Turkish Airlines Open: occhio allo “scherzetto” di Fleetwood

Massimo De Luca by

Belek (Antalya) – Lungo il fairway della buca 1 del Regnum Carya spicca un enorme “Good Luck” di sabbia ed erba. E in effetti un pochino di fortuna, un pizzico più di sempre, può essere un additivo prezioso su questo bel campo inciso all’interno di una foltissima pineta a due passi dal mare.

Qui, in realtà, i pini non si limitano a fare da quinta teatrale, delimitando il tracciato (tipo Monza o l’Olgiata, per capirci).

No, qui spesso entrano proprio in scena, in pieno palcoscenico, presentandosi in grupetti sulle traiettorie di tiro, biforcando qualche fairway e restringendo così l’area di atterraggio.

A questo purissimo parkland, che da tre anni ospita il Turkish Open inserito nelle Rolex Series , aggiungete una massiccia presenza di laghi, laghetti e ruscelli (perfino di battistiana acqua azzurra – vedi foto scattata lungo il fairway della 8) e il quadro di un campo delicatino anziché no è completo.

Un campo dove il driver esce fuori dalla sacca solo ogni tanto, perché l’esigenza prima è la precisione. Un campo da Chicco Molinari, verrebbe da dire.

Ma lui non c’è: riposa, comprensibilmente, sul cuscino di vantaggio nella Race to Dubai che proverà a vincere fra due settimane, nel gran finale del Tour Europeo, aggiungendo un’altra perla alla collana di questa stagione straordinaria.

Ma non c’è da stare troppo tranquilli.

A distanza di un milione e duecentomila mila euro c’è quel Tommy Fleetwood ormai indissolubilmente legato a Chicco dopo intrionfi di coppia in Ryder Cup, con il 4 su 4 nei doppi (e dopo quel video…osé a letto con la Coppa).

E proprio Fleetwood, ormai osannato ovunque vada, è risultato oggi fra i migliori qui, fra i pini di Anatolia. Con un bel -5, “Tommy-Tommy” è a due colpi dal leader, Paul Dunne, e a uno da un gruppetto niente male composto da Harrington, Olesen e Rose (che per fortuna è due milioni e mezzo sotto il nostro in classifica).

Insomma l’insidia maggiore per Francesco potrebbe venire proprio dal suo amico del cuore che, vincendo qui, si avvicinerebbe molto e molto pericolosamente.

Di italiani abbiamo Pavan e Paratore, i due della “scuola romana”. Bene,ancora una volta, Pavan, cresciuto veramente tanto in questo che è già il suo miglior anno di sempre: è 20esimo con -3 grazie a un ottimo finale (tre birdie dalla 13 in poi) che gli ha consentito di recuperare brillantemente qualche incertezza accusata sulle prime buche.

Malino Paratore, +2, 60esimo, poco preciso dal tee (e qui il secondo taglio di rough è piuttosto impegnativo), e mai a fuoco col putt. Ma con soli 78 giocatori ammessi in tabellone, non c’è taglio e dunque si può cercare di recuperare a gioco lungo e senza troppa tensione.


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