Vent’anni che valgono una vita – Is Arenas

Massimo De Luca by

Era il 1999 quando le prime palline volarono sullo splendido percorso sardo firmato da von Hagge. Ma la lunga marcia dell’ingegner Pellò, tenace costruttore di un sogno, era cominciata già nel 1977

 

Aveva i suoi buoni motivi l’ingegnere Piero Pellò, presidente di Is Arenas, nel mimare la “V” di vittoria durante la festa di celebrazione per il ventennale del suo meraviglioso Circolo.

Perché, sì, sono passati vent’anni giusti dall’inaugurazione delle prime dieci buche (diventate 18 nel 2000), ma ne erano trascorsi 22 dal momento dell’acquisizione della tenuta fino all’inaugurazione.

Vent’anni di lavoro, di battaglie, di lotta ai pregiudizi e agli intralci legal-burocratico-ambientali disseminati lungo la strada da chi, ottusamente e non sempre in buona fede, aveva tentato di opporsi in tutti i modi alla realizzazione di quel percorso-gioiello che traina turismo e crea occupazione (diretta e indotta) in una zona, l’Oristanese, che non gode dei flussi turistici di altre parti della Sardegna.

Ma chi ha tentato a più riprese (e ancora tenta) di ostacolarne il cammino non aveva evidentemente fatto i conti con la tenacia, la competenza tecnica e manageriale dell’ing. Pellò e della sua squadra, che non ha mai barcollato né deviato dal suo progetto fino a creare e far vivere egregiamente un campo da golf fra i più belli d’Italia (e non solo, a detta dei molti stranieri che hanno cominciato a scoprirlo).

Firmato, e si vede, da un archi-star della progettazione golfistica come Robert von Hagge, che s’innamorò subito del luogo e delle sue potenzialità, Is Arenas rappresenta un unicum paesaggistico nel cuore della Sardegna.

Si snoda, come sa chi ha avuto la buona idea di venirlo a conoscere, dentro una foltissima pineta in riva al mare. Paesaggio inusuale: non a caso, perché quella pineta fu letteralmente creata nei primi anni Cinquanta con i finanziamenti del Piano Marshall volti a creare occupazione ma anche ad arginare l’avanzata della spiaggia verso l’interno. Ma l’impossibilità di curare la gestione forestale di un’area così vasta la rese, negli anni, quasi impenetrabile.

Basti ricordare, come ha fatto l’ing. Pellò nel suo discorso alla serata celebrativa, che nel 1977, anno dell’acquisizione, era impossibile addentrarvisi senza l’ausilio di un machete, come per farsi strada in una foresta tropicale (per giunta, all’epoca, senza una goccia d’acqua).

«Il golf invece», ha ricordato il presidente, «non solo ha contribuito a tutelare la pineta contro il rischio d’incendi ma ha anche determinato un rilevante incremento della fauna avicola per numero di specie e densità di popolazione, a conferma delle puntuali previsioni contenute in uno specifico studio promosso dalla Federgolf tra il 1999 e il 2000». Un’operazione, dunque, che ha smentito inequivocabilmente, con i fatti, tutti i pretestuosi ostacoli frapposti all’epoca da alcune organizzazioni ambientalistiche locali per la realizzazione del progetto.

Tutti i ricorsi presentati sono stati sempre, motivatamente rigettati dalle istituzioni preposte, ottenendo l’unico, dannoso risultato di ritardare lo sviluppo turistico di Is Arenas e, quindi, le relative ricadute occupazionali ed economiche a beneficio del territorio.

Ma “l’uomo del sogno” (citazione del famoso film in cui un giovane Kevin Costner sente una voce che gli suggerisce di costruire un campo da baseball in mezzo alle piantagioni di mais dell’Iowa), assistito dalla sua famiglia con la figlia Silvia, architetto, in prima linea, non ha mai vacillato.

Pur non essendo golfista (ingegnere, professore al Politecnico di Milano e poi chiamato al vertice dell’Enel per la sua competenza nell’arco di una carriera suggellata dal conferimento nel ’92 dell’onorificenza di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana), Pellò ha portato avanti il suo progetto, convinto che il golf fosse la destinazione ideale per quel lembo di Sardegna quasi dimenticato ma dalle splendide potenzialità. Ed è riuscito nell’impresa.

Oggi, gli ospiti del Golf, nelle belle foresterie o nell’albergo, dopo aver giocato un campo tanto accattivante e impegnativo, che ne mette alla prova le capacità tecniche e strategiche, possono raggiungere in un paio di minuti, con il cart a loro disposizione, la spiaggia attrezzata ma mai affollata (data l’enorme estensione e la difficile raggiungibilità dall’esterno) nemmeno nei giorni di punta della bella stagione.

E poi c’è un’altra, virtuale medaglia che l’ingegnere-presidente si è voluto legittimamente appuntare sul petto: prima della nascita del percorso executive (1995) non esisteva un solo giocatore di golf tra i circa 150mila abitanti della provincia di Oristano.

Oggi, grazie anche al campo pratica “Sinis Golf Club”, ce ne sono 150. Un rapporto giocatori/abitanti molto interessante, e in crescita in una zona non facile, per uno sport che fatica davvero a far breccia nella cultura sportiva degli italiani.

Nel corso della serata di gala l’intervento dell’onorevole Gianni Chessa, assessore regionale allo sport nella nuova giunta sarda, deve avere molto confortato il presidente e la sua squadra (fra cui tutti i ragazzi che curano il campo, cui è andato un meritatissimo applauso speciale). L’on. Chessa ha ribadito un concetto già espresso: la Giunta ha intenzione di puntare forte sul Golf come veicolo di promozione del turismo. Parole dolci per chi ha combattuto una così lunga battaglia. Speriamo solo si tramutino in fatti.

Da “Il Mondo del Golf Today” n° 305 – ottobre 2019

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