Putt: eliminare l’incubo YIPS, giocando con la testa

Vanessa Costa by

 

Oggi mi rivolgo a tutti quei golfisti che almeno una volta nella propria carriera si sono trovati a vivere sentimenti contrastanti nei confronti del proprio putt.

Momenti di grande fiducia in questo strumento, infatti, sembrano potersi alternare in modo apparentemente incomprensibile ed illogico a fasi di grande difficoltà in cui il tanto amato, e al contempo odiato, bastone finisce per tradire proprio nei momenti cruciali, scatenando reazioni rabbiose, suscitando momenti di sconforto e facendo immancabilmente crollare la fiducia nelle proprie abilità di giocatore.

Il putt finisce quindi per rappresentare per molti golfisti un ricettacolo di paure, tensioni ed insicurezze che sembrano spesso essere il riflesso dello stato mentale ed emotivo del momento piuttosto che di difficoltà tecniche vere e proprie.

Una delle paure più grandi per un golfista è quello di imbattersi nel tanto temuto “yips”,ossia nella debilitante incapacità di imbucare putt dalla corta distanza. Questo fenomeno, osservabile anche in altri sport, ha molto a che fare con la fiducia che il giocatore ripone nelle sue capacità e con quella che, in psicologia dello sport, viene definita come self-efficacy(Bandura, 1994).

L’autoefficacia consiste infatti nella possibilità del giocatore di riporre una certa fiducia nelle proprie abilità, in questo caso nell’abilità di imbucare.

Un giocatore che avrà ripetutamente sperimentato il successo in quel settore di gioco e si sarà allenato ad imbucare con sicurezza anche i putt più difficili sarà quindi meno sensibile all’incubo “yips”e tenderà a vivere il green come un luogo nel quale poter dimostrare le proprie abilità ai compagni di gioco, cimentandosi con passione in sfide sul putting-greened affrontando con convinzione sia lunghi putt di recupero che semplici tap-in.

Aver sperimentato ripetutamente emozioni positive e livelli di attivazione fisiologica gestibili nelle diverse occasioni, permetterà poi di immagazzinare e conservare nella memoria un’immagine di sé come giocatore capace ed efficiente nei momenti che contano.

Al contrario l’aver fissato nella mente un nitido ricordo di sensazioni di terrore, aumento del battito, sudorazione profusa e rigidità muscolare, sul putt per salvare la virgola, renderà quest’operazione più difficoltosa, con il rischio di finire per rievocare tutte quelle sensazioni spiacevoli alla prima occasione analoga.

Ricevere lodi ed apprezzamenti per le proprie doti sul green, in particolare da parte di persone che il giocatore stima o ritiene competenti (come maestro, genitori o compagni di gioco) può inoltre aiutare ad accrescere la propria fiducia in sé, attraverso la possibilità di vedersi con gli occhi dell’altro che lo stima.

Infine un metodo sempre utile per acquisire fiducia nel proprio gioco, di qualunque settore si tratti, ha a che fare con il modeling, ossia con la possibilità di osservare altri giocatori imbucare con sicurezza putt da diverse distanze, in quanto l’imitazione, attiva quei meccanismi cerebrali, legati ai tanto discussi neuroni specchio, che favoriscono l’apprendimento e lo sviluppo di una crescente sicurezza nella possibilità di ottenere risultati analoghi.

L’“yips”quindi ha più a che fare con la fiducia nel proprio gioco che con la tecnica e se si mancano due o tre putt la paura di ripetere l’errore inevitabilmente inizia a crescere.

I pensieri negativi annebbiano la mente, le braccia e le spalle si irrigidiscono ed il colpo, di conseguenza non va secondo i piani.

Per questa ragione, per prepararsi al meglio ad affrontare i temibili green, dedicare una parte del proprio allenamento alla componente mentale può davvero fare la differenza, imparando ad utilizzare, insieme ad un professionista esperto in psicologia dello sport, strumenti quali le routine pre-colpo, il dialogo interno, la respirazione e la visualizzazione.

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