Anef: “Dove ci sono impianti la montagna è in salute“

Redazione On Line by

Anef rappresenta 400 società che gestiscono 1.500 impianti, impiegano 12.000 dipendenti e fatturano 1 miliardo di euro e portano  7 miliardi di indotto.

Gli impianti a fune e il loro ruolo centrale nella vita socio economica della montagna sono stati l’argomento del congresso annuale di Anef “Il turismo – Industria al centro dell’economia e delle comunità di montagna”.

Nel corso dell’assemblea tenutasi a Riva del Garda Valeria Ghezzi è stata rieletta all’unanimità presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari che rappresenta 400 società che gestiscono 1.500 impianti, impiegano 12.000 dipendenti e fatturano 1 miliardo di euro portando ben 7 miliardi di indotto.

Numeri che testimoniano l’importanza del settore funiviario per il turismo in generale e per l’economia montana in particolare.

“Abbiamo una grossa responsabilità verso i territori montani, il loro sviluppo e la loro preservazione ma anche nei confronti di chi li abita – ha spiegato Valeria Ghezzi – Per vivere la montagna tutto l’anno occorre potenziare sempre più il coordinamento tra i vari operatori della filiera, fare squadra, fare sistema. Anche se fare impresa in questi luoghi significa fare fatica, poiché si è lontani dalle principali direttrici della comunicazione, dello sviluppo e della formazione professionale. Ma bisogna essere anche consapevoli che il patrimonio montano è un ambiente straordinario e irripetibile, e che tutelarlo deve essere uno dei nostri obiettivi primari, senza snaturarlo cercando di riprodurre modelli urbani o di pianura ma puntando tutto sulla valorizzazione dei suoi punti di forza assolutamente unici”.

Lo stesso tema è stato ripreso poi da Francesco Bosco, direttore di Funivie Madonna di Campiglio e presidente di Anef Trentino.

“Dove vi sono impianti di risalita e piste da discesa la montagna è ‘in salute’, non c’è dissesto idrogeologico, non ci sono incendi boschivi. La gente resta in montagna grazie ad attività che hanno un impatto ambientale comunque limitato”

Bosco torna quindi a parlare di innevamento artificiale, spesso criticato dagli ambientalisti “In Trentino il consumo d’acqua per la nevificazione è pari allo 0,54% del consumo generale in più c’è un aspetto fondamentale: non consumiamo acqua, la trasformiamo semplicemente in neve”.

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