Mondiali in Russia? Italia, no. Golf, sì

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Alla scoperta dei pochi ma splendidi campi in Russia, il Paese che ospita la Coppa del Mondo di calcio, dove è possibile farsi recapitare in campo hamburger e vodka, via drone, oppure prenotare una suite a metà di un par 3, effettuando il tee shot dal tetto.

Quattro sono considerati i condottieri “scratch” della Russia: Ivan il terribile, Pietro il Grande, Lenin il rivoluzionario e Putin il presidente a vita.

È stato proprio quest’ultimo a pensare, dopo le Olimpiadi di Sochi, ai Campionati mondiali di calcio per far conoscere a tutto il pianeta la nuova Russia. Quella nata dal crollo del regime comunista e dalla dissoluzione delle Repubbliche sovietiche.

Quella che ha generato nuovi ricchi tra imprenditori d’assalto e manager pubblici che si sono trovati a guidare imprese private derivanti dallo sfaldamento dell’economia di stato.

Ma anche quella dei nuovi poveri generati dal modello capitalista che ha sostituito l’efficienza al vecchio slogan del “lavoro per tutti” o, meglio, dello “stipendio per tutti” a fronte del poco lavoro.

Sono undici le città che ospiteranno le partite e che, come ovunque accade in questo tipo di manifestazioni, si sono trasformate (al punto che i concittadini chiamano il sindaco di Mosca “la Talpa”): pulite, organizzate ed educate ad accogliere oltre un milione di tifosi.

Tra loro mancheranno gli italiani, che hanno visto la Nazionale sciogliersi al momento della verità.

Per loro però, ma anche per tutti gli altri, una declinazione diversa per conoscere il Paese è quella di sostituire gli stadi con i campi da golf.

Tra Rinascimento e modernità

Al momento, in realtà, fairway e green si contano sulla punta delle dita e sono concentrati intorno alle due grandi metropoli di Mosca e San Pietroburgo, che peraltro ospiteranno le partite più importanti del Mondiale, quali l’inaugurazione, le semifinali e le finali. Del resto, in un Paese di 144 milioni di abitanti, i golfisti sono solo cinquemila, tanti quanti erano da noi nel 1959. Le due città, divise da circa quattro ore di un comodissimo treno ad alta velocità, rappresentano le anime del Paese e il tifoso golfista vi troverà sorprese inaspettate, bellezze inesplorate e opulenze in bella evidenza. La modernità, il lusso, le nuove imprese, le grandi eredità immobiliari della politica, a Mosca. La vita degli Zar, il fascino dei canali e dei palazzi rinascimentali, la bellezza dei musei, a San Pietroburgo. Indifferente decidere se partire dalla capitale moderna o da quella storica, visti anche i comodi voli da e per Milano e Roma.

Passato e presente sulla Piazza Rossa

La vera storia del Paese più esteso al mondo inizia solo nel 1500 quando Ivan, sposando tra le sue sette mogli anche una Romanoff, diede inizio alla dinastia degli Zar. La sua preoccupazione principale fu ovviamente la guerra o, come diremmo oggi, la difesa, al punto che la sua prima campagna – quella contro gli Ottomani – andò così bene da spingerlo a costruire come ringraziamento un capolavoro di architettura multicolore con la dedica a San Basilio. Proprio da questo gioiello di metà del XVI secolo abbiamo scelto di partire; e dalla maestosa Piazza Rossa che rappresenta le due anime della città nel Novecento. Da una parte, le tombe dei notabili della rivoluzione, degli astronauti e dei grandi generali e soprattutto il mausoleo di Lenin che quella rivoluzione concepì, il cui corpo sembra semplicemente addormentato nella sua teca trasparente, grazie a trattamenti chimici, maschere di cera e cambi di abito quasi annuali. Dall’altra parte, i grandi magazzini Gum: oggi simili a quelli di tutte le capitali, ma solo qualche decina di anni fa unico luogo del Paese dove si potevano trovare scarpe, vestiti, intimo e oggetti della moda occidentale, per i quali i moscoviti facevano ore di coda per accaparrarsi un capo – magari nemmeno della propria taglia – che veniva poi scambiato sui mercati paralleli.

Numeri da record

Negli ordinati e presidiati cortili del vicino Cremlino, oggi noto a tutti come sede del potere politico, sono di incredibile bellezza le cupole dorate di San Nicola, assunto a protettore di tutta la Russia anche se lì non è mai stato di persona: di lui è arrivato da Bari solo un osso che è stato esposto edadorato per due mesi da un milione e mezzo di persone che hanno atteso anche dieci ore per venerare la reliquia. Lì vicino sono in bella mostra anche il “Cannone dello Zar” e la “Campana dello Zar”. Il primo, lungo ben cinque metri, è il più grande cannone non funzionante al mondo; la seconda è la più grande campana rotta del pianeta e pesa l’incredibile cifra di 216 tonnellate. Invece, per vedere (e sentire) quella più grande funzionante (“solo” 70 tonnellate) si può dedicare una escursione a Sergiev Posad, a una settantina di chilometri a nord-est di Mosca, la culla della Fede ortodossa e, anche, delle matrioske. Qui, sempre in termini di “Guinness”, si può partecipare alla messa più lunga che si celebra ogni giorno dalle 5 del mattino alle 21, con gli officianti che, per loro fortuna, cambiano ogni due ore. Da Posad volendo si può anche iniziare il Tour dell’Anello d’Oro che in ottocento chilometri tocca, di solito in tre giorni, dodici città intorno al Volga.

Campi esclusivi e alternativi

Visto – almeno per ora – lo scarso interesse degli undici milioni di moscoviti per il gioco del golf, i campi della capitale sono piuttosto pochi. Ma quasi tutti meritano una visita. Il Moscow Country Club, ad esempio, perché è in pieno centro cittadino. Oppure Skolkovo, un gioiello disegnato da Jack Nicklaus da un milione di rubli, aperto quattro anni fa e riservato esclusivamente ai soci, ai quali basta telefonare in club house per ordinare un hamburger o una vodka e vederseli servire da droni che si orientano sul campo grazie a enormi “codici” grafici posizionati tra buche. È un po’ più fuori Tsleevo dove un magnate dell’alluminio ha costruito un resort che ospita un campo da polo con sessanta cavalli a disposizione, il golf, una piscina coperta, quattro piste da sci, nove suite da sogno, di cui una addirittura per novelli sposi, posizionata a metà di uno spettacolare par 3 nel bosco in cui lui, lei (o entrambi), dopo la passione coniugale, possono scatenare quella per il gioco, tirando al green da un tee posizionato direttamente sul tetto. Altri due resort da provare, ammesso che riusciate a farvi invitare da un socio, sono il Golf and Yacht Club Pestovo, che vanta una delle migliori cucine italiane in Russia, e l’Agalarov che di italiano ha, invece, il professionista PGA Leonardo Petrocelli. Infine, per chi vuole dedicare tutta la giornata fuori Mosca, Zavidovo è un campo PGA su un’isola naturale del Volga a nord della città. In generale, i campi sono aperti da metà aprile a fine novembre. Ma il lavoro dei greenkeeper non è stagionale ed è impegnativo durante tutto l’anno: durante ogni giornata invernale devono infatti verificare che sotto alla neve sui green non si formi acqua che potrebbe poi gelare bruciando irrimediabilmente l’erba.

Indietro nella storia

Il treno di cui dicevamo non solo permette di spostarsi da una città all’altra, ma consente anche di ritornare indietro nel tempo con la stessa velocità. A San Pietroburgo, seconda città della Russia, tutto ricorda la dinastia degli Zar che hanno regnato su un immenso Paese per tre secoli e mezzo (dal 1561 al 1917). Il luogo è stato scelto nonostante il clima inospitale (la minima lo scorso inverno: -26°) per la garanzia di un accesso al mare. Poiché però non esisteva nulla e nessuno ci voleva venire, tutti i viaggiatori in arrivo dovevano pagare come dazio non rubli, ma pietre: una, se a cavallo; tre, se in carrozza; cinque, se in nave. Nessuna, se a piedi. Inoltre, fu proibito in tutto il resto della Russia di edificare in pietra e così costruttori e muratori furono obbligati, per sopravvivere, a venire a lavorare qui. Come se non bastasse, ogni Zar, che fosse il regnante o meno, ha ritenuto che le dimore dei suoi predecessori non fossero sufficientemente confortevoli per sé. E così la zona intorno alla città regala oggi ai turisti una serie di incredibili residenze reali, ognuna diversa dall’altra e ognuna più bella e affascinante dell’altra. Da non perdere il palazzo di Paolo e Maria a Pavlovsk, i cui figli furono educati dalla nonna Caterina la Grande in quanto gli eredi al trono erano considerati proprietà dello Stato. Oppure quello della stessa Caterina a Puškin, dove si trovava la celebre “Camera d’Ambra” prima razziata e poi smarrita dai nazisti, e oggi ricostruita fedelmente all’originale. Gli italiani apprezzano, poi, l’impareggiabile Palazzo Cinese a Lomonosov, che molti turisti disdegnano perché non perfetto: risparmiato dagli orrori della Guerra, presenta ormai i segni del tempo sui suoi splendidi parquet che cambiano colore camminando. Proprio qui la famiglia reale d’estate alternava all’ozio il gioco, usando slitte a rotelle sistemate su scivoli lunghi anche 500 metri e con un dislivello di 30, un divertimento che noi oggi chiamiamo “Montagne russe” e loro, ovviamente, “Amerikànskije gòrki”, cioè… “Montagne americane”. Per non parlare di Peterhoff in cui la bellezza del palazzo è quasi offuscata dai giochi d’acqua di decine di fontane disseminate nell’enorme parco, ma non dal vicino campo 9 buche. Ovviamente da non perdere a San Pietroburgo c’è l’Hermitage: uno dei più splendidi musei d’Europa che deve il suo nome al termine “Eremitaggio” inteso come luogo dove i sovrani potevano stare in tranquillità senza la corte e la servitù. San Pietroburgo è comunque tutta un’opera d’arte, trionfo di colonne, marmi, costruzioni colori pastello all’esterno e mosaici interni che sembrano affreschi, come ad esempio quelli della chiesa del Salvatore sul Sangue Versato, dove uno Zar subì un attentato, o della chiesa di Sant’Isacco, dedicata da Pietro il Grande al suo amico Newton, che è uno spettacolo di spazi di luce e marmi verdi e azzurri dell’Afghanistan. Il tutto affacciato sulla Neva, un fiume corto (solo 74 km) ma largo ben più di un chilometro, che nei secoli scorsi ha rappresentato una vera autostrada per il trasporto di persone e merci e che ha contribuito a dare il simbolo alla città nel cui stemma ci sono due ancore: una di mare e una di fiume.

Un giro di 24 ore

In questa zona il golf più bello è Gorky Park, disegnato da un architetto finlandese (siamo un’ora e mezza di treno da Helsinki) che ha costruito anche un resort con un hotel da 36 camere e una serie di bungalow immersi nel verde. Su questo bel campo il prossimo week-end del 30 giugno e 1 luglio si disputerà una gara in cui squadre di tre giocatori giocano a coppie per 24 ore consecutive, perché non diventa mai buio: 72 buche e quasi 50 chilometri, cambiando format di gara a ogni round (info su www.spbgolf24.com). La vita della Grande Russia si è svolta quindi sostanzialmente tra bellissimi e curati giardini, palazzi raffinati, tanti corsi d’acqua spesso artificiali, tradimenti, lotte intestine con i compagni di viaggio e una quotidiana esposizione alle intemperie: praticamente quello che oggi chiamiamo una partita di golf. Per la Russia moderna vedremo cosa ci dimostreranno i Mondiali, magari anche inseguendo, oltre al pallone, una pallina con i dimple.

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