Woodland: ci ha guadagnato il golf o il basket?

Redazione On Line by

Non era certo uno dei nomi più ricorrenti quello di Gary Woodland, fresco vincitore dell’US Open. Un onesto giocatore da media classifica con tre vittorie sul PGA Tour in tredici anni, verrebbe da dire un po’ troppo frettolosamente. Calma: proprio scarso il buon Gary non era, se è vero che fino a domenica mattina veleggiava tranquillo intorno alla 25a posizione del Ranking, ben davanti a nomi più noti (come, ad esempio, Phil Mickelson, Jordan Spieth, Sergio Garcia, Matthew Fitzpatrick e tanti altri). Ora il titolo Major lo ha catapultato alle porte della Top Ten (è 12°) e sui social è, meritatamente, il topic del momento.

Eppure, per l’americano il golf è stato un (riuscito) ripiego. oggi è uno tra i giocatori più lunghi: in questa stagione ha una media di 309 yard (282 metri), con una velocità della testa di 122,13 miglia/ora (196,5 km/h). Un dono di natura che arriva da lontano: si narra che già nel 2007, appena prima di passare pro, durante il suo ultimo anno all’Università del Kansas (è laureato in Sociologia) fosse in grado di sparare una serie ininterrotta di drive a oltre 400 yard (366 m) sul driving range del campo legato all’Università.

E pensare che da adolescente, il sedicenne Woodland sognava ben altra platea: studente attivissimo nello sport (in linea con il sistema didattico statunitense che abbina studio e atletismo), dichiarò più volte: «Adoro il baseball e gioco bene a basket. Il golf resta la terza scelta». Pertanto fairway e green sarebbero arrivati dopo, preceduti dal parquet dei palazzetti dove il giovane Gary inanellava canestri a ciuffo. Durante il liceo contribuì alle due vittorie del titolo di Stato per la Shawnee Heights High School, segnando 26 punti in una Finale. Cosa che gli fruttò una borsa di studio alla Washburn University, in cui il basket era una religione.

Ma qui il parquet della matricola Woodland si scheggia: durante una partita contro la concorrente Università del Kansas, Gary capisce di non essere all’altezza del livello agonistico richiesto in quel dream team. Si trasferisce allora proprio alla Università del Kansas, dove il coach Ross Randall lo indirizza (grazie alla solita borsa di studio) nella squadra di golf. «Ho sempre voluto giocare al più alto livello. Non mi importava quale sport fosse: qualsiasi disciplina sarebbe andata bene, pur di giocare al più alto livello».

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