A nord dell’Irlanda del Nord

Redazione On Line by

Nella Contea di Antrim, sulla Causeway Coastal Route, tra Belfast e Londonderry, una delle strade panoramiche più belle del mondo, si trovano alcuni dei links più spettacolari d’Europa (tra cui il Royal Portrush) ma anche i luoghi-simbolo della serie tv “Trono di Spade”

 

testo e foto di Veronica Pons

 

Se la destinazione di viaggio è la zona costiera più settentrionale dell’Irlanda del Nord, nella Contea di Antrim, e si decide di raggiungerla in auto via Dublino (Repubblica d’Irlanda), da qualche tempo non ci si accorge neanche del passaggio da uno Stato all’altro, se non fosse per i messaggi di benvenuto sul cellulare o l’improvvisa presenza di bandiere con la Union Jack in ogni paesino che si supera. L’abbattimento delle frontiere fisiche e la conseguente libera circolazione da Sud a Nord dell’Isola si inserisce infatti in un progetto di mantenimento della pace nell’Irlanda del Nord, tra le priorità dei negoziati sulla Brexit, e, ancor prima dell’uscita del Regno Unito dalla UE, si richiama all’“Accordo del Venerdì Santo” del 1998, formulato sul presupposto che entrambi i Paesi facessero parte pacificamente dell’Unione Europea.

La bellezza della costa di Antrim vale davvero il viaggio grazie a scenari naturali incontaminati che sembrano location di un film, con spiagge sabbiose senza fine e tipici villaggi di pescatori; ma anche scogliere a strapiombo sul mare e rovine di antiche fortezze e castell. Il tutto sullo sfondo di un oceano selvaggio e infinito dal quale spira quasi sempre un vento sferzante dal profumo inebriante. Sono gli spettacolari scenari scelti (anche) per girare scene fondamentali della serie Game Of Thrones (Trono di Spade). Come ad esempio la spiaggia di Downhill, sette miglia di sabbia bianca all’ombra dell’iconico Tempio di Mussenden, ispirato al tempio di Vesta a Tivoli e diventata ormai meta di un turismo legato proprio alla serie tv.

A picco sugli scogli

A rendere entusiasmante ogni spostamento è il poterlo fare su una delle strade panoramiche più belle al mondo, ossia la Causeway Coastal Route che da Belfast arriva a Derry-Londonderry, circa 120 miglia (190 km) per la maggior parte a picco sul mare, con viste suggestive e scenari da brivido, da molti paragonabile per la bellezza all’Australia’s Great Ocean Road. A progettarla, alla fine del XIX secolo, fu William Bald, ingegnere civile che, ricevendo l’incarico di disegnare una via che rendesse più accessibile la zona di Antrim, ebbe l’idea di costruirla quasi tutta sul fianco delle ripide scogliere, alte anche cento metri. Se la si vuole percorrere dall’inizio, lasciandosi alle spalle la capitale, bisogna imboccare l’autostrada M2 e seguire le indicazioni per la Causeway Coastal Route. Una volta arrivati a Larne, si entra nell’incantevole paesaggio delle nove vallate di Glens of Antrim (Glenarm, Glencloy, Glenariff, Glenballyeamon, Glencorp, Glenaan, Glendun, Glenshesk, Glentaisie), ossia particolari vallate strette e profonde che raggiungono il mare e che da sole valgono già il viaggio. Si arriva a doppiare la punta di Fair Head, quindi al villaggio di Ballycastle, collegato con la prospiciente isola Rathlin tramite un servizio di ferry. Sulla strada è d’obbligo una sosta al Portnaneevy View Point, un punto panoramico dal quale si possono ammirare in lontananza le coste della Scozia e, appena sotto, il minuscolo isolotto di Carrick collegato alla terraferma tramite il famoso ponte sospeso di corda di Carrick-a-Rede, lungo venti metri e fissato a una scogliera a un’altezza di circa trenta metri. Poco distante è il minuscolo villaggio di Ballintoy che vale la pena vedere anche solo per il suo caratteristico e minuscolo porto di pescatori – Ballintoy Harbour – situato al termine di una piccola e stretta stradina che scende dalla collina Knocksaughey e in cui il tempo sembra essersi fermato a duecento anni fa.

Passi da Gigante

Proseguendo sulla via costiera si arriva al Giant’s Causeway (Il Selciato del Gigante, patrimonio dell’Umanità dal 1986), uno spettacolo naturale impressionante grazie a più di 40.000 antichissime colonne di basalto dalla perfetta forma esagonale che emergono dal mare a formare astratte composizioni. La loro origine si deve a un’intensa attività vulcanica che sessanta milioni di anni fa interessò la zona, con la lava che, a contatto con l’acqua e l’atmosfera, si raffreddò velocemente formando queste colonne dalla forma particolare. Prima di avventurarsi su uno dei quattro spettacolari sentieri, è bene fare un giro nel Centro Visitatori che – imponente e dalle architetture innovative, con pareti di vetro e colonne in basalto – espone spazi interattivi e approfondimenti a tema. Ultima tappa, prima di arrivare in prossimità delle cittadine balneari di Portrush e Portstewart e cominciare a pensare seriamente al golf (sono qui due tra i links più scenografici al mondo), le rovine del Dunluce Castle, l’antico maniero costruito dai MacQuillans nel XII secolo. Edificato sul bordo della scogliera a picco su un mare spesso rabbioso, regala un’immagine davvero scenografica e suggestiva, soprattutto con la luce bassa del lungo tramonto estivo tipico delle regioni del Nord.

Molto belli e molto vicini

Come ha confessato un anziano caddie del Royal Portrush Golf Club nel corso di una partita rovinata da una pioggia orizzontale che sembrava arrivare direttamente dal mare e un vento a più di 35 nodi, «quando si gioca a golf non esistono condizioni atmosferiche impossibili, ma solo vestiti sbagliati». Una verità che chi ha intenzione di frequentare queste zone deve assolutamente fare sua, accompagnandola da uno stato mentale rilassato del tipo: “Segui il flow del cambiamento (atmosferico)”. Anche perché vale davvero la pena, essendo la zona un incredibile concentrazione di campi da golf geograficamente molto vicini, indipendenti tra loro ma collaboranti e sinergici. Si tratta di alcuni dei links più belli al mondo, tra cui Royal Portrush Golf Club, Portstewart Golf Club, Castlerock Golf Club, Bushfoot Golf Club (“The Hidden Gem”, la gemma nascosta, come lo chiamano in zona) e Ballycastle Golf Club.

Qui arriverà l’Open

A luglio 2019 (dal 18 al 21), il Royal Portrush Golf Club ospiterà The Open Championship, che torna in Irlanda dopo 68 anni dall’ultima volta che è stato giocato qui (nel 1951). Questo superbo Golf Club del 1888 (www.royalportrushgolfclub.com) è capace di regalare sensazioni quasi “mistiche” anche nelle condizioni climatiche più avverse. Due i suoi percorsi: il più piccolo Valley Course, 6.304 yard, par 70/68; e il rinomato Dunluce Course, 7.143 yard e par 72, ridisegnato da Harry Colt. Si tratta di un sensazionale links che, protetto da alte dune, corre accanto ad una lunga spiaggia bianca visibile solo in prossimità del green della 5 e la partenza della 6, situati sulla punta più estrema del campo. Qui, in posizione dominante sulla spiaggia e sul mare, si è direttamente esposti alle intemperie ed è un vero incanto giocare durante le mareggiate che attirano inevitabilmente lo sguardo verso onde lunghe e selvagge. Da notare che i tee-shot maschili e femminili hanno spesso una distanza minima tra loro, infatti il par del campo è diverso per gli uomini e le donne. I bunker sono pochi e i green hanno una particolare forma stretta e piuttosto profonda, con la scelta del colpo al green che, in assenza di vento, cambia di tre ferri. Non è facile individuare quale sia la buca più bella poiché lo sono tutte, sebbene sulle prime nove la già citata buca 5, par 4, lascia senza fiato: denominata “White Rocks”, ha una vista impagabile, con il green a picco sulla spiaggia e l’infinito del mare che sembra abbracciarti. La 7 è la più difficile del campo, un par 4 hcp 1 di 431 yard, dove la precisione del tee shot è fondamentale per raggiungere agevolmente il delicato green. Sulle seconde nove, la 14, il cui nome dovrebbe già mettere in allerta (“Calamity Corner”), è considerata vera e propria icona: un par 3 con green sopraelevato che sembra un’isola galleggiante in un mare di rough. Con il vento forte giocarla è quasi impossibile. Per godersi queste 18 buche da sogno il consiglio è quello di prenderla come un’esperienza spirituale; tanto, grazie alla giusta distanza tra un buca e l’altra, complici le dune, non c’è possibilità di distrazione.

La più fotografata d’Europa

Il tracciato del Portstewart Golf Club (www.portstewartgc.co.uk) è un vero capolavoro che si estende, all’ombra del colline di Donegal, in una penisola con l’acqua su tre lati, tra la spiaggia e l’estuario del fiume Bann. Dall’inizio del 2017 il Club è diretto – decisione epocale – da una donna, la giovane Judith Hutton, cresciuta golfisticamente nella regione (Ardglass Golf Club). Le prime nove buche vennero disegnate inizialmente nella cittadina (Strand Head) da cui presero il nome, nel 1894; dieci anni più tardi l’ampliamento a 18 buche coincise anche con lo spostamento del tracciato in prossimità della spiaggia. Dopo un ulteriore ampliamento nel 1960 grazie all’acquisto di un appezzamento di terra, nel 1992 il terreno venne esteso proprio a ridosso della spiaggia, cosa che rese i percorsi ricavati davvero spettacolari. Sono tre, tutti links: lo Strand Course (7.054 yard, par 72), il Riverside Course (5.725 yard, par 68) e l’Old Course (4.730 yard, par 64). Lo Strand è certamente il diamante più prezioso dei tre, con le sue 18 buche che si snodano accanto alla spiaggia. Nel 1992 sono state disegnate sette nuove buche, non da un famoso architetto bensì da un socio – Des Griffin – che di lavoro fa il maestro di scuola. Le sue imponenti e altissime dune di sabbia proteggono il tracciato dal mare, il cui rumore accompagna il giocatore per molti tratti del percorso. Scenograficamente le prime nove sono notevoli, a partire della buca 1 (il tee shot più fotografato d’Europa), un dogleg che parte in posizione sopraelevata dal quale si può ammirare l’infinita spiaggia e l’oceano impetuoso da una parte e l’estuario dall’altra. Molte le aree di partenza e i green sopraelevati, cosa che permette un’ottima visione d’insieme ma che punisce severamente chi non sia preciso. Le seconde nove sono più piatte, quindi meno spettacolari sebbene impegnative. Tra i prossimi appuntamenti di rilievo, il Boys Amateur Championship nel 2018.

Un tracciato da top 5

Sempre sulla costa, a meno di venti minuti di macchina dal Portstewart, il Castlerock Golf Club (www.castlerockgc.co.uk) è uno splendido links dal disegno classico che si estende accanto al villaggio balneare omonimo, a circa 5 miglia a ovest della città di Coleraine, tra alte dune e viste spettacolari sulla costa. Nato inizialmente con 9 buche nel 1901 e ampliato a 18 buche nel 1908, su disegno del leggendario Ben Sayers, e infine modificato da Harry Colt intorno al 1925, è un test impegnativo per qualsiasi livello di gioco. Non per altro è stato sede di molti Campionati Nazionali, sia dilettantistici sia professionistici. Considerato tra i top 5 irlandesi, il “Mussenden Course” è il primo dei due percorsi (6.506 yard, par 73), con cinque par 5, quattro par 3 e nove par 4, e la sua signature hole è la 4, “Leg o’Mutton”, un impegnativo par 3 di 200 yard con partenza sopraelevata, che corre accanto alla ferrovia sulla destra e a un canale sulla sinistra per finire in un green stretto e lungo. Le impegnative 9 buche del “Bann Course”, invece, si estendono lungo le rive del fiume Bann e includono un par 5 – il Bannview, buca 5 di 491 yard – considerato come un dei più scenografici di tutta l’Isola.

Scopri la gemma nascosta

Per chi ha tempo, vale la pena fare dieci minuti di macchina, magari prima del tramonto, per raggiungere “The Hidden Gem”, il Bushfoot Golf Club (del 1890, www.bushfootgolfclub.co.uk), noto anche per la bellezza degli scorci che si possono godere dalle vetrate di una minuscola quanto accogliente club house e per la scenografica spiaggia a mezza luna sulla quale si affaccia il tee shot della prima buca.

Un po’ parkland, un po’ links

Più spostato verso est, a circa 20 miglia da Castlerock, il Ballycastle Golf Club si trova lungo la Causway Coast, proprio ai piedi di una delle Glens of Antrim, Glenshesk, caratteristica alquanto originale che gli ha permesso di avere sia buche da parkland che da links course: la parte bassa si snoda lungo la spiaggia, quasi a livello del mare e quella alta regala splendidi panorami sulla costa e la scogliera circostante (www.ballycastlegolfclub.com). Tra i tracciati più antichi di tutta l’Irlanda, il Ballycastle ha aperto al gioco nel 1890 con sole sei buche che vennero presto ampliate con l’aggiunta di tre nuove. Nel 1926 si decise per l’ampliamento a 18, le cui prime 9 si estendono tra le rive dei fiumi Margy e Carey, all’ombra delle rovine dell’Abbazia di Bonamargy (XII secolo), mentre le seconde sono state disegnate sopra la collina e accanto alla spiaggia regalando viste sulla Baia di Ballycastle.

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