Visita al campo, come in un museo #TheMasters

Massimo De Luca by

Augusta, 13 aprile 2019

Augusta è forse l’unico campo al mondo dove lo spettacolo è assicurato anche quando… non gioca nessuno. Ne ho avuto la riprova questa mattina, nel corso di una visita guidata alle seconde nove buche (a proposito, mai chiamarle “Back Nine”; i cortesissimi volontari ti correggerebbero subito: «Second Nine, Sir; not Back Nine». Non si sa perché, ma è così). Dunque, visita guidata come in un museo, alle bellezze e ai segreti delle buche dove, da sempre, la domenica pomeriggio si decide tutto. I primi giocatori del giorno hanno appena cominciato il loro giro, quindi le seconde sono libere e lo resteranno a lungo; ma c’è già tanta folla che si aggira per quella parte di campo proprio per vederlo, gustandoselo prima che ci arrivino i campioni e, con loro, frotte dei cinquantamila spettatori che ogni giorno lo affollano. Perché lo spettacolo è proprio il campo con i suoi dislivelli sciistici (la salita al green della 18 è un’arrampicata, e non è la sola), le insidie dell’Amen Corner, il suo fairway così perfetto da sembrare sintetico, il pietrisco fuori delle corde (lungo il quale tutti camminiamo) dipinto di verde a fare contrasto col marrone degli aghi di pino che complicano la vita a chi sbaglia traiettoria. Da alcune griglie disseminate ai lati dei fairway scaturiscono folate di aria tiepida: è il fantastico sistema sotterraneo di drenaggio e ventilazione che permette di tenere il campo asciutto anche dopo piogge abbondanti. È tutto semplicemente impeccabile: addetti armati di retini da pesca provvedono a tirar via dai laghetti, come quello della 16, qualsiasi fogliolina che attenti alla perfezione dello scenario. Se per i golfisti esiste un paradiso, deve essere molto simile a questo.

 

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