La scienza del rischio: Goggia, Ghedo, Moioli e Barmasse al convegno Anef

Redazione On Line by

A scuola di rischio, per affrontare e vincere sfide così come fanno i campioni dello sport.

Con questo tema Anef ha fatto il punto della stagione nella assemblea annuale che si è svolta nel quartier generale di Gewiss a Cenate Sotto (Bergamo).

“L’imprenditore è come lo sportivo: solo chi sa spingersi oltre, ottiene risultati”, ha spiegato Valeria Ghezzi, presidente di Anef (l’associazione che riunisce gli esercenti funiviari), introducendo il meeting e annunciando la firma del nuovo contratto collettivo di lavoro.

Poi, dopo un richiamo all’Infinito Leopardiano, metafora della ricerca di noi stessi e del superamento dei nostri limiti, la parola l’hanno presa gli atleti presenti, gente che di rischio se intende, come la discesista Sofia Goggia, la snoboarder Michela Moioli, l’alpinista Herve Barmasse e l’icona dello sci azzurro Kristian Ghedina.

“Ho rischiato da giovane, ora il rischio è innanzitutto consapevolezza del limite che l’atleta non deve superare – ha spiegato Sofia Goggia – Oggi osare per me significa stare entro il limite e calcolare fin dove ci si può spingere. Per esempio, quest’anno ho affrontato la stagione rischiando, quando ho deciso di rientrare dall’infortunio senza averlo ancora risolto appieno, ma avendo lavorato molto fisicamente e mentalmente per affrontare questa situazione”.

“Fin da piccola cercavo il rischio. Oggi il mio sport prevede di gareggiare con accanto le avversarie: diverse volte ho fallito proprio per rischi non calcolati, come ai Giochi di Sochi 2014 dove, per un sorpasso avventato, sono caduta, infortunandomi. Quattro anni dopo, però, posso dire di aver imparato la lezione”, ha commentato Michela Moioli.

“I rischi vanno sempre ponderati, ma si deve anche imparare a rischiare perché la vita d’impresa o nello sport ci impone la necessità di prendere delle decisioni per proseguire”, è stato il commento dell’alpinista Hervé Barmasse.

Più prosaico Kristian Ghedina, discesista che nell’immaginario di tutti è impresso per la spaccata in volo sulla Streif di Kitbuehel. “No risk, no fun è sempre stato il leit motiv della mia vita. Ho avuto una carriera fantastica – con 167 gare, senza mai saltare una stagione – perché ho sempre dosato rischio e calcolo. Questo era il mio obiettivo: al di la dei risultati, sapere di essermi sempre messo alla prova”.

 

 

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