Gli effetti del QUIET EYE sulla mente del golfista

Vanessa Costa by

 

Negli ultimi anni una buona parte della ricerca in psicologia dello sport si è focalizzata sullo studio del controllo oculare, con particolare riferimento al fenomeno del “Quiet Eye” (QE), che consiste nella fissazione dello sguardo su uno specifico punto prima di iniziare il movimento.

In ambito golfistico, in particolare, tale abilità è stata studiata ed approfondita rispetto all’esecuzione del putt, arrivando ad affermare che la presenza di QE in concomitanza con l’esecuzione del colpo sia più frequente nei giocatori esperti e che abbia un ruolo nel favorire un’esecuzione efficace.

In particolare, i ricercatori hanno suggerito che training specifici volti ad allenare l’abilità di fissazione oculare possano incrementare le prestazioni in situazioni potenzialmente stressanti, come eseguire un putt per accedere ai play off o per passare il taglio, aumentando la precisione nell’esecuzione del compito motorio.

Quali caratteristiche deve avere questa fissazione oculare? Tutti noi cerchiamo di guardare la pallina prima e durante l’esecuzione del nostro colpo, sia esso un putt od un colpo lungo.

I maestri, fin dalle primissime lezioni ci hanno insegnato a “tenere giù la testa e guardare la palla”, tuttavia il Quiet Eye utilizzato dai giocatori esperti non si limita a questo e possiede caratteristiche particolari.

I professionisti valutati infatti tendono a tenere gli occhi fissi sul retro della palla per circa due secondi prima dell’inizio del backswing e mantengono questa fissazione sino all’impatto della palla con il putter, quindi il loro sguardo rimane focalizzato nella medesima posizione ancora per circa 0.3-0.5 secondi dopo che la palla è stata colpita (Vickers, 1996 ).

L’utilità di questa fissazione consisterebbe nel permettere l’elaborazione degli stimoli rilevanti e nella possibilità di elaborare tali informazioni per produrre il gesto corretto. Sembra infatti che il QE sia positivamente correlato con la difficoltà del colpo, quindi in condizioni di maggiore complessità, legate alla distanza od alla difficoltà della linea, la durata della fissazione oculare aumenti, probabilmente proprio per favorire quel processo di programmazione del movimento corretto appena descritto.

Periodi maggiori di QE permetterebbero infatti di facilitare la concentrazione sul compito (ossia l’esecuzione del movimento necessario per raggiungere il target) a discapito della focalizzazione su stimoli distraenti interni o esterni, quali pensieri sul risultato, emozioni spiacevoli come l’ansia, la presenza del pubblico o di movimenti circostanti.

Al contrario, una riduzione del “late Quiet Eye”, ossia di quella fase di fissazione successiva all’impatto, fondamentale nel favorire la prosecuzione corretta del movimento, sembrerebbe provocare una minore efficacia del putt a causa di una perdita di informazioni fondamentali relative all’impatto ed alla posizione del putt.

Nonostante gli studi in merito presentino risultati non del tutto congruenti in termini di importanza relativa delle diverse fasi di fissazione, tutti sembrano concordare sull’importanza della fissazione della palla durante quella fase che possiamo definire come Play Box, ossia quei pochissimi secondi in cui il giocatore si posiziona sulla palla ed esegue il colpo.

Intraprendere un allenamento mirato con un professionista esperto in psicologia dello sport, che si avvalga dell’ausilio di strumenti come il neurofeedback e che favorisca la costruzione di una routine pre-colpo efficace, può quindi rappresentare un’utile alleato nell’incremento delle performance golfistiche, favorendo una fissazione oculare adeguata, una migliore gestione dell’ansia ed un conseguente incremento delle performance.

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