Allenatori al TOP con il feedback

Vanessa Costa by

 

Essere un buon maestro implica possedere numerose abilità e competenze.

Significa avere solide basi tecniche, rimanendo costantemente aggiornati circa le evoluzioni della biomeccanica, della tecnologia applicata al miglioramento della tecnica, specializzarsi in un settore del gioco pur avendo delle conoscenze trasversali.

Significa avere un’esperienza tale da permettere di poter insegnare ad un’altra persona come riuscire a gestire in modo efficace le diverse situazioni che il percorso propone, ma tutto questo non basta.

In uno sport di precisione come il golf, dove ogni dettaglio può fare la differenza ed in cui il giocatore non necessità solo di indicazioni chiare ma anche di avere accanto a sé una guida, un mentore ed un punto di riferimento capace di dire la cosa giusta al momento giusto, fare il coach non è affatto semplice.

Una skill fondamentale sulla quale un buon allenatore deve sicuramente lavorare per accrescere le proprie competenze è quella comunicativa.

Avere un pensiero chiaro circa ciò che vuole trasmettere al proprio atleta, comunicarglielo in modo puntuale e mantenere un certo grado di coerenza costituisce quindi un valore aggiunto.

Spesso si da per scontato che la competenza, l’autorevolezza o una carriera di alto livello siano sufficienti per trasmettere efficacemente le proprie conoscenze ad un allievo, ma questo non è sempre vero.

Il primo elemento della comunicazione con il quale il coach può sperimentarsi con successo è rappresentato dal feedback, ossia dalla modalità in cui fornisce riscontri, osservazioni o correzioni al proprio atleta.

Quali domande ponete al vostro giocatore dopo una gara?

L’utilizzo di domande aperte è la prima chiave che abbiamo a disposizione per facilitare un approfondimento da parte dell’altro, per comprendere quali siano state le criticità ed i punti di forza espressi in campo e per ipotizzare strategie di intervento mirate in funzione delle sue necessità.

Tuttavia l’utilità delle domande aperte non si limita a questo, ma ha a che fare con la possibilità di mostrare interesse verso l’interlocutore, facendogli sentire che il suo punto di vista è importante che ci interessa ascoltarlo.

Limitarsi a fornire “soluzioni” tecnico-tattiche, senza aiutare l’atleta a riflettere, attraverso l’uso di domande aperte (es. tu cosa faresti la prossima volta?), su come ritiene di poter affrontare una situazione analoga, non gli permette di sviluppare un’adeguata fiducia nelle proprie abilità di risolvere i problemi in modo autonomo, facendolo sentire costantemente in ansia, inadeguato e dipendente dall’altro in situazioni di criticità.

Nel caso in cui si osservi il proprio atleta in gara, i feedback che gli si rivolge devono essere il più possibili oggettivi, strettamente legati a ciò che è osservabile, e non delle pure e semplici interpretazioni relative all’andamento della performance.

I feedback per essere efficaci, devono permettere all’atleta di capire la differenza tra quando performa bene e quando non lo fa altrettanto, fornendogli una descrizione che sia il più possibile attinente alla realtà osservata dall’esterno.

Ad esempio: anziché dire “oggi eri molto concentrato”, spiegargli “oggi la tua routine era molto solida, studiavi sempre tutti gli elementi prima di eseguire il colpo e prima di colpire la palla fissavi sempre il target, mentre ieri, quando non eri contento del tuo gioco, saltavi la routine ed eseguivi il colpo velocemente.

Vedendo questo comportamento diverso di oggi, mi è sembrato fossi molto concentrato”.

Infine, affinché l’atleta possa sviluppare una buona autostima ed una buona self-confidenceun buon allenatore non deve solo correggere gli errori, ma anche fornire feedback positivi (“bravo perché…”), insegnando al proprio allievo l’importanza di riconoscersi ciò che funziona.

La ricerca dimostra infatti che ciò su cui ci si focalizza si ricorda meglio e questo effetto è amplificato se connotato emotivamente.

Inoltre in situazioni simili si riattivano i ricordi immagazzinati. I feedback migliori sono quelli dati utilizzando la cosiddetta regola del sandwich, in cui le due fette di pane possono essere equiparate a dei più e la farcitura del nostro panino ad un meno.

In questo modo il primo rimando consisterà nel sottolineare un aspetto positivo relativo all’esecuzione della prestazione, seguito dall’identificazione di un area di miglioramento e da una strategia di lavoro per correggere tale aspetto.

Essa rappresenta un ulteriore elemento positivo in quanto permette di creare una progettualità ed una prospettiva di miglioramento realistica.

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