I giovani dell’“onda veneta”

Silvio Grappasonni by

Migliozzi, 22 anni,

che vince due tornei al primo anno sul Tour; Paratore, stessa età, che si guadagna un posto per l’US Open, primo Major della sua carriera, nelle qualificazioni di Walton Heath; Emilie Alba Paltrinieri e Benedetta Moresco (due 18enni, entrambe di scuola veneta come Migliozzi) prima e seconda al German Girls Open a St Leon Roth. Giugno è cominciato in maniera semplicemente entusiasmante. Roba da spalancare gli occhi e darsi qualche pizzicotto sul viso: stiamo sognando o tutto questo è davvero l’ennesimo indizio di una specie di miracolo italiano, stante l’esiguità della base di praticanti da cui fioriscono tutti questi giovani campioni? E, attenzione, per una volta teniamo da parte Francesco Molinari, che da un anno intero sta praticando un gioco semplicemente meraviglioso. Siamo davvero noi, cioè l’Italia “Under 100mila (golfisti)” che mette in riga nazioni di tradizione e dimensioni enormemente superiori alle nostre? Da non credere, appunto. Ma una linea così continua di successi internazionali a tutti i livelli ribadisce la bontà tecnica della nostra scuola, visto che è capace di forgiare tanti nuovi giocatori di questo livello.

E allora soffermiamoci su loro,

stavolta, cominciando, anche per un pizzico di galanteria, da Emilie Alba Paltrinieri. È davvero una ragazza straordinaria. Ha cominciato a giocare a quattro anni a Villa Condulmer e ha cominciato a vincere di tutto in campo internazionale prima ancora di compierne dieci. Aveva provato una cocente delusione, quest’anno, mancando per pochi punti la qualificazione al Women Amateur di Augusta, ma non è tipo da abbattersi. Invitata in Giordania a disputare un torneo professionistico, ha passato il taglio. L’exploit di St Leon Rot (dove Tiger vinse tre volte il Deutsche Bank nei primi anni della sua carriera) la mette ora in orbita per la qualificazione alla Jr Solheim Cup e per l’appuntamento 2020 di Augusta. Nel frattempo, mentre affronta la maturità, ha già in tasca una borsa di studio di quattro anni alla UCLA di Los Angeles. Sono davvero brave le nostre ragazze: sanno perfettamente quello che vogliono, sono programmate fra studio e sport, hanno un livello che, nel tempo, le metterà sicuramente in grado di competere sul LPGA Tour.

E veniamo a Guido Migliozzi

La sua vittoria al Belgian Knockout è stata veramente impressionante per la sicurezza e la determinazione con cui ha fatto fuori uno dopo l’altro sei avversari di buon livello. Ha un carattere forte, che lo ha sempre sostenuto specie nei match play, condito da un pizzico di guasconeria che non guasta. Alla vigilia della Qualifying School aveva dichiarato che andava lì per vincere. Non ha vinto, ma piazzandosi tredicesimo si è tranquillamente garantito la Carta. Ha mancato il taglio sui primi tornei del Tour, a fine 2018. Sbloccatosi col successo in Kenya a marzo, non ne ha mancato più nemmeno uno fino a questo secondo, importantissimo successo. È diventato, dietro Molinari, il secondo miglior italiano nella classifica mondiale dove, dal n° 530 d’inizio stagione, è schizzato ora al 95° posto. È sulla strada buona per arrivare a disputare i Major ma, soprattutto, ha proprio il gioco giusto per sognare addirittura l’America. È molto lungo sul drive, è completo anche negli altri settori del gioco: capisce al volo le indicazioni del coach e in campo sa prendere le decisioni giuste. Esuberante, deve un po’ controllarsi, ma è un vincente. L’importante, adesso, è che non si bruci. Ha tutto per sognare in grande ma dovrà fare le scelte giuste al momento giusto: ha appena 22 anni, se non sbaglia i tempi delle scelte, il futuro è suo. Non si vince due volte in pochi mesi sull’European Tour se non si ha dentro qualcosa di speciale; ma l’esperienza di giocatori anche molto forti (Donaldson, Fernandez Castano) che sono stati sconfitti dall’avventura americana deve servire da lezione.

Da “Il Mondo del Golf Today” n° 302 – giugno 2019

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