Eye-Tracking: La tecnologia al servizio della preparazione mentale

Vanessa Costa by

 

Il mondo del golf in questi ultimi anni caratterizzati da un imponente sviluppo tecnologico si sta avvalendo sempre più di strumenti e tecnologie sia per la valutazione di parametri biomeccanici legati allo swing (nel gioco lungo e nel putt), sia nell’ambito della preparazione atletica, sia a livello di evoluzione dell’attrezzatura, con l’obiettivo di rendere le performance sempre più accurate e di alto livello. 

Allo stesso modo anche nella preparazione mentale si stanno via via sviluppando strumenti sempre più evoluti che vadano a supportare e ad affiancare le metodologie e le tecniche più classiche della psicologia dello sport.

Si passa quindi dalla realtà virtuale (o aumentata) che permette all’atleta di cimentarsi nell’affrontare le situazioni più critiche in contesti di allenamento protetti capaci di simulare le condizioni stressogene della gara, all’Eye Traking per studiare il movimento degli occhi nella preparazione e nell’esecuzione del colpo, all’utilizzo di strumentazioni psico-fisiologiche capaci di registrare variazioni a carico di diversi parametri fisiologici (quali tensione muscolare, misure cardiovascolari, temperatura e conduttanza cutanea, respirazione ecc) in risposta a relative variazioni dello stato mentale ed emozionale.

Tra queste ultime rientrano tecnologie quali il bio ed il neurofeedback, strumenti che sfruttano il meccanismo di feedback, ossia di retroazione, conseguente a variazioni a livello dei parametri fisiologici o delle onde cerebrali, per aiutare l’atleta a prendere consapevolezza di ciò che accade al suo interno e di imparare gradualmente a regolarlo attraverso le tecniche classiche di regolazione dell’arousal utilizzate in psicologia dello sport.

Il biofeedback è quindi uno strumento molto utile da sperimentare fuori dal campo per prendere consapevolezza delle proprie modalità di risposta allo stress, che vengono valutate in fase iniziale attraverso uno stress test capace di generare nel giocatore uno stato di ansia equiparabile a quello prodotto dalla competizione, e per aiutare gradualmente il golfista, attraverso training personalizzati, ad utilizzare delle strategie efficaci per regolare il proprio livello di attivazione riportandolo in un range ottimale per la prestazione.

Attraverso l’apprendimento di tecniche mirate di respirazione e rilassamento il golfista potrà quindi osservare come in condizioni di stress, ansia, rabbia o tensione eccessiva, sia possibile regolare l’attivazione fisiologica correlata, che si manifesta in modo involontario, ad esempio con un aumento del battito, una respirazione affannosa ed un’eccessiva tensione muscolare, registrata dalla macchina.

Il limite che spesso si imputa a strumenti del genere è che, essendo utilizzati fuori dal campo, in condizioni “artificiali”, non siano in grado di fornire grandi vantaggi in situazioni competitive, tuttavia intraprendere un buon training con questo tipo di strumenti permette di acquisire grandi abilità di ascolto dei segnali provenienti dal proprio corpo e di apprendere strategie di regolazione che, se ben allenate fuori dal campo, possono essere facilmente applicate in situazioni ecologiche.

Inoltre, ad oggi, sono stati realizzati numerosi dispositivi utilizzabili con facilità in campo durante le sessioni di allenamento, che possono essere un valido aiuto nel monitorare in una situazione reale di gioco, i progressi fatti al di fuori.

Tali strumenti hanno il vantaggio di poter rilevare nel momento in cui si verificano, le modificazioni suscitate da un’attivazione emotiva eccessiva o dall’intrusione di pensieri distraenti in concomitanza con l’esecuzione del colpo, registrandole soprattutto a livello cerebrale (essendo necessario per il golfista avere una buona possibilità di movimento, che verrebbe inficiata dall’applicazione di sensori sulle mani o sulle spalle) pur tenendo conto dei limiti legati ad una minore precisione nella rilevazione dei parametri.

Questi strumenti permettono di dimostrare in modo oggettivo come allenare la mente per performare al meglio sia una  cosa seria e debba essere fatta da professionisti esperti, capaci di integrare gli strumenti classici ed efficaci della psicologia dello sport con le novità che la ricerca propone.

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