Golf & Safari? Yes, we Kenya

Massimo De Luca by

Viaggio alla scoperta delle perle golfistiche del grande Paese africano che, con 42 percorsi di qualità, offre la possibilità di una vacanza splendidamente combinata fra gioco, natura, mare

foto di Anna Maria Tulli

Diciamo la verità: il Kenya non è la prima destinazione che viene in mente per una vacanza golfistica. E invece un serrato golf-trip in quello splendido cuore dell’Africa ha svelato una serie di “gemme”, nemmeno tanto nascoste, di tale qualità da renderlo memorabile.

Anche, e forse soprattutto, perché attorno e dentro a quei bellissimi campi di cui fra poco parleremo, c’è appunto l’essenza dell’Africa, con la sua vegetazione, i suoi animali, i suoi panorami che trasformano ogni “round” di 18 buche in un mini-safari.

E poi, volendo, ci si può regalare, con opportuni spostamenti agevolati dalla fitta rete di voli interni, l’esperienza dei safari veri e propri che restano sempre una delle esperienze per le quali valga la pena viaggiare e sentirsi, una buona volta, lontani dal mondo, dalle abitudini, dal ritmo stesso dello scorrere del tempo.

Quasi un intero secolo di dominazione britannica ha ovviamente dato il primo impulso alla nascita di campi da golf, meravigliosamente inseriti nel contesto naturalistico del Paese. Ma anche dopo la conquista dell’indipendenza, nel 1963, pur tra i molti travagli di una giovane repubblica alle prese con le divisioni etniche, i governanti locali hanno sviluppato e ampliato l’offerta, nella giusta convinzione che, associata alle straordinarie risorse naturalistiche del Paese, potesse dare ulteriore impulso al turismo, voce ormai fondamentale del bilancio nazionale.

Il risultato, per un turista golfista, è estremamente accattivante: in pochi altri luoghi al mondo si può trascorrere in modo altrettanto coinvolgente una vacanza che combini golf, safari, mare. Quasi tutti i 42 campi del Kenya (tranne ovviamente quelli della Costa) sono in altura: dai 1700 ai 2000 metri. La palla, perciò, vola più lontanto. E non c’è turista golfista che non apprezzi questo dettaglio, non da poco. Praticamente tutti i campi, poi, hanno tariffe contenute entro un massimo di 40-45 Euro. E anche questo dettaglio, va da sé, può essere molto apprezzato dai golfisti.

Muthaiga, sulle orme di Seve

Si comincia, naturalmente da Nairobi. E la prima tappa, quasi d’obbligo, è il Muthaiga Golf Club, a una quarantina di minuti dal centro città. Qui è praticamente nata la storia del golf kenyota: le prime 9 buche furono realizzate nel 1913 (solo il Royal Nairobi è più vecchio, di soli 7 anni); poi l’ampliamento e l’attuale configurazione varata nel 2004, con la firma dell’architetto sudafricano Peter Matkovich che si è fatto un punto d’onore nel realizzare i green più veloci dell’East Africa. È la casa tradizionale del Kenya Open dal 1968 (con qualche interruzione); e, infatti, qui sono passati i grandi nomi del golf europeo e non solo: da Ballesteros a Lyle, da Faldo a Singh. Siamo a 1710 metri sul livello del mare, nel cuore della Karura Forest. Fairway incisi tra gli alberi, frequenti ostacoli d’acqua, dislivelli notevoli che rendono il gioco molto intrigante. Campo ricco di fascino, storico, molto frequentato dai businessmen, locali e internazionali, che operano nella capitale. Incontri ravvicinati soprattutto con i tanti macachi che vi accompagneranno colpo dopo colpo. E attenzione alla buca 5, dove c’è un primo punto di ristoro: lì le scimmiette (che sanno) attenderanno con molto interesse che vi prendiate la tradizionale banana. Essendone ghiottissime, non esiteranno ad abbordarvi: a opportuna distanza, sarà molto divertente accontentarle prima di vederle arrampicarsi in un attimo e tornare a volteggiare fra gli alberi. I caddie che avrete a disposizione a cifre modeste (il corrispettivo di 15/20 euro li renderà felici) sono in gamba e abituati, anche, a portar la sacca ai pro durante l’Open. Quindi inquadreranno presto il vostro livello di gioco e sapranno consigliarvi: specie sul green, facendovi risparmiare più di un colpo. Sulla carta di score troneggia un duplice ammonimento: tempo limite per le prime 9 buche, 2 ore e 15’; per le seconde 9, 2 ore e 10’. Vorremmo vederne di inviti così (stampati in rosso) anche sui nostri score.

Windsor, nel cuore della foresta

Ad appena una decina di chilometri dal Muthaiga, e ancora più vicino al centro di Nairobi (oltre che a 45 minuti dall’aeroporto), ecco il Windsor Golf Hotel & Country Club. Qui si entra in un Resort di classe alta, in elegante stile vittoriano, con 130 stanze de luxe quasi tutte affacciate sullo spettacolare arrivo del percorso, con un green a isola, traguardo di un par 4 di 360 metri (o 380 dai back tee). Campo moderno, nato nel 1992, circondato da piantagioni di caffè ma, soprattutto, sviluppato dentro una foresta vergine che, al solito da queste parti, vede spesso i suoi “abitanti” affacciarsi lungo il percorso. Fra loro, anche la maestosa “Brown Eagle” africana: un vero spettacolo di magnifica rapacità. Il disegno del campo è bellissimo e offre scorci entusiasmanti. La foresta disegna i fairway, laghi e corsi d’acqua vari impongono colpi a rischio, 73 bunker fanno il resto. La buvette alla buca 11 merita un cenno: elegantissima, costruita in pietra, ha un dehors affacciato sulla foresta. Qui non solo si prende ristoro dalle prime 10 buche, adagiati in divani da giardino ma, in realtà, si può cenare (anche senza prima giocare). Un servizio di golf cart fa la spola dalla Club House e ti recapita al tuo tavolo affacciato sulla foresta. Un “plus” straordinario per un resort che, oltre al bellissimo campo, offre tutta una serie di strutture (piscina, sale convegni, campi di squash e tennis) che ne fanno sede ideale sia per un soggiorno a Nairobi sia per convegni vari. Battezzato alla nascita dalla stampa specializzata come il primo, vero campo di livello mondiale del Kenya, il Windsor risponde pienamente alle aspettative. Il campo è sotto casa e la “casa” è un hotel davvero di grande qualità. Un golfista che scegliesse di organizzare una vacanza “combinata” di gioco e safari troverebbe qui la sua base ideale per poi spostarsi dal piccolo ma efficiente aeroporto riservato ai voli interni (Winston Airport) verso i lodge inseriti nel Masai Mara National Park. Non abbiamo avuto modo di visitarli ma, nell’area di Nairobi, vanno ricordati altri tre Club: il Limuru, circondato da piantagioni di tè; il Sigona, nato nel 1938 come campo privato di un miliardario e poi aperto al pubblico (oggi dispone anche di un impianto d’irrigazione computerizzato) e, più di tutti, il Karen Country Club: perché, come rivela il nome, si sviluppa accanto alla casa-museo di Karen Blixen (l’autrice de “La mia Africa”), accanto al green della 2 che è ovviamente visitabile; e poi perché qui Edoardo Molinari vinse nel 2007 il Kenya Open, suo secondo trofeo nel Challenge Tour.

Rift Valley, tra antilopi e zebre

Il viaggio è proseguito in macchina, per noi, in direzione del Lago Naivasha, nel cuore della Great Rift Valley, la valle più grande del mondo, con i suoi ottomila chilometri che abbracciano Africa e Asia dal Nord della Siria al centro del Mozambico. Attraversarne in auto la parte kenyota è impegnativo, ma estremamente interessante per un viaggiatore che voglia uscire dalle vie del turismo e vedere squarci di realtà africana. Siamo a cavallo dell’Equatore e siamo, anche, nella zona geologica che, milioni di anni fa, vide la separazione tra il continente africano e quello asiatico. Ovviamente può essere più comodo spostarsi con gli agili aerei dei voli interni: si acquista in tempo (una mezz’oretta di volo) e panorami dall’alto, si perde in termini di contatto ravvicinato con la realtà kenyota. L’arrivo al Great Rift Valley Lodge and Golf Resort è rasserenante dopo l’impegnativo trasferimento che ci ha portati ad attraversare la linea dell’Equatore. A poche centinaia di metri dal lodge ci siamo lasciati alle spalle branchi di babbuini che puntualmente (lo verificheremo anche in seguito) migrano da una parte all’altra della strada che attraversa la valle. Oltre il cancello d’ingresso (come sempre protetto da una puntigliosa vigilanza) ci si immerge totalmente nella natura. Sono oltre trecento le specie di uccelli della zona che spesso si posano sulle terrazze delle belle stanze in legno, issate su palafitte, che guardano la sconfinata valle.

Il campo, dentro il Resort, è un par 71 non lunghissimo ma delicato: fairway in erba Kikuyu, green in Bermuda. Un disegno che si snoda tra dislivelli, dog leg impegnativi e molti ostacoli d’acqua. Siamo a più di duemila metri di altitudine: la palla va che è una bellezza. Il “Captain” del Club, Dave Williams, cordiale americano stabilitosi a trascorrere qui gli anni della sua pensione, ci accompagna nel gioco e ci anticipa le “sorprese” in arrivo: come il branco di antilopi che occupa il fairway della buca 7 ma che prontamente si rifugia nel bosco allo schioccare del primo drive; o come mamma zebra che spupazza il suo cucciolo di qualche settimana su e giù per la buca 10. Recenti investimenti in nuovi macchinari stanno ulteriormente migliorando la qualità del percorso che ha nella 17, un sinuoso par 5 di oltre 500 metri (quasi 600 dai back tee) la sua buca-simbolo. «Su questo campo», afferma con un pizzico di orgoglio il Captain, «non è facile giocare il proprio handicap se non lo si conosce a fondo». Lo verifico nei fatti. La consolazione è che anche lui, che ci gioca quasi tutti i giorni, ha i suoi problemi con lo score.

Nella foresta, in piena notte

Prima di rientrare a Nairobi per poi spostarci (in aereo) verso la Costa, non si può non fare una deviazione per una breve, ma intensa, parentesi di vero safari nel cuore del Masai Mara. Al Bateleur Camp, al confine occidentale del grande parco, tutto è organizzato, nei minimi dettagli, per una perfetta ospitalità. Le 18 tende-suite sono confortevolissime e naturalmente immerse nella natura. Da qui ci si muove su fuoristrada condotti da guide esperte e informatissime in “caccia” (fotografica, ovviamente) di leoni, elefanti, rinoceronti, giraffe, ippopotami (radunati in gruppi incredibilmente numerosi nelle ansa del Masai River). La cena allestita “in the bushes”, cioè nel pieno della foresta, ma a pochi minuti dal Camp, è suggestiva (oltre che di eccellente qualità), sotto un cielo tempestato di stelle che spiccano nel buio assoluto. Anche il pur breve tragitto di ritorno al Lodge si traduce in un mini safari notturno: ai lati del sentiero, scovati dal faro acceso dalla guida, ancora tanti animali che, nei cespugli, trascorrono la notte.

Vipingo, a un passo dall’Oceano

Poi, muovendo dall’Air Strip, la pista in terra battuta per i voli interni a un paio di minuti dal Lodge, si riparte con destinazione Vipingo, sull’Oceano Indiano, con scalo a Nairobi. Il Baobab Course del Vipingo Ridge è un altro gran campo che, non a caso, si fregia del marchio della PGA americana (che ha stabilito qui una sua Academy), riservato solo a percorsi di alto standard qualitativo. Siamo a Nord di Mombasa in direzione di Malindi, su una collina che domina l’Oceano Indiano, con uno splendido panorama da quasi tutte le buche. La Club House col ristorante è affacciata sugli spettacolari finish della buche 9 e 18, divisi da un lago che impone grande attenzione nei colpi, anche perché qui la vicinanza dell’Oceano fa del vento un fattore determinante. Par 72 di 6.200 metri (6.600 dalle partenze più arretrate), inaugurato nel 2009, è il campo più recente e ambizioso di tutto il Kenya. Avrà il suo battesimo internazionale nel prossimo ottobre, quando ospiterà un torneo del Ladies European Tour. Campo vario e intrigante, giocabile sia a piedi che in car, è di chiara vocazione turistica. Circondato da una serie di ville spesso dotate di piscina privata (utilizzate anche per ospitare i clienti del resort), offre la possibilità di una piena vacanza di mare. Pochi minuti di navetta e si arriva alla bianca e ben attrezzata spiaggia del Resort, lambita da un braccio cristallino dell’Oceano, protetto da una barriera corallina che frange le onde al largo: ideale per partner non golfisti, per chi non vuol passare le giornate solo sul campo o per chi vuole concluderle con un bagno, dopo l’impegno delle 18 buche. E, nel tragitto dal Resort alla spiaggia, si ha modo di rendersi conto una volta per tutte di cosa sia davvero un Baobab (il gigantesco albero africano che dà nome al percorso). Esemplari letteralmente grandi come palazzi costeggiano il sentiero verso il mare. Un’ulteriore, splendida esperienza.

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