Uomini e Gufi – Divagazioni

Giuseppe De Filippi by

“Naufragio con spettatore”

è un bel saggio di Hans Blumenberg, un filosofo tedesco che amava la storia delle idee e la ricorrenza delle immagini letterarie, dei microschemi con cui comprendiamo ciò che abbiamo intorno oppure con cui comunichiamo. Il suo studio partiva da una citazione di Lucrezio che lo colpì per il candore, la schiettezza, la realistica constatazione delle inclinazioni dell’animo umano. Lucrezio, nel De Rerum Natura, descrive la scena di un naufragio e ci aggiunge una serie di considerazioni sorprendenti, appunto, per quello che qualcuno potrebbe perfino definire cattivo gusto o addirittura spietatezza, quasi sadismo. “È dolce”, scrive Lucrezio, “quando i venti sconvolgono le distese del vasto mare, guardare da terra il grande travaglio di altri; non perché l’altrui tormenti procuri giocondo diletto, bensì perché t’allieta vedere da quali affanni sei immune”. Attenzione, non è il breviario dei gufi, almeno cerca di non esserlo, perché lo stesso autore latino si premura di dirci che il succo della vicenda non sta nella contemplazione della sfortuna altrui e del disastro incombente su di un lontano gruppo di persone, ma nella lieta constatazione di essere tranquilli, sulla terraferma, tutt’al più con qualche capello che si sta spettinando.

 

Questa immagine dell’osservatore

ben piantato a terra e della barca in pericolo tra le onde, Blumenberg l’ha inseguita tra saggistica, letteratura e filosofia da poco dopo la diffusione del testo lucreziano fino all’era contemporanea e nel libro ce la fa scoprire e riscoprire in mille variazioni, appassionandosi alle diverse interpretazioni, al rapporto che cambia tra la parte tragica, l’osservazione del disastro in corso, e quella consolatoria, in cui, sotto sotto, ci si rallegra per non far parte del travagliato equipaggio. Il tema si può estendere, anche abbandonando la scena del naufragio, per arrivare a dire che una gran parte delle tecniche del racconto e quindi della tradizione letteraria è fatta di sciagure e di qualcuno che le osserva e, sotto sotto… il resto ormai lo sapete.

 

Bene, venendo al golf,

il caso è frequente; si direbbe più che quotidiano. Capita di osservare naufragi altrui, di essere colpiti dai venti che sconvolgono il vasto mare ovvero da qualche doppio invio di palline fuori limite seguito da qualche pallina che si tuffa, per un ultimo volo, dentro a un lago. Capita e si assume una faccia di circostanza; ma dietro quella faccia, sotto sotto… anche in questo caso sappiamo come va a finire. Raccontata così è una storia di crudele insensibilità, di cinico disprezzo per il dolore altrui. Ma Lucrezio ci ha illuminato e Blumenberg ci racconta come quella provocatoria osservazione abbia sconvolto gli animi per secoli, senza che nessuno trovasse il modo di affermare che non era vero, che non esisteva quel granello di letizia invisibile all’esterno.

 

Ma il golf è il banco di prova della filosofia

La certifica, come abbiamo appena visto, confermando la descrizione delle inconfessabili pulsioni dall’animo umano data con poche e fulminanti parole da Lucrezio. Ma nello stesso tempo la smentisce; o, meglio, la arricchisce. Perché può capitare, e capita, che nel breve volgere di pochi minuti, il naufrago diventi spettatore e lo spettatore diventi naufrago. Allora, e qui Lucrezio non si era spinto, avviene una totale dimenticanza del pur vicinissimo passato. E quella serenità, perfino come si diceva quella punta di letizia, spariscono immediatamente quando ci si ritrova nel ruolo di naufraghi. E con esse sparisce ogni lascito consolatorio della vicenda precedente. In un eterno presente, il naufrago tira le sue palline nel lago, lo increspa leggermente, produce qualche onda concentrica e non sa niente della letizia altrui, ignora del tutto le sensazioni dello spettatore. E forse, per l’incolumità dei giocatori di golf, è meglio così.

Da “Il Mondo del Golf Today” n° 303 – luglio 2019

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