Come parlare di Golf

Giuseppe De Filippi by

Consigli per il racconto golfistico, quello per professionisti (della scrittura e del giornalismo, non del golf) e quello da club house (riservato tipicamente ai dilettanti del golf).

Per i primi, tutto sommato, le regole sono poche e semplici, ma conviene che le mandino bene a memoria perché, volenti o nolenti, di golf dovranno occuparsi nell’Italia della Ryder Cup. Prima cosetta: non abusate della parola “Green”.

Per un golfista (a meno che non abbia proprio l’incubo del putt) quella parola rappresenta un punto di arrivo, il porto sicuro avvistato da lontano mentre il mare è in tempesta, il rifugio finale dopo tribolazioni e fatiche.

È un luogo importantissimo ma non è una sineddoche, cioè non funziona come parte per il tutto. È una parte a sé, ma non è il tutto.

D’altra parte non direste mai, allo stesso modo, che Juventus e Napoli si sfideranno nella aree di rigore dello Stadium; e perciò non dite che Tiger Woods e Francesco Molinari si sfideranno sui green di questo o quel percorso.

Quindi, forza e lavorate di fantasia alla scoperta delle tante parti di un campo da golf, il racconto ne guadagnerà.

Perché il golf è racconto e quale romanziere appena decente si limiterebbe solo alla parte finale (i green) delle sue storie?

Ai colleghi dico: avete a disposizione uno degli sport (che è anche un meraviglioso gioco) più raccontabili che esistano, che vi ci portano per mano al pathos e allo sviluppo epico: non perdete l’occasione.

Il golf è racconto per tutti, compresi appunto i giocatori. Allora vale la pena dedicare loro (pensando anche ai malcapitati lettori) qualche riga di consigli.

Rifuggete dall’approccio lagnoso o fintamente spiritoso. Se cominciate con “Non sai che mi è successo alla 8” e assumete l’espressione incredula e disperata di una vittima di sopruso, otterrete effetti subito negativi.

Intanto, chi ascolta non sa davvero cosa vi è capitato alla 8 e si sente colto ingiustamente sul fatto: nessuno ama che venga spiattellata la sua ignoranza, anche se riguarda temi di zero interesse.

E avrete creato anche una fastidiosa sensazione di suspence associata però a tema di nessun rilievo. Quindi causando doppia sofferenza.

E non dispone bene in generale il tipo lamentoso. Meglio allora rischiare un po’ di spavalderia, raccontare solo fatti positivi o, se negativi, valorizzarne la parte legata al vostro impegno personale.

Colpire rapidamente, senza premesse, senza pianti preventivi. Subito al tema: alla 8 ho tirato bene verso il green, malgrado gli alberi; poi è successo questo e quello… Insomma, anche un handicap altissimo può avere qualcosa di cui mettere a parte il mondo.

Purché sia rapido, sapido (per quanto è possibile), onesto (per quanto è possibile). E soprattutto purché rispetti la natura epica del golf. Perché non c’è solo Ulisse; anche personaggi dall’ingegno meno multiforme e con minore capacità di accordare furbizia e volontà hanno avuto spazio nei grandi racconti che hanno segnato la nostra civiltà.

Provateci, sempre stando in tempi calcolati sui secondi, e gli altri aedi da club house ve ne saranno grati.

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