Golf e Genitori: “Keep It Simple” 

Michele Ortolani by

L’argomento dei genitori sul campo da golf è sempre stato un argomento controverso. Ci sono genitori super assillanti ed altri estremamente distaccati.

Vi parlo della mia esperienza dove il golf nella mia famiglia è sempre esistito da prima che io nascessi.

Le leggende di casa narrano di un amore a prima (s)vista con il golf durante il viaggio di nozze dei miei genitori in Turchia.

Alla nascita mi è stata messa in mano una matita, e grazie al riflesso incondizionato di stringerla, mi ha permesso d’imparare a “grippare”.

Predestinato già dalla nascita? Stessa sorte anche per mio fratello, ma lui in seguito ha scelto un’altra strada.

Fin da piccoli ci facevano girare per il “Des Iles” tirando palle di plastica per tutta la club house, diventando probabilmente i bambini più “birbanti”del circolo.

Mio padre è sempre stato molto comprensivo e forse fin troppo paziente.

Quando avevo appena preso l’handicap, mi portava con sé durante le sue sfide con gli amici. Io, pur di tirare qualche colpo, avevo fatto inserire una regola per cui, una volta a buca, si poteva utilizzare il mio colpo “Jolly”.

Ah che bei tempi! Questo però era solo l’aperitivo.

Il bello arrivò quando intorno ai 14 anni iniziai a fare le “garette” in giro per il nord Italia.

Tutti isabato e la domenica mattina mio papà si faceva le levatacce dopo una settimana di lavoro estenuante. Non l’ho mai sentito lamentarsi.

Il culmine della sua pazienza, è stato durante gli internazionali d’Italia under 16 a Biella nel 2011. L’hotel che aveva scelto non mi piaceva e l’ho costretto a fare avanti e indietro per quattro giorni da Milano!

Ovviamente la gara è andata male, ma lui non ha ha detto nulla, anzi, mi supportava ancor di più.

Anche mia madre non era da meno. Dopo la scuola mi portava ogni giorno in giro per i campi ad allenarmi. Era la capotreno del pendolare “Ortolani”.

Mi sono reso conto, qualche anno dopo, di quanti sacrifici i miei genitori avessero fatto. Era amore incondizionato.

Questi sacrifici non hanno mai autorizzato i miei genitori ad intromettersi nel mio gioco.

Sergione (papà) è sempre stato lontano dalle questioni tecniche. Ogni tanto diceva e dice la sua,  senza imporre la propria visione,  ma semplicemente dispensando un classico consiglio da padre premuroso.

Ma quindi, come vi dovete comportare?

Non tutti i giovani golfisti, hanno la mia stessa fortuna.

Ho assistito durante la mia carriera a scene veramente tristi e a ramanzine post round avvilenti.

Padri furiosi con i propri figli in seguito a dei colpi sbagliati dove probabilmente, al loro posto,  avrebbero fatto un “ratun”.

Ovviamente non ho mai avuto il coraggio di intromettermi.  Comprendo il coinvolgimento emotivo, ma questo comportamento non fa altro che peggiorare la situazione.

Vi siete mai messi nei panni di vostro figlio prima di agire così? Lui non si diverte a tirare dei brutti colpi e assolutamente non prende decisioni di strategia sbagliate di proposito.

Tutta quella apprensione che viene manifestata dai genitori si traduce in minor divertimento del figlio e a volte lo si porta perfino a smettere.

Il golf è un posto nel quale bisogna divertirsi sempre.

“Buona giornata e divertiti!” è una frase che mio padre mia ha sempre detto, e che mi ripete ogni volta che vado a giocare o ad allenarmi ancora oggi.

Il ruolo del genitore nello sport del figlio dovrebbe essere quello di “supporter”,  festeggiando durante le vittorie e piangendo durante le sconfitte, mantenendo piena fiducia nel proprio figlio e nel team che lavora con lui.

Ricordate che troppi consigli e assillanti saranno solo motivo di insicurezza.

Il golf è uno sport complesso e carico di pensieri, perciò “keep it simple”… e grazie per amarci così tanto, nel bene e nel male.


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