Nove cose da sapere sul National

Redazione On Line by

La grande attesa di un evento come questo torneo è fatta anche di particolari. Del campo, delle sue modifiche, delle sensazione dei giocatori: tutto concorre all’“atmosfera Ryder”.

di Ryan Herrington

Uno strano disturbo pare colpire i professionisti che hanno giocato sull’Albatros del Le Golf National, sede della imminente 42a edizione della Ryder Cup. In mancanza di un parere medico, lo chiameremo “amnesia temporanea”. Quando si parla in termini generali del campo progettato da Hubert Chesneau e Robert von Hagge, le prime impressioni sono solitamente positive. I giocatori concordano sul fatto che non è necessario essere lunghi dal tee per ottenere un buon punteggio. E anche se serve abilità nel tiro per riuscire a evitare i molti ostacoli, in diversi punti il campo offre la possibilità di recuperare un colpo sbagliato. «È una bella sfida», ha raccontato Justin Thomas quando a luglio, durante l’Open di Francia, ha visto il campo per la prima volta. «Non ci sono insidie nascoste, non c’è nulla che possa trarti in inganno». Eppure…

Parlate con i giocatori alla fine della gara e vi confermeranno quello che sembravano aver dimenticato: il campo è più difficile di quello che sembra, in particolare le quattro claustrofobiche ultime buche, che i giocatori francesi chiamano, indicativamente, “il Giro della Morte”. «È un campo che può metterti in seria difficoltà, se non fai attenzione», ammonisce Thomas Levet, uno dei tre francesi, insieme a Jean Van de Velde e a Victor Dubuisson, ad aver gareggiato in Ryder Cup. «Non sempre uno si rende conto della difficoltà. In questo senso il campo può trarti in inganno. È quasi diabolico». Pensate a come è terminato l’Open di Francia a luglio. Un par 4 alla 18 avrebbe regalato la vittoria a Julian Suri, ma l’approccio dell’americano è finito nell’ostacolo d’acqua a protezione del green, con il risultato di un doppio bogey. Anche l’inglese Chris Wood ha sbagliato qualche colpo (alla 15 e alla 17) e Jon Rahm non è nemmeno durato tanto, facendo un triplo bogey in 7 colpi alla 12. Alex Noren ha terminato la sua gara oltre mezz’ora prima dell’ultima coppia e ha giocato le ultime quattro buche in due sotto il par per aggiudicarsi la vittoria.

Con queste premesse, entrambi i team sono inebriati dall’eccitazione per la sfida del torneo biennale. Per gli americani, l’obiettivo è quello di vincere fuori dagli Stati Uniti, cosa che non accade dal 1993. Gli europei, invece, vogliono evitare di perdere, per la prima volta, due tornei consecutivi nell’arco di questi stessi 25 anni.

Questa è solo la seconda volta in cui la Ryder Cup si disputa nell’Europa continentale; la prima è stata nel 1997 a Valderrama, in Spagna. Le Golf National offre molte occasioni in cui il giocatore deve valutare rischi e vantaggi, dando così la possibilità di scegliere tra diverse strategie, il che lo rende un campo molto interessante per una gara a buche. Se consideriamo anche la posizione, 30 chilometri a Sud/Est dal centro di Parigi e pochi chilometri dalla storica Versailles, e il dettaglio non trascurabile del fatto che molti giocatori di entrambi i team sembrano essere all’apice della forma, ci sono tutte le premesse per tre giornate ricche di emozioni, appena al di là dalla Torre Eiffel. Per godervi al meglio questogrande spettacolo, ecco nove cose che dovete sapere sul campo che ospiterà la Ryder Cup.

 

  1. Il campo ha quasi trent’anni

L’Albatros ha aperto il 5 ottobre del 1990. Al foursome inaugurale hanno partecipato i campioni Major Greg Norman, Jeff Sluman e Raymond Floyd, che si sono uniti al professionista francese Marc Farry. È stato il culmine di un’impresa durata quasi dieci anni per Claude-Roger Cartier, presidente della Federazione Francese di Golf e figura discreta all’ombra dell’ascesa dello European Tour. L’idea di Cartier era quella di creare una sede permanente per l’Open di Francia, il più antico Open nazionale dell’Europa continentale, disputato a partire dal 1906, e di istituire un performance center per i team nazionali francesi, nella speranza di dare maggiore visibilità a questo sport nel Paese. Per dar vita al progetto ha trovato circa 340 acri di terreno demaniale nel sobborgo parigino di Saint-Quentin-en-Yvelines, ottenendo dal governo un contratto d’affitto della durata di 99 anni. Il progetto comprendeva un’Accademia per giocatori di ogni livello e 45 buche: Le Golf National ha un secondo campo da 18 buche, l’Aigle (“Aquila”, in francese), e il campo da nove buche Oiselet (“Uccellino”). Naturalmente il progetto non aveva scopi esclusivamente filantropici: sulla proprietà sorge anche un resort con 131 camere. Per poter realizzare Le Golf National, Cartier è ricorso a un interessante espediente. Il terreno della proprietà era pianeggiante, essendo stato utilizzato per scopi agricoli. Così Cartier, che morì nel 2014 all’età di 93 anni, si accordò con le autorità locali per ottenere la terra scavata da progetti edilizi a Parigi e trasportarla fuori dalla città. Si stima che 1,6 milioni di metri cubi di terra siano stati portati in situ e usati per modellare i campi da golf. Dalla sua inaugurazione Le Golf National ha ospitato l’Open di Francia ogni anno, ad eccezione del 1999 e del 2001; tra i vincitori più noti si contano Colin Montgomerie, Retief Goosen, Graeme McDowell (due vittorie), Martin Kaymer e Tommy Fleetwood.

 

  1. Il nuovo look del National

Dopo che a maggio del 2011 il PGA European Tour ha scelto l’Albatros come sede della Ryder Cup, la Federazione Francese di Golf ha mantenuto la promessa di rinnovare il campo da golf. Secondo Paul Armitage, direttore generale del Golf National, sono stati investiti quasi otto milioni di euro in opere di rifacimento, eseguite per la gran parte tra il 2014 e il 2015. Tra i cambiamenti più importanti ci sono il prolungamento di diverse buche, tra cui i tre par 5. Il campo ha una lunghezza di 6.615 metri per la Ryder Cup, ed è un par 71. Tra le altre modifiche rilevanti, va segnalato: la creazione di un lago, incluso nel progetto originale, davanti alla buca 11, un par 3, al posto di un acquitrino prosciugato; la riprogettazione dei green delle buche 1 e 16, per offrire maggiore possibilità di scelta nel posizionamento della buca; un sistema di drenaggio più performante, per permettere al campo di riaprire entro tre ore da una pioggia abbondante, evitando così il ripetersi di situazioni come quella della sessione finale del 2010 al Celtic Manor, in Galles, che dovette essere spostata al lunedì; la ricostruzione di tutti i bunker per incorporare una base di cemento;modifiche varie di carattere estetico lungo tutte le aree che circondano il campo: è stata aggiunta festuca a molte delle buche e traversine ferroviarie in legno sono state collocate intorno a diversi ostacoli d’acqua, dal momento che, come spiega Armitage, «prima non c’era una vera separazione tra i green e gli ostacoli d’acqua». I tradizionalisti potrebbero protestare, dicendo che le modifiche hanno “americanizzato” il campo; ma Armitage insiste nel ribadire che lo spirito del progetto originale è rimasto intatto. «Ora il campo è un po’ più elegante», osserva Levet, che ha vinto l’Open di Francia al Golf National nel 2011 (una delle sei vittorie nello European Tour, più di qualsiasi altro giocatore francese) e che festeggiò saltando in acqua a lato del green della 18, finendo per rompersi una gamba.

 

  1. Tribune e fibra ottica

Il terreno che circonda molte delle ultime buche è stato rimodellato per creare spazi più ampi e adeguati alle strutture che accoglieranno il pubblico, in vista di 60.000 persone, tra appassionati e volontari, previsti per ogni giornata. I tifosi che non vogliono perdersi l’inizio di ogni gara ameranno la grande tribuna che circonda il primo tee. È la più grande nella storia della Ryder Cup, in grado di accogliere 6.500 spettatori, a confronto dei 2.148 a Gleneagles nel 2014 e dei 1.668 ad Hazeltine nel 2016. Tre l’altro, da molti dei posti a sedere si vede anche il green della 18. Affinché tutto il mondo possa godersi lo spettacolo, cavi in fibra ottica corrono lungo tutto il campo, collegandosi ai tre diversi TV compound che verranno utilizzati durante il torneo: uno per NBC/Golf Channel negli Stati Uniti, uno per Sky Sports nel Regno Unito e un terzo per il canale internazionale.

 

  1. Le modifiche non lo hanno reso più difficile

I risultati degli ultimi Open di Francia indicano che le modifiche apportate non hanno aumentato le difficolta del campo. Infatti, il punteggio del vincitore Noren a luglio (277 colpi, -7) è il primo – da quando la maggior parte delle modifiche sono state completate nel 2015 – a non essere a due cifre sotto il par. Negli ultimi quattro anni la media dei punteggi dei vincitori è stata di 10,75 sotto il par; la media dei tredici anni precedenti di 10,6 sotto il par.

 

  1. Il campo non favorirà alcuna squadra (forse)

Il segreto (non poi così segreto) della Ryder Cup è che il capitano della squadra di casa può influenzare la preparazione del campo per ottenere condizioni più favorevoli per i propri giocatori. Nel 2016 la squadra europea ospite si lamentò del fatto che il percorso dell’Hazeltine National era troppo ampio e che la posizione delle buche rendeva troppo facile fare birdie. Ora che è il loro turno di ospitare il torneo, pare che gli europei preferiscano rough più spessi e zone di atterraggio dei tee shot più strette, per controbilanciare il presunto vantaggio degli americani sulla distanza dei tiri dal tee. Anche se il capitano della squadra europea Thomas Bjorn insiste nell’affermare che non ha chiesto cambiamenti rispetto a com’era il campo a luglio. «È un campo che non si presta molto ai colpi con il driver, ma questo lo sappiamo», spiega Bjorn. «Non ci sono molte probabilità che in un giro si tirino, ad esempio, 14 drive. Piuttosto, verranno usati molto i ferri. Questo campo si è sempre giocato così». Può darsi. Però se la festuca era piuttosto fitta e alcuni hanno osservato che i fairway erano più stretti di quanto li ricordassero dagli anni precedenti. Tra quelli che l’hanno notato c’è anche Graeme McDowell, uno dei vice capitani di Bjorn. «Ci piace preparare il campo per renderlo un po’ più stretto e un po’ più difficile, con dei green magari non così veloci. Questo favorisce più la nostra squadra che la loro? Noi crediamo di sì», ammette candidamente. Non vogliamo affermare che Bjorn non sia sincero, ma il bluff degli europei è evidente. Non sorprendetevi se il rough sarà più fitto e i fairway più stretti quando il capitano della squadra americana Jim Furyk arriverà con i suoi ragazzi.

 

  1. L’acqua giocherà un ruolo importante

L’Albatros presenta ostacoli d’acqua in dieci delle sue 18 buche, sei nelle seconde nove. I green della 15, 16 e 18 hanno tutti ostacoli d’acqua a guardia del colpo al green. Questo potrebbe rendere particolarmente interessanti le gare di foursome, quando i giocatori che effettuano il primo tiro alle buche dispari dovranno affrontare il difficile secondo tiro della 18, avendo potenzialmente eseguito il loro ultimo colpo al green alla 12.

 

  1. L’ordine delle buche non si cambia

Per le gare a buche tra squadre di giocatori si tende a modificare l’ordine in cui vengono giocate le buche, così che sia possibile giocare le buche che tradizionalmente sono le ultime anche nel caso in cui la gara finisca in anticipo. Ne sono un esempio Harding Park e il Robert Trent Jones Golf Club per la Presidents Cup, e Hazeltine National per la Ryder Cup del 2016. Ma in questo caso il percorso che ogni anno i giocatori affrontano all’Open di Francia rimarrà invariato per la Ryder Cup.

 

  1. Un percorso superstar

Con la Ryder 2018 inizia un periodo di grande attenzione internazionale per il Golf Le National. Il campo, infatti, ospiterà anche le gare di golf (maschili e femminili) dei Giochi olimpici 2014, in programma appunto a Parigi.

 

  1. In Francia c’è grande attesa

Questa estate Michael Lorenzo-Vera, 33enne professionista dello European Tour, ha fatto scalpore commentando in modo piuttosto duro l’attesa per la Ryder Cup nel suo Paese. In un’intervista al New York Times ha affermato che a livello locale l’entusiasmo per l’evento è scarso e che la cattiva reputazione che il gioco ha in Francia stava danneggiando il torneo. Gli organizzatori hanno naturalmente contestato queste affermazioni. L’amministratore delegato dell’European Tour, Keith Pelley, ha affermato che a giugno i francesi avevano già acquistato il 43% dei 51.000 biglietti giornalieri disponibili, superando del 37% quelli venduti nel 2014 a Gleneagles. «Il sostegno che abbiamo ricevuto da tutti in Francia, dal governo, dalla Federazione Francese di Golf e dagli stessi appassionati è stato eccezionale. E questi numeri lo confermano», sostiene Pelley. La Federazione Francese di Golf ha riportato che l’evento ha fatto anche crescere l’interesse nei confronti di questo sport a livello nazionale. Come condizione per poter ospitare la Ryder Cup, la Federazione si è impegnata nella costruzione di cento centri di allenamento in tutto il Paese. Ora sono quasi tutti completati e, secondo la Federazione, ci sono 30.000 nuovi golfisti, un numero significativo per un Paese con circa 410.000 golfisti tesserati. «Siamo convinti che questo evento possa avere un impatto duraturo sul golf francese, indipendentemente da cosa accadrà durante la settimana del torneo», afferma Armitage. Naturalmente gli appassionati di golf di ogni parte del mondo si augurano di veder accadere qualcosa di speciale, nell’ultima settimana di settembre.


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    Golf Today
    ottobre 2019
    edizione digitale

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    Ottobre è il mese dell’Open d’Italia ed è normale che questo evento catalizzi l’attenzione di ogni appassionato. Ma le storie attinenti al torneo vanno oltre alla mera cronaca sportiva che, per necessità di cose, si conclude al termine del quarto giro.

    Così il nuovo numero de Il Mondo del Golf Today, rivista edita da Bel Vivere, a Company of Cose Belle d’Italia, e diretta da Massimo De Luca, racconta alcuni protagonisti della gara di Roma non tanto attraverso le loro imprese, bensì mediante la loro vita quotidiana (che poi, in fin dei conti, è un’impresa anche più grande), fatta di impegno, costanza, training, programmi, sogni e ambizioni.

    Ecco allora che, in occasione dell’Open, Denis Pugh ci svela il lavoro che attua, giorno per giorno, lontano dai riflettori, con Francesco Molinari; ma racconta anche del suo approccio all’insegnamento (iniziato un po’ per caso) o della sua “dipendenza” da Twitter, usato con finalità decisamente alternative.

    Shane Lowry, che con la vittoria all’Open Championship si è già giustificato la stagione (e, forse, la carriera), arriva a Roma con un obiettivo preciso: proseguire la sua marcia verso la convocazione per la Ryder 2020. Un traguardo ambizioso iniziato – spiega il giocatore – dalle garette di pitch & putt.

    Edoardo Molinari, invece, riparte dalla vittoria all’Olgiata (nel 2009, sul Challange Tour) per ripercorrere una carriera comunque grande, tra successi e difficoltà.

    L’Olgiata che ospita il torneo, infine, ha una storia tutta da scoprire, inizata quasi sessant’anni fa sui terreni dove pascolavano anche Nearco (14 vittorie su 14 gare) e Ribot (16 su 16).

    In coda, la consueta vetrina dedicata al “saper vivere” con eleganza ed equilibrio, con pagine dedicate alla moda e accessori, motori, nautica, benessere, cultura ed enogastronomia.

Settembre, andiamo: è tempo di Ryder Cup! L’attenzione del golf mondiale guarda al Golf Le National di Parigi, che a fine mese ospita la attesa sfida biennale tra Europa e Stati Uniti, unico torneo al mondo (di qualsiasi sport) in cui il nostro continente ha una propria “Nazionale”.

Il nuovo numero de Il Mondo del Golf Today, rivista che fa parte del Gruppo Cose Belle d’Italia, edita da Belvivere srle diretta da Massimo De Luca, riporta i lettori all’edizione 2016, in cui Rory McIlroy e Patrick Reed furono protagonisti di un match da cardio palmo, divenuto una tra le pagine più emozionanti dell’intera storia del golf.

Poi, è storia di oggi, con le rivelazioni di Francesco Molinari (sapevate che il capitano Bjorn ha fatto sottoporre tutti i suoi giocatori a un test psicoattitudinale?), l’analisi delle formazioni, i segreti del campo e i timori di Jim Furyk, capitano designato per difendere il trofeo.

La trepidazione per la Ryder non deve comunque far passare in secondo piano un altro grande risultato del golf azzurro: Andrea Pavan ha conquistato il suo primo titolo sul Tour maggiore e ora, a carta confermata, può guardare al prosieguo della carriera con aspirazioni più convinte.

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