Mondiali Are 2019; Dominik Paris: “Un oro che vale tanto, un sogno diventato realtà”.

Vittorio Savio by

Dodici anni dopo Dominik Paris torna a vincere ad Are, ad un mondiale, l’oro per l’Italia. Una medaglia che era nell’aria, ma arrivata non senza difficoltà.

“È stata una guerra arrivare”. Queste le prime sensazioni di Dominik Paris, pettorale 3, al traguardo dell’Olimpia di Are su un tracciato quanto mai ostico e difficile, pieno di trabocchetti dove 12 anni fa, anche allora era il 6 febbraio, aveva vinto uno dei suoi attuali allenatori Patrick Staudacher.

Sensazioni che non erano quelle di chi pensa di poter diventare campione del mondo. Qualche sbavatura di troppo, un errore di traiettoria  nel finale avevano quasi convinto il gigante della Val d’Ultimo che oggi non sarebbe stata giornata per le medaglie. Ed invece alla fine a sorridere e a mettersi per la prima volta una medaglia d’oro iridata al collo è stato questo 29enne carabiniere forestale dall’Alto Adige.

“Si vedeva zero, ma sono riuscito ad arrivare comunque – ha poi proseguito Domme – Hanno fatto fatica tutti. Non è stato per niente facile, soprattutto senza luce, ma sono riuscito a trovare forse quel giusto feeling per centrare il tempo necessario. Nella parte centrale ho sciato abbastanza bene e ho sentito che ero veloce. Ma era difficilissimo con la visibilità così. Ho visto la gara dello svizzero Feuz, poi mi è parso di capire che l’altro elvetico Tumler fosse uscito, sentivo qualcosa per radio. Non mi aspettavo che bastasse questa manche per vincere. Non capivo se stessi andando bene o no, ho solo provato a mollare gli sci e alla fine è andata bene”.

Lunga l’attesa nell’angolo del leader per il tre volte vincitore quest’anno in coppa del mondo, l’ultima nella discesa di Kitzbuehel, mentre vedeva che tanti dei protagonisti della vigilia commettevano errori grossolani finendogli alle spalle, se non addirittura a non concludere la loro prova.

“Ho sudato fino al numero 30, non era facile aspettare così tanto gli altri – ha proseguito il velocista altoatesino – Secondo me si poteva fare molto meglio, poi è arrivata anche la luce, c’erano ancora i miei compagni Marsaglia e Casse o l’austriaco Dankelmayr, e ho pensato che potesse girare male, invece no. Non mi sono vestito subito? Dopo la gara un po’ di caldo lo prendi, poi ho cominciato a sentire freddo”

Un sogno di medaglia iridata che  si era risolto in un nulla si fatto sia ai Mondiali di Vail 2015 che a St. Moritz 2017. “Il sogno delle medaglie c’è sempre – confessa Paris – ma c’ero riuscito solo a Schladming con l’argento. Questo oro vale tanto, abbiamo cominciato bene, speriamo di continuare così. Adesso c’è da festeggiare, poi devo ritrovare la concentrazione per sabato, perché c’è un’altra gara molto importante (la discesa, n.d.r.). Sono molto soddisfatto di questa giornata, non mi aspettavo di vincere, sicuramente è un grande sogno che è diventato realtà”.

Quarto posto e medaglia di legno, inbece, che va sul collo di un Christof Innerhofer, già oro iridato nel 2011 a Garmisch. “Quarto è come ventesimo – dichiara scherzandoci sopra Innerhofer – ai mondiali contano solo le medaglie. A volte bisogna fare un quarto posto per vincere. Nel 2009 a Val d’Isere arrivai quarto, poi due anni dopo vinsi l’oro a Garmisch 2011. Oggi ho provato a fare il meglio che potevo ed è stato questo quarto posto”.

“Per la discesa sono fiducioso – prosegue l’altoatesino – Sono contento che abbiamo ancora due giorni per riprendermi anche dal viaggio, perchè oggi non ero ancora al 100 per cento. Era difficile affrontare la gara nel modo giusto. La prima volta ho messo gli sci venti ore fa senza il mio materiale, vedete un po’ voi”, conclude con una vena polemica la sua dichiarazione riferendosi al caos voli e bagagli che hanno dovuto affrontare molti atleti per arrivare dalla Germania alla Svezia nei giorni scorsi.

Foto: Fisi- Marco Trovati/Pentaphoto

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