Molinari, un terzo posto che sta perfino stretto

Massimo De Luca by

La parabola ascendente di Francesco Molinari, che contro ogni previsione è ripartita con un piglio vincente perfino superiore al pur straordinario 2018, genera adesso degli effetti perversi. Lascia cioè un pizzico di delusione a fronte di uno splendido terzo posto in un torneo match play del WGC che allineava solo il meglio del meglio del golf mondiale. Tutto, o quasi tutto, per un primo putt aggressivo sul green dell’ultima buca di semifinale che gli ha negato il par e, quindi, il play off con Kisner, di certo l’avversario più ostico che potesse capitargli, come dimostrato poi dalla finale vinta su Kuchar. Ma proprio l’aggressività di quel putt sulla 91esima buca giocata fra mercoledì e domenica dimostra l’ormai consolidato cambio di mentalità di Chicco.

Il Molinari pre-2018 (ma forse anche pre-2016, perché la ripartenza vera della sua carriera coincide con quella sudata vittoria all’Open d’Italia di Monza) magari si sarebbe accontentato di un “accostino”, sperando che poi Kisner, che era molto più vicino alla buca, non calasse il birdie. Il Molinari post-2018 sa ormai di poter vincere e vuole vincere: quindi, giustamente, rischia come fanno i campioni, senza più soggiacere al timore del “braccino”.

Su Kisner una rimonta fantastica

Contro Kisner il match pareva andato, anche per un paio di insoliti errori nei “chip”, che sul tee della 16 lo avevano relegato a un disperato due down con tre sole buche da giocare. Ma, come tante altre volte nell’ultimo anno, Chicco ha azionato il laser: prima un tap in birdie sul par 5 preso in due; poi un fantastico wedge con palla quasi data (pur se in discesa) sul par 3 della 17. Rimonta bella e confezionata in un batter d’occhio. La resilienza, cioè la capacità di reagire positivamente alle contrarietà, è sempre stato un tratto distintivo della sua storia sportiva, fin dagli esordi professionistici. Il durissimo campo di Austin, dove la splendida perfidia architettonica di Pete Dye raggiunge vette sublimi, ha ribadito questa sua capacità, confermata poi nel modo autorevole con cui si è messo alle spalle la (mezza) delusione per la finale sfuggita, regolando Lucas Bierregaard, e portando il totale di buche giocate in settimana a 108. Con la superiorità espressa in campo a ogni match, Chicco è riuscito a risparmiarsi un intero giro (108 sono giusto 18 buche meno delle 126 previste su sette round). Beffardamente, questa superiorità che non lo aveva mai fatto arrivare alla 18 prima della semifinale, gli si è un po’ ritorta contro: non avendola mai giocata se non in prova, ha sicuramente avuto meno riferimenti. E infatti ecco il tee shot in bunker e il putt troppo attaccato.

E adesso obbiettivo Masters

Ma, come detto all’inizio, questi piccoli-grandi rimpianti sono un effetto perverso della dimensione raggiunta da Molinari in campo mondiale (dove ha consolidato il 7° posto). Adesso sottilizziamo su un terzo posto da circa 700mila dollari, come se non ci fossero anche gli avversari (e che avversari). Ci sta abituando male, Chicco. O forse benissimo. E adesso, dopo una settimana di lavoro a Londra, via col Masters. Sognare è imprudente ma, obbiettivamente, non è più vietato.

Ti potrebbe piacere...

GOLF TODAY

Italian Challenge Open al Terre dei Consoli GC

Settimo evento dell’Italian Pro Tour Banca Generali Private

La gara, in programma dal 27 al 30 giugno, sarà anticipata mercoledì 26 dalla Pro Am

 

Il grande golf internazionale ritorna dopo tre anni al Terre dei Consoli…