Trentotto anni dopo – l’editoriale di aprile

Massimo De Luca by

Era il 3 aprile 1981 quando un ritratto di Jack Nicklaus, con un enorme colletto bianco che spuntava dal maglione salutava in copertina la nascita di Golf Digest Italia, poi trasformatosi ne Il Mondo del Golf e infine nell’attuale testata con un “Today” in più, a testimoniare la fusione del 2015 con Golf Today. Costante è rimasta la partnership con Golf Digest, vera “Bibbia” americana di questo nostro sport, a cui si devono la ricchezza e la qualità, insuperabili, delle lezioni di tecnica e di certe storie che solo dagli USA potrebbero arrivare.

Trecento numeri e 38 anni dopo abbiamo deciso di festeggiare il 17 aprile la ricorrenza con un evento, “Green in the City”, che inviterà a provare il gioco fra i grattacieli di City Life, il più avveniristico quartiere residenziale di Milano. Nonostante l’evoluzione prodotta dall’alta tecnologia applicata al golf, nel frattempo il mondo è cambiato molto più di quanto sia cambiato il nostro sport. Il 1981 era l’anno dell’attentato a Papa Woityla, delle leggendarie, ma infelici, nozze di Carlo d’Inghilterra con Lady D, della tragedia di Vermicino che, raccontando in diretta il fallito salvataggio del povero Alfredino, inaugurò in qualche modo l’infausto filone della tv del dolore, mentre l’Italia usciva faticosamente dagli anni di piombo. L’inflazione era al 18%, la benzina costava 750 lire al litro e nelle nostre tasche c’era quasi sempre almeno un gettone telefonico per le chiamate d’urgenza perché, a quanto pare, si poteva vivere benissimo senza essere connessi h24, meno che mai con la Rete, che, almeno in Italia, era di là da venire.

Un altro mondo, insomma, nel quale questa testata svolse la funzione di diffondere il verbo golfistico americano, in nessun altro modo fruibile all’epoca, accompagnando e favorendo lo sviluppo di questo splendido sport nel nostro Paese. Uno sviluppo che prosegue tra mille difficoltà ora, nonostante che, in questo lungo lasso di tempo, il golf italiano abbia ottenuto risultati quasi insperabili. Prima quelli di Rocca (che nel 1981, a 26 anni, era appena diventato professionista), oggi quelli strepitosi di Francesco Molinari (che nell’81 non era ancora nato). In mezzo, gli acuti di Manassero, Edoardo Molinari, Paratore, Pavan e, ora, del giovane Migliozzi a garantire una continuità sorprendente con una base di praticanti così esigua.

Se trentotto anni fa un visionario avesse preconizzato che nel 2022 Roma avrebbe ospitato la Ryder Cup, sarebbe stato preso per pazzo come molti altri profeti. Da questo punto di vista i passi in avanti sono stati giganteschi, al punto da spingersi ben oltre la realtà del golf italiano: la Ryder sarà un evento che calerà dall’alto su un Paese che ha poca cultura sportiva e modestissima cultura golfistica. I tre anni che ce ne separano dovrebbero servire almeno a ridurre questo deficit di conoscenza.

Questo giornale, il più antico d’Italia nel settore, continuerà a promuovere un golf sostenibile, tanto economicamente quanto ecologicamente, nella marcia di avvicinamento a quella scadenza che, per l’Italia golfistica, può ben definirsi storica. Ma non ci si può illudere di ottenere in un migliaio di giorni quello che in 38 e più anni non è stato raggiunto: ovvero una diffusione capillare della conoscenza e della pratica del golf, debellando una buona volta i pregiudizi che le limitano. Forse accadrà in un altro mondo ancora. Ma, speriamo, non fra altri 38 anni e 300 numeri.

Da “Il Mondo del Golf Today” n° 300 – aprile 2019

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