In testa dall’inizio alla fine, è Jacopo Vecchi Fossa il campione di PGA Italiana

Redazione On Line by

Alla buca otto dell’ultimo round il margine di vantaggio era ancora di un colpo, quello che Jacopo Vecchi Fossa, venticinquenne di Reggio Emilia, si è portato da leader fin dal primo giro. Il titolo era ormai destinato a parlare emiliano, con Luca Cianchetti, 23 anni di Modena, che ieri aveva colmato il ritardo iniziale con un 63 (8 colpi sotto il par del campo, dieci guadagnati e due persi) e oggi a metà gara ancora studiava il sorpasso da vicino. Poi un birdie alla 9 dell’avversario ha allargato il gap e le buche 16 e 17 (bogey in entrambe) hanno messo fine alle chance di rimonta.

197 (64-65-68) lo score di Jacopo Vecchi Fossa, 201 (67-63-71) quello di Luca Cianchetti («Ho dovuto fare attenzione all’ultima per non perdere la piazza d’onore», ha detto).

Davvero un bel match, con i due amici da sempre, cresciuti insieme al golf di Modena e nelle fila della nazionale, compagni di squadra o avversari all’occasione; oggi abitano vicino, e ancora condividono trasferte e allenamenti quando viaggiano.

Così Jacopo Vecchi Fossa: «Dalla buca 12 in poi ho amministrato il vantaggio e ho messo la palla in green sempre a meno di cinque metri. In complesso su questo campo ho giocato bene le prime nove, con birdie dalla due alla sette nel primo giro e ancora meno 5 nel secondo. La chiave del successo? Un perfetto gioco dal tee, che mi appartiene, e sotto i cento metri, dove invece ho messo una marcia in più questa settimana: con la palla a un metro dalla bandiera si evitano putt davvero complicati su green mossi come quelli di Antognolla».

Per lui, alle spalle, due titoli italiani (Foursome e Medal), cinque stagioni con la maglia azzurra (nell’Austrian Amateur Championship il successo più significativo) e meno di tre da professionista. Proprio nel 2017, all’esordio da pro, ha dovuto affrontare un’operazione a cuore aperto per un problema congenito e noto, ma da risolvere nel breve: uno stop completo da dicembre a marzo 2018, una ripresa non facile ma, subito in aprile, la vittoria nel Campionato Nazionale Open. Una bella storia, pazienza e carattere.

Quest’anno il pro emiliano, che lavora con il maestro Giorgio Grillo, ha giocato undici gare del Challenge Tour: «Ho fatto fatica, non tanto per il gioco ma per le condizioni di vento e pioggia che ho trovato spesso. Direi che l’adattamento a meteo e campi più difficili, o comunque a situazioni diverse, è la cosa più complicata», ha commentato. Non a caso nel suo percorso fin qui è stato anche due volte a Pretoria, in Sudafrica, dove i 1800 metri d’altezza impongono un adattamento del gioco.

Nel suo calendario di ottobre le qualifiche di accesso al tour maggiore (il primo livello a Bogogno, Novara), il gran finale dell’Alps Tour a Terre dei Consoli (VT) e magari nel mezzo una wild card per l’Open d’Italia all’Olgiata. Intanto ad Antognolla un assegno di 8 mila euro.

Piena soddisfazione per Filippo Barbè, al suo primo PGAI Championship da presidente dell’Associazione: «Una gara combattuta e una location molto bella; al circolo di Antognolla vanno i miei complimenti per aver saputo trasformare il tracciato in pochi mesi, presentandolo in condizioni ottime».

 

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