L’algebra delle buche – Divagazioni

Giuseppe De Filippi by

Racconto frequentissimo da bar o da spogliatoio è quello in cui si riferisce, con costernazione, del differente andamento tra prime e seconde nove. Lo schema classico è 20 punti sulle prime e 10 sulle seconde. Variatelo a piacere, mantenendo proporzioni che segnalino un brusco tracollo, e ricomprenderete tutti i casi umanamente noti in cui ci si imbatte nel fatidico passaggio di boa, in quel salto nel buio che è il trasferimento, eppure così apparentemente innocuo, tra il green della 9 e il tee della 10.

Qui si propone di liberarsi da questi miti numerici, smontando il perverso meccanismo della metà buona che si porta dietro quella cattiva, come materia e antimateria, come carica positiva e carica negativa. Tutta questa meravigliosa dualità lasciatela alla natura e alla fisica, non importatela nel vostro score. Certo, serve coraggio, perché l’essere umano ama le simmetrie e sa di essere fatto di esse. Ed è abituato a interpretarle algebricamente; quindi se sul piatto sinistro c’è un chilo e su quello destro un altro chilo, la situazione della bilancia è compensata, è zero, un chilo si legge positivamente e l’altro negativamente e la somma algebrica si annulla. Questo schema ci piace, ci è consono, ci rassicura. Dove non ci sono simmetria e somma algebrica vediamo tendenze spaventose verso assoluti, verso vie senza ritorno. Quello è il muro mentale che dobbiamo buttare giù o aggirare passando da quel green a quel tee.

Meglio allora farsi guidare dall’astuzia, anziché dal solo coraggio. Quel muro c’è e buttarlo giù a testate non sarebbe possibile. Potremmo cominciare dividendo le nostre 18 buche in tre gruppi da 6. Lo fanno pure in qualche gara del Tour, con match-play brevi. Così abbiamo già più chance. Le prime 6 vanno male? Ci sono le seconde e pure le terze. Ci prendiamo gusto; e se, volendo restare nei divisori interi, ci lanciassimo verso un mondo ancora più pluralistico, ancora più ricco, quello in cui 18 buche si dividono in sei appassionanti gruppi da 3 buche ciascuno? Ora le opportunità sono moltiplicate, il passaggio traumatico magari è più frequente ma abbiamo più volte l’occasione per ribaltare un andamento negativo. E perché non fare nove gruppi da 2 buche? Sarebbe la perfetta vendetta, simmetrica, contro la dittatura della divisione tra prime e seconde 9.

Ci siamo quasi, siamo vicini alla meta, prossimi alla conoscenza sublime. Osservate i grandissimi giocatori e vedrete che, mutando ciò che c’è da mutare quanto a capacità tecnica, potreste copiare una cosa da loro e cioè imparare a giocare buca per buca, con diciassette passaggi tra green e tee. E ciascuno di essi con un possibilità di attacco o di redenzione o, speriamo di no, di dannazione. Oltre la porte di questa conoscenza sublime c’è ancora di più e cioè arrivare a giocare, felicemente, colpo per colpo, spezzando l’unità della singola buca per arrivare a nuove dimensioni. Si può fare, proviamoci.

Da “Il Mondo del Golf Today” n° 304 – agosto-settembre 2019

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