Francesco Molinari “Così ho allungato il mio drive”

Redazione On Line by

I segreti del lavoro di preparazione che ha consentito a Molinari di guadagnare quasi venti metri dal tee senza perdere in precisione.

 

di Ron Kaspriske

 

Quando gli abbiamo chiesto come abbia fatto a guadagnare quasi venti metri con il driver in sole tre stagioni sul PGA Tour, ma prendendo comunque il fairway, Francesco Molinari ci ha risposto che aveva semplicemente mollato i freni.

A capo dell’anno migliore della sua carriera, in cui ha vinto l’Open Championship e il Quicken Loans oltre a portare a casa un imbattibile record di 5-0 alla Ryder Cup, coronando il tutto con la vittoria nella Race to Dubai, Molinari è ora nel “Club dei 300”.

La sua media sul drive nel 2018 è stata infatti di 301 yard, venti in più rispetto alle 281 del 2015. Come se non fosse già abbastanza impressionante, l’ha fatto senza intaccare la sua fama di “Macchina da fairway”.

Molinari ha avuto una percentuale di fairway presi del 64,3% risultando settimo nella statistica “Colpi guadagnati dal tee”.

Quando giochi sul PGA Tour e non la tiri lunga, hai due opzioni: o ti concentri sui tornei nei campi più stretti e corti o lavori sulla tua lunghezza.

La prima opzione non è allettante, considerando i Major e tutti i tornei che necessitano di tanta distanza con i tee shot.

La seconda è tuttavia più rischiosa. «Dicono che cercare di allungarsi possa rovinare lo swing; e so che, in effetti, ad alcuni giocatori è successo.

Ma per me non è mai stato un problema, avendoci lavorato passo dopo passo», spiega Molinari. «Non è che un giorno mi sono svegliato e ho chiesto al mio coach Denis Pugh di provare a guadagnare distanza; ci sono voluti anni di lavoro e, fortunatamente, ho scoperto che più forzo più guadagno distanza».

Di seguito, quattro esercizi che hanno permesso a Chicco a guadagnare quasi venti metri.


Ha liberato il backswing

Molinari era solito eseguire il backswing allontanandosi dal bersaglio con la sola parte alta, resistendo alla rotazione con la zona inferiore. Ora il fianco destro si muove all’unisono con la colonna, permettendogli di ruotare senza limiti per aumentare la velocità di passaggio. Lo swing di Molinari è passato dalle 107 miglia di qualche anno fa, a 113. «Ero molto più limitato, con molta tensione nei muscoli della schiena», ammette. «Ora ho molta più libertà di movimento”. Pugh sostiene che l’obiettivo era di portare il bastone nel back il più in alto e il più lontano possibile, anche a costo di alzare il piede sinistro per rendere più agevole l’ampiezza. «Non è una cosa che faccio di proposito, ma il tallone sinistro si alza a causa dell’elevata rotazione nel backswing».

Carica di più dal top

Con la schiena verso l’obiettivo e sentendo le braccia più lontane dal corpo (in basso) Molinari è in una posizione perfetta per creare potenza. Tuttavia è la seconda fase, su cui sta ancora lavorando, che lo potrebbe portare ad allungarsi ulteriormente. «Quando pratico, mi “comprimo” durante la ripartenza», illustra. «Da questa posizione mi sembra di saltare sul piede sinistro, il che crea tantissima velocità. Vorrei cercare di trasferire questa sensazione in campo». Francesco ha dedicato molto tempo alla preparazione con il performance coach Dave Alred, per ottenere potenza e flessibilità. Questo lavoro è evidente nella potenza creata ora dalle gambe di Francesco. Pugh ritiene che la potenza arrivi dalla fisicità, non dalla tecnica. «L’obbiettivo era quello di rafforzarlo per creare maggior potenza. Dovevamo, però, stare attenti che la sua tecnica non limitasse il potenziale di questo nuovo surplus di energia».

Colpisce con la parte destra

Molti giocatori, come ad esempio Rory McIlroy o Cameron Champ, sono in grado di generare una specie di effetto-frusta nel downswing attraverso una rotazione dei fianchi indipendente dal torso. Molinari ha ammesso che vorrebbe farlo anche lui, ma il fisico non glielo permette. «Ho dovuto trovare un altro metodo per generare potenza». Nel passato la velocità era creata dalle braccia e dalle mani e la sua distanza media era di 280 yard. Ora invece il suo corpo è più coinvolto. «La mia spalla destra era arretrata durante il back, ancora vicina alla posizione di partenza: così, il bastone mi usciva davanti. Ora cerco di sentire maggiore rotazione di spalle nel downswing, soprattutto la spalla destra (in alto). Ho la sensazione che spinga verso la palla e verso il bersaglio».

Ha mollato i freni

Ripensando al suo vecchio swing, Molinari sostiene che probabilmente utilizzava il 70/75% del suo potenziale. «Rispetto a prima, ora riesco a trasferire molta più energia», spiega. «Intendiamoci: lo swing è ancora in controllo, ma massimizzo la mia potenza». «La soluzione è stata di farlo swingare con più potenza, tenendo sotto controllo stabilità e tocco di palla», interviene Pugh. «Facendo così si potrebbe perdere in precisione, ma è meglio essere in semi rough o in fairway, ma venti metri più indietro?». Gli obiettivi erano di renderlo più forte fisicamente, creando maggiore velocità attraverso la rotazione del corpo, anziché con le mani.

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