Tiger secondo Tiger

Redazione On Line by

Il suo gioco e la carriera, il fisico e la tensione, i colpi decisivi e la preparazione per i Major. Woods si racconta

di Tiger Woods

Tratto da “My Game: Tiger Woods”

Testo raccolto da Peter Morrice

“Hello, World!”: così Tiger Woods aprì la sua prima conferenza stampa da giocatore professionista, al Greater Milwaukee Open del 1996. Otto mesi dopo, all’età di ventun anni, vinse il Masters con un vantaggio record di dodici colpi, dando il via a una striscia competitiva che molti avevano previsto ma in cui pochi riuscivano veramente a credere. Ora Woods è alla sua “seconda carriera”, come la definisce lui, ed è tornato a vincere. La differenza è che adesso quella figura, un tempo solitaria e guardinga, sta aprendo il suo mondo al mondo. Prendiamo in considerazione l’episodio 1 della nuova serie in dodici video di Woods, My Game: Tiger Woods, in cui il campione americano descrive quanto sia cambiata la sua routine di allenamento: «Il tempo che dedico alla preparazione atletica dipende molto dai miei figli. Mi alleno mentre loro sono a scuola. Vado a prenderli e poi di solito ci sono l’allenamento di calcio o altre cose “da papà”. Sono finiti i giorni in cui mi allenavo per ore e ore, giorno dopo giorno. La vita cambia. Si evolve. Nella mia ci sono due cose più importanti del golf». Questa serie di video è il primo grande progetto tra Tiger Woods e Golf TV, la nuova piattaforma di streaming video sviluppata da Discovery. Lo scorso novembre, Woods aveva stretto un accordo pluriennale con Golf TV per la realizzazione di contenuti esclusivi sulla sua vita golfistica. «Voglio parlare ad appassionati e giocatori di tutto il mondo, direttamente, di persona», spiegò Woods quando venne annunciata la collaborazione. Molto si è già detto della rinascita di Woods come giocatore. La novità sta nella sua franchezza, nel suo coinvolgimento, nel suo svelare i talenti e le strategie, e persino le difficoltà, che hanno fatto di lui l’atleta più in vista al mondo. I seguenti passaggi tratti da “My Game: Tiger Woods” sono, in un certo senso, più sorprendenti e rivelatori di qualsiasi altra cosa Woods abbia fatto sui campi da golf. Sono il suo secondo “Hello, World!”

Sull’allenamento

La forza e la resistenza sviluppate grazie a tutto il mio allenamento mi permettevano di non sentire la stanchezza nell’ultima giornata di gara. E poi, se ti ritrovi a lottare per la vittoria settimana dopo settimana, magari ottenendo più vittorie consecutive, questo è già di per sé estenuante a livello mentale. Io lo facevo tutte le settimane, ma dato che ero più forte e avevo una grande resistenza sentivo di poterlo gestire. E recuperavo più velocemente. Molta della mia fiducia nell’essere in grado di gestire situazioni diverse derivava dal mio allenamento. Se dovevamo giocare nella calura e sotto il sole, ovunque fossimo in quel momento, che fosse in Malesia o da qualche parte in Texas o in Florida, allora lo facevo. Se dicevi che dovevo giocare 36 buche, lo facevo. Quando serviva uno score di 65-65, facevo pure quello. Questo solo perché mi sentivo forte abbastanza da poterlo fare.

[…]

(Continua la lettura su Il Mondo del Golf Today, n° 304 pag. 20)

Da “Il Mondo del Golf Today” n° 304 – agosto-settembre 2019

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