Da un tunnel all’altro

Massimo De Luca by

Per noi che Acqua Santa non evoca profumo d’incenso ma dei pini che fiancheggiano le buche più antiche d’Italia; per noi che San Remo non è un festival ma l’arrampicato e suggestivo percorso degli Ulivi; per noi che Monza non l’associamo alla Corona ferrea o al Gran Premio, ma a quei fairway magistralmente incisi fra gli alberi del più grande parco recintato d’Europa: per noi Carrellanti, insomma, l’inverno è stato, come sempre, un lungo tunnel. Pur nella clemenza della stagione fin lì vissuta, eravamo già impazienti sotto Natale, quando, con il consueto sconforto (sempre uguale ogni anno, manco fosse una scoperta dell’ultim’ora) provato nel costatare che, meteorologicamente, l’inverno cominciava proprio in quei giorni e ci avrebbe accompagnato per altri tre mesi. Figurarsi quanto ci slittino le gomme, per la voglia di partire a tutta, ora che davvero la luce in fondo a quel tunnel comincia a filtrare.

Abbiamo scollinato gennaio, abbiamo contato i giorni di febbraio che ci piace perché è corto (“Febbraro corto e amaro” ammonisce, però, un vecchio detto romano, a contrasto con un altro proverbio secondo il quale “Con la Candelora – 2 febbraio per la liturgia cattolica e non solo – dell’inverno semo fòra”); abbiamo fatto ingresso nel mese di Marzo come una nave che attracchi in porto finalmente al riparo dalle tempeste. In un modo o nell’altro, tra le contraddizioni dei proverbi e le speranze di una primavera anticipata, eccoci comunque pronti. A cosa? Ma naturalmente a infilarci in un altro tunnel, molto più lungo. Un tunnel di 8/9 mesi che ci vedrà impegnati, sul campo, a lottare con i nostri demoni: chi con lo slice, chi con il gancio, chi con il putt sempre troppo lungo o troppo corto, chi – e ha tutta la nostra fraterna vicinanza – con quel virus chiamato socket, l’evento che sollecita l’istinto di solidarietà con la vittima quasi più di una calamità naturale. Tutti, però, indistintamente uniti nella lotta alla virgola, il piccolo mostro che attenta al buonumore del golfista.

Usciamo da un tunnel e ci infiliamo, inizialmente felici, in un altro. In un periodo in cui scavare dei tunnel pare diventato un delitto, noi ci portiamo avanti. Ma la buona notizia, nota peraltro da tempo, è che questo 2019 sarà l’ultimo a richiamarci alle armi (quei quattordici, spesso inutili strumenti) nell’impari lotta alla comune nemica. C’è da soffrire ancora un po’ ma sapendo che, fra un anno, il mostro verrà disinnescato. Si aggirerà ancora per i nostri campi, ma avrà esaurito le riserve di fiamme a disposizione per abbrustolirci i week-end. Dal 2020 non si prenderà più la virgola sulla singola giornata, ma si verrà valutati sulla media dei migliori otto risultati sugli ultimi venti. Sarà una specie di dilazione del debito, un “pagherò” più avanti (se dovrò proprio pagare). Un tipo di attività con la quale in Italia si ha da sempre una sperimentata consuetudine. E siccome ogni volta che riconsegniamo uno score compromettente abbiamo la certezza di essere rimasti vittime di una concatenazione di eventi sfavorevoli (“…Se non avessi fatto tre volte tre putt”; “…Se non fossi andato in bunker una decina di volte”; “…Se non avessi sbagliato scelta del ferro al green, tirando troppo lungo o troppo corto”; “…Se”, “…se”, “…se”), ci assisterà la speranza in un futuro migliore.

Speranza? Ma che dico? La certezza che la prossima volta andrà meglio e tutte le tessere del gioco andranno a posto, trasformando i deludenti 30 punti di oggi in una trionfale quarantata di domani. Vuoi perciò che non infileremo almeno otto risultati decorosi su venti? Non scherziamo, per favore. Siamo tutti dei potenziali vincenti. Solo una ricorrente somma di congiunture sfavorevoli frena l’incedere dei nostri punteggi. Questo però è il futuro. Prossimo, ma futuro. Per ora, con la primavera alle porte e la mimosa a bordo campo, c’è ancora un po’ da soffrire. Infiliamoci allegramente in questo tunnel lungo quasi un anno. Sperando di non dover rimpiangere l’altro, quello invernale, quando pioveva spesso. Ma non piovevano mai virgole.

 

Da “Il Mondo del Golf Today” n° 299 – marzo 2019

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