Self-Talk, ecco i segreti del dialogo interno sui green

Redazione On Line by

 

Ogni golfista sa bene quanto sia lungo e mentalmente impegnativo un giro di golf.

I numerosi tempi morti tra un colpo e l’altro e le lunghe attese tra un’esecuzione e l’altra concedono alla nostra mente molto tempo per pensare e riflettere, ma se da un lato, questo tempo ben gestito può rappresentare un vantaggio incredibile per il giocatore, aiutandolo a focalizzarsi su ciò che è veramente importante ed utile in quel momento, a regolare le proprie emozioni ed a rientrare costantemente nella condizione ottimale; dall’altro esso può finire per compromettere gravemente la performance, facendoli cadere in un loop negativo dal quale è difficile uscire. Ad ogni golfista sarà infatti capitato di spendere i minuti preziosi che separano un colpo dal successivo, rimuginando sull’errore appena commesso o anticipando con preoccupazione lo score finale della buca, irrimediabilmente compromesso da quella palla scagliata in acqua.

Tutto questo ha a che fare con il self-talk, ossia con un dialogo interno che ognuno di noi porta costantemente avanti con sé stesso. Se da un lato il self-talk può rappresentare quindi uno strumento formidabile di regolazione emotiva ed una guida capace di orientare il nostro focus attentivo verso ciò che è più rilevante in quel momento (ad esempio aiutandoci a concentrarci sul colpo che stiamo per eseguire, anziché sul tee shot finito in out due buche prime), dall’altro, se negativo o mal indirizzato, può finire per creare ulteriori ostacoli lungo il già difficoltoso percorso della giornata.

Il dialogo interno può essere distinto in due categorie principali, quello spontaneo, caratterizzato dai pensieri automatici, spesso fortemente connotati emotivamente, che ciascuno di noi produce in risposta ad una particolare situazione (ad esempio frasi di incoraggiamento o di sostegno ma anche insulti e giudizi negativi), e quello orientato all’obiettivo, in cui i pensieri vengono volontariamente focalizzati sul compito da svolgere, al fine di risolvere problemi, facilitare la concentrazione su ciò che si sta facendo ed evitare distrazioni. Le distrazioni possono provenire sia dall’interno, sotto forma di pensieri negativi, dubbi o stati emotivi intensi, oppure dall’esterno, a causa di uno spostamento del focus su elementi irrilevanti, come il movimento di un compagno di team od un rumore in lontananza. Per poter gestire al meglio tali fonti di disturbo, il golfista può imparare ad utilizzare il proprio pensiero in modo sempre più efficace, utilizzandolo come strumento principe di regolazione dei propri stati interni.

Una terza tipologia di dialogo interno, che unisce l’esigenza di gestire adeguatamente le emozioni sperimentate in gara e di dirigere efficacemente l’attenzione su ciò che si sta facendo, colpo per colpo, al fine di favorire un incremento delle performance, viene definito self-talk strategico. Questo dialogo interiore, non ha le caratteristiche si spontaneità sopra descritte, ma viene costruito ad hoccon l’aiuto di un professionista esperto, e deve quindi possedere delle caratteristiche peculiari per poter essere efficace. Si focalizza sulla regolazione della fiducia del giocatore, molto utile ad esempio in preparazione alla gara o in momenti di difficoltà (“Sai di poterlo fare!”); promuove il senso di padronanza rispetto al compito (“In asta!”) e consente di concentrarsi sull’obiettivo di prestazione, favorendo un restringimento del focus attentivo sul target prima di eseguire il colpo (“Un draw che finisce lì in fairway a sinistra”). Sostiene la motivazione intrinseca (“Divertiti!”), aiuta a regolare l’attivazione sia riducendola che incrementandola in funzione delle necessità (“Respira, prenditi tempo…” oppure “Su! Andiamo! Forza!”) e di guidare pensieri e comportamenti dandosi indicazioni specifiche rispetto a ciò che è più utile nella specifica circostanza (“Convinto, su la testa, si riparte!”).

Prendere consapevolezza del proprio personalissimo modo di parlarsi, non solo durante un giro di golf ma anche nella propria quotidianità, magari attraverso una registrazione sistematica dei propri pensieri, rappresenta quindi il primo passo per iniziare a lavorare alla costruzione di un self-talk efficace, capace di regolare le emozioni che il gioco tende ad elicitare e di aiutare a dirigere l’attenzione su ciò che conta. E’ solo partendo dalle proprie abituali modalità di pensare e di rivolgersi a sé che risulta possibile avviare un lavoro mirato di ristrutturazione cognitiva capace di produrre dei cambiamenti nel tempo e di favorire un conseguente incremento delle prestazioni.

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