Sessant’anni di “Spirit of Emilia”

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Una serata speciale per festeggiare la ricorrenza nel segno di una tradizione fatta sì di sfide e agonismo ma anche di convivialità che rappacifica i contendenti quando le gambe sono sotto i tavoli del ristorante

Compie sessant’anni il Golf Club Bologna, storico percorso d’Emilia, figlio della comunità dotta e insieme sportiva, accogliente, aperta all’avventura della vita e del buon vivere. Attitudini che sono nell’atmosfera e che già si respirano partendo dalla 1 di questo circolo di Monte San Pietro, comune di Crespellano, il 22° d’Italia alla fondazione nel 1959, par 71, elevato sulla pianura e adagiato sui settanta ettari di vecchie terre contadine, magre ma solari come il Preappenino che accompagna l’Emilia fino all’Adriatico. Genetliaco con gara ed evento, come conviene quando il festeggiato entra nella completa maturità e nella grande storia della famiglia golfistica nazionale: 60° Championship, 18 buche stableford, serata di gala il 15 giugno, foto celebrative e discorsi autorevoli.

Il più incisivo, quello del presidente Filippo Sassoli de Bianchi, in carica da 29 anni, evoca stile e tradizione golfistica, amore per lo sport, lealtà, stima, spirito di servizio, ricerca della qualità. Virtù che affondano le radici negli anni Sessanta, segnati dalla passione e dal temperamento del padre fondatore, Achille Sassoli de Bianchi, presidente della Buton, leader nazionale negli alcolici (ricordate il grande Vecchia Romagna?), spentosi a 85 anni nell’ottobre del 1990. Dallo stile anglosassone e dal prestigioso whisky Dimple, gradito dalla nostra allora ristretta upper class, il conte Achille aveva colto ispirazione anche per le bottiglie a forma triangolare del famoso cognac nazionale. Fu un successo e diede il nome di quel cognac al Trofeo Senior Vecchia Romagna, il primo in Italia per gli over 50, messo per anni nel carnet di viaggio di molti seniores.

La storia del GC Bologna parte dall’incontro di quel nobiluomo con le emozioni dello swing e del lancio della pallina verso il cielo, alla ricerca di armonie invisibili. Le provò sull’executive di Cortina dov’era in vacanza, volle riviverle accanto a casa. Trovò un podere adatto alle prime 9 buche a Monte San Pietro e con l’amico Germano Gazzoni diede incarico a Cotton & Harris di realizzare il primo campo italiano dei progettisti inglesi, seguito da quello dell’Olgiata e di Tirrenia. Nella primavera del 1960 i primi 28 soci danno vita alla competizione inaugurale su un par 5, due par 3 e sei par 4. L’anno dopo il Circolo viene affiliato alla Federazione e l’1 giugno del 1961 si celebra l’evento con una gara che richiama i vertici romani e il campione dilettanti in carica Franco Bevione (15 volte campione nazionale tra il 1940 e il 1971) con il pro Mario Peri, che danno spettacolo anche in campo pratica. Da allora, via alle grandi coppe Segrafedo, Gazzoni, Buton, Borghi. Pochi sponsor, molto Spirit of the Game, dopogara nel ristorante familiare, tagliatelle al ragù e pasticcini acquistati in città dalla signora Anna, consorte del presidente, anima e custode per anni della piccola club house. Sotto il pergolato ci sono le sdraio protette da una tenda a righe, qualche ombrellone, gli altoparlanti appesi a un palo.

Nel 1963 gli iscritti sono più di 150, i capitali sono ora disponibili e si dà il via alle seconde 9 per un par 71. I soci anticipano dieci anni di quota sociale a testa per una spesa che prevede un milione di lire a buca. Il socio ingegner Piero Montini realizza l’anno dopo la nuova club house, ispirata alle strutture omologhe giapponesi immerse in natura e paesaggio, così che dal ristorante si vedono gli arrivi alla 9 e alla 18. Ci metteranno la matita da progettista e la competenza anche Marco Croze, Peter Alliss e Baldovino Dassù. Arredi del designer francese Philippe Starck e dell’israeliano Ron Arad, la luce arriva sui tavoli dalle lampade Arco disegnate da Achille Castiglioni, in acciaio e base di marmo, su ogni tavolo la domenica un fiore d’orchidea Phalenopsis. Sovrintendono la signora Anna Sassoli de’ Bianchi e poi la figlia Alessia: fuori un refolo di vento non manca mai – ricordano i vecchi del posto – e ora l’aria ha anche il sottile profumo del buon gusto.

Trascinatore per la realizzazione delle seconde 9 sarà Ignazio de Vito Piscicelli, nobile napoletano, battuta salace e senso dell’umorismo, che diventa il “Conte Vipera” quando pretende la rigorosa applicazione delle regole. Con Enzo Mantovani, costruttore, e Filippo Pancaldi, convince il conte Achille a promuovere la raccolta fondi. Le buche sono pronte nella primavera del 1964 e Filippo Sassoli, figlio di Achille, s’impegna nella gestione del nuovo resort.

Da allora la vita di Circolo gira come un cronometro svizzero con il fascino di un orologio settecentesco da credenza regale. Si arriva a Monte San Pietro da Parma, Modena, Firenze, Milano, qui si fermano i turisti che hanno sempre la sacca nel baule dell’auto: 18 buche in match-play tra amici, tagliatelle al ragù in club house, lambrusco scuro in tavola e arie di Verdi nel cuore. Si liba e si gioca o meglio si gioca e si liba. Sabato e domenica, per entrare in gara, qualche volta si finisce in lista d’attesa.

E i campioni locali? I migliori degli anni Sessanta sono Francesco, Maria e Chiara Segafredo. Negli anni Settanta si coprono di allori Ludovica Tamburi e Sergio Cassoli. Nel 1993 arriva il custode dei valori più profondi del gioco: appare in club house Ian Teff, un inglese cinquantacinquenne già captain nel suo circolo d’origine, il Moor Allerton di Leeds, nel West Yorkshire. Ian è fermo predicatore dell’autodisciplina: nel golf il braccio educa la mente e la mente educa il braccio, spiega ai soci; ai ragazzi insegna a essere umili e generosi in campo. Leggeva da un libretto inglese: “Il golf è un processo di catarsi. Una liberazione progressiva del Sé dal Sé. Provate a spedire la palla lontana colpendola più forte e rotolerà miseramente a dieci metri dai vostri piedi. Il golf non è soltanto metafora della vita, è vita concentrata. In nessun altro sport si può apprezzare la verità della massima: fai quel che devi, accada quel che può”.

Si ricorda ancora la sua sollecitazione alla finale del Campionato sociale del 2003. Era al green della 18 in attesa dell’ultimo fly, composto da Sergio Cassoli, Gabriele Sorbara e Stefano Cassoli, dal quale sarebbe uscito il campione. Invitò tutti ad applaudire all’arrivo del terzetto perché in quel momento i tre erano, tutti e tre, i migliori del Circolo.

La storia del GC Bologna è segnata anche da un forte spirito di appartenenza. Quando il calendario, diventato di Serie A, richiede il perfezionamento del percorso, bisogna mettere mano al campo. È il 1989 e si offre il socio Walter Simonini, competente, che progetta senza compenso un lago largo 65 metri e lungo 115, in grado di raccogliere 54 mila metri cubi d’acqua. Se ne avvantaggerà l’irrorazione dei fairway e si creerà un suggestivo ostacolo d’acqua alla buca 8 che richiede un buon tee shot di attraversamento. Ampliati gli spogliatoi, negli anni Novanta si costruirà anche il ponte che porta al dehors del bar, si allestirà una sala tv e da gioco, si farà la terrazza che sovrasta il green della 9.

Per 45 anni in campo pratica ci sarà Bruno Ghezzo, maestro storico, cresciuto agli Alberoni di Venezia, già caddie con i ragazzi di Pellestrina e del Lido, poi assistente all’Olgiata. I miti del tempo erano i primi eroi del golf italiano, elitario e ristretto: Ugo Grappasonni, Casera, Dan Williamson e Angelini. Ghezzo vanta una partecipazione all’Open Championship a Muirfield e ne porta gli echi al Bologna, aperto da appena cinque anni, mette solidamente i ferri in mano a tutta la famiglia Sassoli de Bianchi e alleva bravi Juniores come Alessandro e Claudia Lelli, Alberico Borghi, Alessandra Zoboli e Andrea Gallinari. Negli anni lo affiancheranno una decina di altri bravi pro come Dino Canonica, Mauro Bianco e Andrea Basciu.

La celebrazione porta alla memoria degli attuali cinquecento soci le figure che fecero la storia del circolo accanto ai due presidenti. Sono quelle dei vicepresidenti Federico Masè Mari, uno dei 28 fondatori, di Giancarlo Borghi, hcp 8, di Amedeo Della Valentina, già alla guida del GC Cansiglio e consigliere federale, di Marcello Bione. Negli anni contribuirono a tenere i conti in ordine, avviarono promozioni sagge per sviluppare la base dei soci, il 70% del conto economico dalle quote, il resto da green fee e gare.

Golf Club Bologna, ovvero palcoscenico per campioni, talenti e giovani promesse. Vi sfilano nei Campionati nazionali dilettanti, in diversi anni, i giovani Alberto Binaghi, Nino Bertasio, Sophie Sandolo, la socia Elena Marchesi e Federica Piovano, Roberto Paolillo e Massimiliano Secci.

Accanto allo Spirit of the Game, ecco lo Spirit of Emilia, ovvero il piacere dell’amicizia, della sfida e della convivialità che rappacifica i contendenti quando le gambe sono sotto i tavoli del ristorante. Nascono negli anni Ottanta “Gli Incrociatori”, che per la classifica incrociano il proprio risultato in gare diverse con quelli dei rivali. Primeggia Giorgio Cazzola, detto “Violino” perché al suo follow through la palla vibra come lo strumento di Paganini. Le “Giovane Marmotte” (Maurizio e Marcello de Vito Piscicelli, Riccardo Fava, Bebo Vivaldi, Michele Turolla, Cesare Tugnoli, Giorgio de Giorgi) ne imitano spirito e atteggiamenti, fondano il giornalino Daily Marmot, palestra di sagacia e umorismo che animano la cronaca di performance memorabili.

I figli e i nipotini di quegli eroi di circolo entrano nella “Spaghetti Connection”: in palio, alla fine di ogni gara, un piatto di spaghetti abbondante con sugo a scelta, risultati e sfottò immortalati per i posteri in un libello custodito da Marcello Bione e Germano Gambini. Poi arrivano “Gli Sparvieri” e oggi quelli che, come dicono gli anglosassoni, considerano il golf una pregevole e piacevole abitudine, cioè il gruppo dei “Chi c’è, c’è”, che non tiene mai conto degli assenti, esige facce distese e molte risate. Insomma, i beneficiati dal golf. Tra questi ci infiliamo anche noi, golfisti italiani di ogni hcp, per festeggiare il Sessantesimo del glorioso Golf Club Bologna.

Da “Il Mondo del Golf Today” n° 302 – giugno 2019

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