De senectute (golfistica)

Giuseppe De Filippi by

Dopo i geni (autonominati e incauti sul terreno scivoloso in cui valutiamo da soli la nostra intelligenza), ci sono, tra chi liquida il golf facendo spallucce, i super giovani.

Per loro ovviamente il golf va tenuto alla larga, in quanto gioco da vecchi.

Utilizzando così, dopo il travolgente arrivo del politicamente corretto a fare da poliziotto del linguaggio, l’unica categoria che si può ancora, quasi razzisticamente, dileggiare: i vecchi, appunto. Incuranti di qualche brutto esempio del passato, con tutte le ideologie basate sul super giovanilismo, sul culto della gioventù in sé e per sé, che sono finite male o malissimo.

O più semplicemente per paura, perché l’idea di qualche anno che è passato dà fastidio e si tenta, pateticamente, di rimuoverla atteggiandosi, nascondendosi dietro agli orpelli del giovanilismo.

Non proprio una botta di allegria vederli, questi terrorizzati in fuga dall’età, alle prese con sport dove c’è davvero bisogno, in dosi massicce e non sostituibili, di reazioni veloci, di forza, di scioltezza.

E allora perché disprezzare uno dei pochi sport, ma non l’unico, in cui si può davvero trovare la richiesta di impegno, di concentrazione, di controllo dei movimenti, di fatto a tutte le età?

Uno dei miracoli del golf è proprio nel riuscire a divertire i bambini di 5 anni (provate a farli cimentare e ve ne accorgerete subito) e chi ha molti decenni di più alle spalle.

Succede anche con lo sci, con la bicicletta, con il nuoto; finché è possibile, gli sport basati su tecnica e divertimento individuale, e nei quali l’impegno richiesto può essere liberamente graduato scendendo anche a necessità di sforzo molto basse, consentono di avere il piacere di un’attività fisica senza reali limiti legati all’età.

Perché non cogliere di questa caratteristica tutti gli aspetti positivi?

Cosa vorreste dimostrare dileggiando uno sport in cui, a prestazioni certamente molto variabili da età a età, ci si può comunque impegnare utilmente per tenere il fisico in movimento e mantenendone il lato competitivo sufficientemente alto per affrontare una partita tra amici?

“Comincerò a giocare a golf quando proprio non ce la farò più a dedicarmi ad altri sport”, concedono i più tolleranti nella categoria dei super giovani.

Uno spiega loro: “Guarda che prima cominci e meglio è; e proprio per ragioni legate all’età, perché a migliori condizioni fisiche corrisponde una maggiore capacità di imparare un movimento complesso e poi memorizzarlo”.

Ma… niente da fare: di solito la risposta è un vago “Vedremo…”, col retropensiero di tenersi a distanza da quello sport da decrepiti. Superomismo da dopolavoro, vitalismo da pausa caffè. E poi tanto, ma tanto, divano.

Perché sì, sarà pure una cosa da vecchi, ma provate a farvi seguire per 18 buche a piedi da uno di questi Over 50 che, però, col golf figuriamoci… mai vorrebbe avere a che fare, almeno fino ai settant’anni.

E la sera stessa o il giorno dopo sentirete un gran parlare di dolorini vari tra gambe e schiena, se non di blocchi veri e propri.

Per tenere un buon allenamento golfistico, senza pretendere la scioltezza di un ventenne, serve comunque una buona assiduità nei movimenti, con un’intensità certamente tollerabile ma di cui non molti sono a conoscenza.

È tutto ciò che sta tra la prestazione agonistica e una sana, ordinaria, pratica sportiva. Ed è proprio la zona più rilevante per il ruolo anche sociale che viene svolto dallo sport.

E poi (così la chiudiamo anche con quelli che invece ritengono di avere troppi neuroni per un gioco così scemotto) anche per calcolo delle probabilità farsi troppi nemici non conviene, perché certamente se non lo siete prima non diventerete intelligenti con gli anni; ma vecchi lo diventerete certamente.

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