Godetevi i panorami, giocherete meglio (forse)

Redazione On Line by

Noi carrellanti, parafrasando il direttore Massimo De Luca che ha coniato l’appellativo più indovinato ad indicare il nostro status di dilettanti allo sbaraglio, siamo presi tra due fuochi: dobbiamo tenerci gelosamente il Golf come nicchia per privilegiati (nel senso di fortunati a esserci imbattuti in questa sorta di avatar, la nostra realtà virtuale) o fare proseliti, esportando e trasmettendo la passione per il Golf a chi non lo conosce? Reclutare nuovi adepti potrebbe essere anche economico, per esempio in chiave di ottimizzazione dei costi e, comunque, farebbe bene allo spirito collettivo, facendoci sentire meno cenerentole, noi 100.000 scarsi, rispetto alle frotte ben più numerose di praticanti in molti Paesi limitrofi, senza scomodare le milionate dei colossi geografici. In ogni caso, qualsiasi possa essere l’impulso a condividere il nostro tesoretto esistenziale, non siamo così sinceri nel magnificarne segreti e appeal.

Se notate, quando parliamo di Golf a chi ne sia totalmente a digiuno, in termini di tentazioni da proporre ci soffermiamo più che altro sull’aspetto bucolico, l’incanto dei paesaggi, le prospettive salutistiche e i benefìci psicologici di una lunga passeggiata in un parco o in un ambiente meraviglioso, liquidando lo swing, ovvero l’essenza del nostro peregrinare alla mercé di una pallina, come se fosse un intermezzo di minor conto, pur confessandone sofisticatezza e difficoltà di metabolizzazione. In fondo, però, abbiamo ragione: perché passare per matti, rendendo note, a chi non potrebbe certo capire, fissazioni, fobie e persino frustrazioni? Inutile screditarci: semmai dovessimo convincerli, diventeranno esattamente come noi!

Diciamola tutta: quando siamo in campo, soprattutto con uno score in tasca, ci guardiamo intorno osservando la natura e le bellezze che ci circondano? Forse su un tee di partenza in attesa del turno di gioco, per giunta con un effetto di dissolvenza, perché le immagini di una splendida veduta, sulla retina, si mescolano alla rotazione di spalle e anche, al caricamento dei polsi, alla flappa sull’ultimo approccio, al putt sbordato poco fa e così via, anche se si potrebbe continuare all’infinito nell’elenco di recriminazioni e pro-memoria tecnici con azione di disturbo su colpi d’occhio mozzafiato, quali risulterebbero a chi si trovasse lì per caso, senza i nostri pensieri. Adoro il Golf proprio per questa sua capacità di catalizzare totalmente l’attenzione, estraniandoci dai problemi quotidiani.

Solo per questa precipua e prodigiosa ragione, il Golf è fonte di rilassamento perché, di per sé, è un accumulatore di tensioni ma, distogliendoci dal quotidiano, nei limiti del possibile, ci distrae la psiche e, appunto, ci rilassa. In questo senso, pensare allo swing e alle sue declinazioni in modo compulsivo sarà anche una panacea per la mente di chi, come noi, gioca a Golf per divertirsi e distrarsi; ma se, invece di arrovellarci sul grip, lo stacco del bastone, il follow through e altri mille cavilli manualistici, ci lasciassimo ammaliare, almeno un po’, dalla magia del circondario, saremmo più coerenti con chi vorremmo convertire al Golf. E probabilmente giocheremmo meglio.

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