Un secondo posto dal sapore di vittoria

Gaia De Simoni by

Non sarà stata una vittoria, ma è come se lo fosse.

Tiger ha debuttato questa settimana in un torneo nuovo e ha giocato su un percorso a lui praticamente sconosciuto.

Ha alzato gli ascolti del golf su tutte le Tv internazionali e ha fatto impazzire i social media.

Ma soprattutto, l’ha fatto contendendo il primo posto per tutti e quattro i giri, fino alla 72esima buca.

Non accadeva da troppo, esattamente 932 giorni.

Era il 23 agosto 2015 quando per l’ultima volta Tiger rischiò di vincere al Wyndham Championship il suo 80esimo titolo sul PGA Tour.

Emozioni incredibili ci hanno tenuti davanti alla televisione ieri sera, portandoci alla mente il Tiger dei vecchi tempi.

Ma verrebbe da dire che questo Tiger è ben diverso dall’altro del passato. 42 anni, un uomo prima di essere un campione, che ne ha dovute passare tante.

Solo lo scorso anno fu arrestato per guida in stato di ebbrezza (causa poi smentita), dovendo superare ancora una volta i giudizi della gente.

“È finito”, “non tornerà più”, sono solo alcune delle affermazioni che si sono rincorse in quei mesi.

Invece, dopo un anno, eccolo qui con ottimi piazzamenti sia all’Honda Classic che al Valspar.

Un Tiger diverso. In questi anni è cresciuto, ha superato le umiliazioni, le sfide personali, i problemi fisici ma anche quelli tecnici.

È diventato quasi invincibile.

Lo dimostrano i numeri, ma anche la fisicità con cui si è presentato in questo 2018.

Pensate che nel 2015 la testa del bastone durante il suo swing viaggiava a 190 km/h. Ieri, ha registrato il record della stagione sul Tour viaggiando a 208 km/h.

È migliorato anche nel gioco corto, lo stesso in cui non aveva più fiducia.

Al Valspar così come all’Honda Classic, ha giocato splendidamente con i pitch ma anche con il putter.

Durante questa settimana ha anche imbucato da fuori green e si è classificato quinto per i colpi guadagnati intorno allo stesso.

Certo, il putter ieri l’ha abbandonato e se ne avesse fatto qualcuno in meno, avrebbe forse vinto.

Ne ha chiusi 32, più di tutti gli altri giorni di gara.

“Mi sono dato una chance,” ha affermato Tiger. “E avevo tutte le opportunità del mondo oggi per farcela. Ma non l’ho fatto.”

Dopo il putt da 13 metri per il birdie imbucato alla 17, Tiger si è diretto sulla 18 in cerca di un birdie per forzare il playoff con Paul Casey.

Ha giocato un ferro 2 in fairway, lasciandosi un secondo colpo un po’ distante ma comunque con un ottima visuale sull’asta.

Sul green, 10 metri lo separavano dalla buca e dal birdie. Tutti abbiamo sperato che ieri quel putt alla 18 entrasse.

Anche chi lo vedeva finito, perché in fondo Tiger Woods è il golf.

È andata diversamente, con la vittoria sofferta e sperata di un altro campione. Casey non vinceva dal 2009 e dopo 9 lunghi anni, grazie al miglior score giornaliero in 65 colpi, ce l’ha fatta.

A fare compagnia a Tiger in seconda posizione c’è Patrick Reed, che avrebbe potuto andare al playoff con Casey se non avesse sprecato tutto sul green della 18.

Reed, eroe della Ryder Cup 2016, ha fatto tre putt, scendendo a -9 . A seguire, troviamo altri grandi campioni.

Garcia a -8, grazie al 65 giornaliero che gli ha fatto recuperare più di 20 posizioni.

Justin Rose a -7 e Jim Furyk a -6, segno che al Masters quest’anno ci sarà da divertirsi.

Con questo secondo posto Tiger ha ottenuto il miglior piazzamento dal Barclays dell’agosto 2013, quando la schiena lo tradì per la prima volta.

Ha chiuso tutti e quattro i giri sotto par, cosa che non accadeva dal Genesis Open del 2013.

Inoltre, con questo risultato, è salito dal 388esimo al 148esimo posto (circa) nell’Official World Golf Ranking.

Senza contare che ha guadagnato 245 punti per la classifica FedEx Cup.
Tiger è quasi tornato, quasi perché solo con una vittoria potrà esserlo ufficialmente.

Vittoria che è molto vicina: settimana prossima scenderà in campo all’Arnold Palmer Invitational di Bay Hill.

Qui, ha vinto otto volte in carriera su un percorso a lui molto familiare.

Ma se vogliamo parlare di numeri, golf channel ha tirato fuori una statistica molto interessante.

Phil Mickelson ha vinto il WGC In Messico dopo 1687 giorni di attesa. Il quarto giro di Bay Hill, saranno 1687 giorni trascorsi anche dall’ultima vittoria ottenuta da Tiger.

Solo coincidenze? Forse…

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