Chicco in copertina su Golf Digest: retroscena di un’intervista speciale

Massimo De Luca by

La Ryder Cup era finita da pochi giorni, e Chicco aveva combinato quello che sappiamo, quando ho ricevuto una mail da Max Adler, giovane direttore responsabile dei contenuti golfistici di Golf Digest, bibbia del golf mondiale.

Max è un ragazzo in gamba, simpatico e…scratch.

Avevo conosciuto lui e il grande capo di tutto il sistema Golf Digest, Jerry Tarde, alla convention tenuta a Parigi nei giorni immediatamente precedenti la Ryder.

Lì, a due passi da Place Vendome, i direttori delle varie riviste che, come la nostra, sono partner di Golf Digest si erano ritrovati per incrociare le rispettive esperienze e progettare nuove iniziative.

Nella mail, Max mi chiedeva di realizzare una lunga intervista (“Scrivi quanto vuoi – mi aveva precisato – ci teniamo molto”) per presentare il personaggio Molinari al mondo, visto che, per tanti motivi, era rimasto sempre un po’ nell’ombra della ribalta internazionale.

Ma un anno come questo 2018 da leggenda, inevitabilmente, lo ha spinto al centro della scena, sotto il cono di luce riservato ai protagonisti.

Ho letto quel messaggio con crescente soddisfazione, parola dopo parola: per l’esplicito riconoscimento della dimensione raggiunta da Chicco, ma anche per un particolare: era la prima volta che dagli Stati Uniti, paese guida del golf mondiale, arrivava una richiesta all’Italia di fornire un contenuto.

Da sempre accade esattamente il contrario.

Francesco, come saprete, firma tutti i mesi una pagina su Il Mondo del Golf Today e, dunque, il mio rapporto personale con lui si è consolidato negli anni.

Anche perché, ad esempio, per tutto quest’anno, il nostro giornale è stato l’unico sempre presente sul posto dei…delitti di Chicco: dall’Open d’Italia a Carnoustie, dalla Ryder di Parigi alla vittoria nella Race a Dubai.

In tutta sincerità, quell’intervista avrei perfino potuto scriverla senza sentirmi con Chicco, tanti erano gli episodi della sua vita e della sua carriera che, in questi anni, mi aveva raccontato.

Ma a fronte di un committente così prestigioso e di un campione ormai così affermato, sarebbe stato poco professionale.

A volerla realizzare con scrupolo, non poteva bastare nemmeno inchiodare Chicco al telefono per una buona mezz’ora.

Prezioso, perciò, si è rivelato l’appuntamento per il Molinari Day, da tempo fissato, dagli organizzatori Renato Minnei e Andrea Fasoli (fondatori del Molinari fans club e sponsor sulla sua sacca con la loro società SAS Funds).

Chicco avrebbe trascorso l’intera giornata di lunedì 8 ottobre (giusto otto giorni dopo il trionfo parigino) al Dolomiti Golf Club, giocando una buca con ogni team dei suoi fans selezionati da precedenti gare.

Ma l’eco delle sue imprese aveva fatto confluire nel bel circolo dolomitico un’insolita quantità di colleghi.

“Hai una sola possibilità – mi aveva detto Andrea Fasoli quando l’ho contattato – salire con Chicco sull’elicottero che lo porterà da Verona, dove atterrerà il suo volo da Londra, fin sul fairway della 18 del Dolomiti. Dopo, non ti posso garantire che ci sarà tempo.”

Detto e accettato.

Il programma diventa il seguente: ore 7 del mattino di lunedì, partenza con Fasoli per Orio al Serio; ore 8.10, arrivo all’aeroporto bergamasco da Barcellona di Gorka Guillen, manager di Chicco; 8.30 partenza del trio per l’aeroporto di Verona; 9.45 arrivo al “Catullo”.

Qui le strade si scindono: Fasoli prosegue in auto per il Dolomiti; Gorka e io restiamo per un’ora e mezza in attesa di Chicco per poi imbarcarci tutti sull’elicottero.

Per fortuna ci sono pochi metri, all’arrivo di Francesco, per raggiungere l’eliporto.

La sacca non entrerebbe nel minuscolo bagagliaio, ma, sfilati driver e legni da portare a bordo, si può decollare.

Giornata splendida, panorami fantastici ma non c’è tempo per goderseli. Siamo seduti fianco a fianco, ma, inevitabilmente, dobbiamo comunicare via microfono collegato alle rispettive cuffie.

L’intervista procede, ma il volo è breve (una ventina di minuti). Quando l’elicottero plana vicino al green della 18, c’è ancora tanto da dire.


I tifosi pensano di essere su Scherzi a parte quando il primo a scendere sono io (perché il più esterno, non per altro). Poi spunta Chicco e partono i cori. Tutto bello, ma l’intervista non è finita.

E allora, secondo atto. Da cielo a terra, completeremo la nostra conversazione a fine giornata quando Chicco prenderà la via del ritorno verso Verona in macchina, perché di notte gli elicotteri non possono volare.

Di più: la prima parte del tragitto Molinari la passerà sull’auto di Alessandro Bellicini per sottoporsi al rito dell’intervista tv (che col Belli non è mai banale e meno che mai scontata).

Poi, a un autogrill lungo il percorso, Belli ed io ci scambieremo l’ “ostaggio” e finalmente, quando s’intravvedono le prime luci dell’aeroporto veronese, posso chiudere il taccuino.

Ho portato a casa la Molinari-story che gli americani mi hanno chiesto. Una piccola avventura, ma ne valeva la pena.

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