tecnica, il più possibile fruibile e decodificabile in pista.

Ho collaborato per molti anni con SCI, dedicandomi all’agonismo e godendo di carta bianca per sviscerarne i tanti risvolti, soprattutto durante l’epopea delle grandi manifestazioni italiane, i mondiali di sci alpino di Bormio 2005 e le Olimpiadi di Torino 2006. Per me è come tornare a casa, una maison dove avrò ben altra responsabilità e dove inviterò voi, amici lettori, a condividere, discutere e criticare scelte e proposte, cercando di assecondare gusti e aspettative di chi vorrà leggerci: SCI vuole essere la vostra rivista: e questo non sarà un semplice slogan!

Rivista Sci Dicembre 2015 edizione digitale

3,00

Il “brutto” della diretta

 

Quando appesi gli sci da gara al chiodo, nel 1986 (spero il più tardi possibile gli altri…), mi sarebbe piaciuto continuare a vivere nel mondo dello sci. Mi vennero in mente le parole di Aldo Giordani, famoso telecronista nell’epopea del basket italiano degli anni ’70 e papà di Claudia, la grande sciatrice milanese che conquistò la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Innsbruck, nel 1976: “ Un giorno, ti ritroverai il microfono dello sci in mano!”. Debuttai subito con Bruno Gattai, a Telemontecarlo, anche se, dopo quella stagione, lasciai la diretta per entrare nello staff di Pianeta Neve, una trasmissione innovativa che, ai tempi di Tomba, era considerata il fiore all’occhiello dell’emittente monegasca, ad onor del vero allora di proprietà di una ricchissima famiglia brasiliana. Fu una meravigliosa gavetta professionale che, dopo 6 anni, indusse il mitico Furio Focolari, cui sono eternamente riconoscente, a convocarmi in Rai nel momento di massimo fulgore dello sci italiano. Tomba e Compagnoni stravincevano e… la Rai sbancava gli ascolti! Imparai tantissimo da Furio, vate della celebrazione del successo italico che, con il suo marcato timbro romano, sull’onda dell’entusiasmo per le gesta di un campionissimo nato a Bologna, sdoganò lo sci, dalle Alpi al mare. Quindi, affiancai a lungo Carlo Gobbo, caro amico e compagno di tante avventure nell’etere sin dopo le Olimpiadi di Torino 2006, per poi lavorare con Davide Labate, messinese con lo sci nel sangue. Questo preambolo, per dirvi che da 23 anni commento tutte le gare, senza saltarne mezza, ogni volta salendo sugli sci di questi grandi campioni che, immancabilmente, mi regalano emozioni fantastiche. Ma non è sempre tutto oro quel che luccica. Ci sono anche momenti difficili da condividere con il pubblico in ascolto e le cuffie, un’ovatta ormai amica che ti isola e protegge mentre parli, diventano strumento claustrofobico: a volte vorrei fuggire da quella prigione! L’entusiasmo, l’eccitazione, finanche l’esaltazione innescate da virtuosismi inimmaginabili, improvvisamente possono spegnersi nel rovescio della medaglia dello sci, sport improntato alla velocità, paradigma che trascende la sicurezza blindata, per quanti sforzi siano stati fatti e si continuino a fare in tal senso. Se la telecronaca mi rinnova, moto perpetuo, l’illusione di calcare le piste di tutto il mondo, come se sugli sci di Paris o Kristoffersen ci fossi io, in una sorta di gioco virtuale che, senza soluzione di continuità, mi accompagna da quando smisi di essere protagonista diretto, ho sperimentato anche molta paura, indicibile tensione e fortissimo disagio. Cosa potevo dire quando lo svizzero Albrecht atterrò di schiena dopo un volo di 70 metri sull’ultimo salto della Streif di Kitzbhuel, nel 2009? Era in coma, immobile sul ghiaccio luccicante ed io, paralizzato dal terrore, dal dolore…. Ho citato Daniel, poi ripresosi miracolosamente, come esempio di tanti incidenti gravi vissuti in telecronaca, una tragica lista indelebilmente stampata nelle mia memoria che non intendo elencare. Vi basti sapere che, in quei frangenti, mi sono sempre pentito di aver scelto il mestiere che faccio. Vi ho raccontato per sommi capi la mia storia, stimolato dagli ultimi episodi successi in Coppa del mondo, di cui parlo in altro articolo agganciandomi ad imprese e cadute storiche. Tranquilli, la chiave di lettura sarà leggera e, spero, divertente, considerato il senno del poi, ovvero che Innerhofer, sciando a 145 km orari con un palo sulla schiena che avrebbe potuto infilzarlo come un passero o Hirscher, sfiorato da un drone che lo avrebbe asfaltato, sono entrambi… vivi e vegeti!

Rivista Sci Gennaio 2016 edizione digitale

3,00

Il “brutto” della diretta

 

Quando appesi gli sci da gara al chiodo, nel 1986 (spero il più tardi possibile gli altri…), mi sarebbe piaciuto continuare a vivere nel mondo dello sci. Mi vennero in mente le parole di Aldo Giordani, famoso telecronista nell’epopea del basket italiano degli anni ’70 e papà di Claudia, la grande sciatrice milanese che conquistò la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Innsbruck, nel 1976: “ Un giorno, ti ritroverai il microfono dello sci in mano!”. Debuttai subito con Bruno Gattai, a Telemontecarlo, anche se, dopo quella stagione, lasciai la diretta per entrare nello staff di Pianeta Neve, una trasmissione innovativa che, ai tempi di Tomba, era considerata il fiore all’occhiello dell’emittente monegasca, ad onor del vero allora di proprietà di una ricchissima famiglia brasiliana. Fu una meravigliosa gavetta professionale che, dopo 6 anni, indusse il mitico Furio Focolari, cui sono eternamente riconoscente, a convocarmi in Rai nel momento di massimo fulgore dello sci italiano. Tomba e Compagnoni stravincevano e… la Rai sbancava gli ascolti! Imparai tantissimo da Furio, vate della celebrazione del successo italico che, con il suo marcato timbro romano, sull’onda dell’entusiasmo per le gesta di un campionissimo nato a Bologna, sdoganò lo sci, dalle Alpi al mare. Quindi, affiancai a lungo Carlo Gobbo, caro amico e compagno di tante avventure nell’etere sin dopo le Olimpiadi di Torino 2006, per poi lavorare con Davide Labate, messinese con lo sci nel sangue. Questo preambolo, per dirvi che da 23 anni commento tutte le gare, senza saltarne mezza, ogni volta salendo sugli sci di questi grandi campioni che, immancabilmente, mi regalano emozioni fantastiche. Ma non è sempre tutto oro quel che luccica. Ci sono anche momenti difficili da condividere con il pubblico in ascolto e le cuffie, un’ovatta ormai amica che ti isola e protegge mentre parli, diventano strumento claustrofobico: a volte vorrei fuggire da quella prigione! L’entusiasmo, l’eccitazione, finanche l’esaltazione innescate da virtuosismi inimmaginabili, improvvisamente possono spegnersi nel rovescio della medaglia dello sci, sport improntato alla velocità, paradigma che trascende la sicurezza blindata, per quanti sforzi siano stati fatti e si continuino a fare in tal senso. Se la telecronaca mi rinnova, moto perpetuo, l’illusione di calcare le piste di tutto il mondo, come se sugli sci di Paris o Kristoffersen ci fossi io, in una sorta di gioco virtuale che, senza soluzione di continuità, mi accompagna da quando smisi di essere protagonista diretto, ho sperimentato anche molta paura, indicibile tensione e fortissimo disagio. Cosa potevo dire quando lo svizzero Albrecht atterrò di schiena dopo un volo di 70 metri sull’ultimo salto della Streif di Kitzbhuel, nel 2009? Era in coma, immobile sul ghiaccio luccicante ed io, paralizzato dal terrore, dal dolore…. Ho citato Daniel, poi ripresosi miracolosamente, come esempio di tanti incidenti gravi vissuti in telecronaca, una tragica lista indelebilmente stampata nelle mia memoria che non intendo elencare. Vi basti sapere che, in quei frangenti, mi sono sempre pentito di aver scelto il mestiere che faccio. Vi ho raccontato per sommi capi la mia storia, stimolato dagli ultimi episodi successi in Coppa del mondo, di cui parlo in altro articolo agganciandomi ad imprese e cadute storiche. Tranquilli, la chiave di lettura sarà leggera e, spero, divertente, considerato il senno del poi, ovvero che Innerhofer, sciando a 145 km orari con un palo sulla schiena che avrebbe potuto infilzarlo come un passero o Hirscher, sfiorato da un drone che lo avrebbe asfaltato, sono entrambi… vivi e vegeti!

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