Argentario Golf Resort: Toscana che seduce

Alessandro Lupi by

Con l’arrivo del freddo e del maltempo, il mio diario golfistico insegue i luoghi e i campi dove il clima è più mite, più o meno come fanno “quelli veri” sul Tour.

Oggi vi racconto una giornata meravigliosa passata all’Argentario Golf Resort verso la fine di novembre. L’inverno era già alle porte sul calendario, ma vi assicuro che per alcune buche ho addirittura tolto il maglione.

Partendo da Roma, in un’ora e 45 minuti si arriva comodamente, a meno che non decidiate di percorrere il tragitto un venerdì sera d’estate; in tal caso la questione si fa ben più complicata… Come per tutti i campi sul mare, il vento può influire molto sulla difficoltà del gioco e, anche da questo punto di vista, mi è andata decisamente bene.

 

Buca 1 (303 m, par 4)

Approccio soft

Per iniziare, un par 4 corto, sui 300 metri. Il consiglio è di tenersi sulla destra del fairway perché sulla sinistra c’è un bunker che complicherebbe molto il colpo al green. Il mio drive parte ovviamente proprio sulla linea dell’ostacolo ma fortunatamente atterra subito dopo e lì si ferma. A quel punto ho un colpo al green da 70 metri con un 56 gradi: palla a 5/6 metri, due putt e par.

Buca 2 (177 m, par 3)

Godetevi il panorama (ma non troppo)

Si tira dall’altissimo e, da novellino del campo, commetto l’errore di raggiungere il tee trascinando il carrello: tre minuti di fiatone. Una volta ripresomi dallo sforzo, mi fermo forse troppo ad ammirare il panorama e il mio tee shot ne risente decisamente: flappa che più flappa non si può e palla che sparisce sotto di me per non riapparire mai più. Con il secondo tentativo va molto meglio e il mio ferro 5 si ferma a inizio green, ma con asta lunga. Buon primo putt che mi consente di imbucare il secondo, ma per me lo score dice “5”.

Buca 3 (573 m, par 5)

Questa è lunga

Quasi 600 metri per il primo par 5 del campo, con il mare di sfondo che lo rende bellissimo. Si tira ancora dall’alto e prendo perfettamente il centro della pista. La distanza sarebbe da ibrido e ferro (probabilmente lungo) ma il mio secondo colpo “toppato” mi costringe e rivedere i piani. Per fortuna supero l’ostacolo d’acqua che attraversa tutto il fairway, ma sono a 205 metri dal green. Devo per forza tirare fuori il legno 3 e stranamente il risultato è apprezzabile: palla subito prima del green. Scelgo il putt, la metto vicinissima e con il secondo non posso fallire il par.

Buca 4 (368 m, par 4)

Vai col birdie!

Par 4 di 370 metri, con bunker da evitare sulla sinistra dal tee. Il mio primo colpo finisce nella parte destra del fairway e mi ritrovo un perfetto lie in salita che rende certamente più semplice far volare in alto il mio ibrido di secondo. Il risultato è una di quelle situazioni in cui vorresti tanto essere in compagnia per gonfiare il petto, ma purtroppo non c’è anima viva nel raggio di un chilometro. Palla stampata in asta e non c’è proprio modo di sbagliare il putt per il birdie (anche se ci vado vicinissimo…).

Buca 5 (119 m, par 3)

Occhio al ferro

Tiro da 120 metri e per me sarebbe un ferro 7 ma, dall’alto, prendo un 8. Il green ha un gradino molto pronunciato verso la metà, quindi bisogna evitare di fermarsi prima se l’asta è lunga. Neanche a dirlo, mi fermo subito prima e il mio primo putt sarà con forte pendenza sinistra-destra in discesa. Mi va bene, la metto vicina e chiudo in par.

Buca 6 (493 m, par 5)

Tirate dritto

Lo so: il consiglio di tirare dritto è ridicolo, ma il tee shot di questo par 5 rischia di farvi perdere la palla sia a destra che a sinistra. In caso di pull o gancio, si finisce sulla costa della montagna; mentre slice o push vi porterebbero in una sorta di “Death Valley” che immagino piena d’acqua nei periodi di pioggia. Se si resta in pista il più è fatto e, con ibrido e pitch, mi ritrovo a 6/7 metri dalla bandiera per inseguire un altro par. Primo putt tremolante, ma efficace per rendere il secondo una formalità: ancora 5.

Buca 7 (275 m, par 4)

Rischio e ricompensa

Dal tee non mi rendo conto del fatto che sia corta, preoccupato dal fuori limite sulla destra e dall’acqua sulla sinistra che arriva fino al green. Il Carrellante prudente dovrebbe tirare ibrido e pitch, ma la mia distrazione sul tee mi fa optare per il drive. La scelta si rivela felice, finisco veramente vicino al green e con un approccio da una quarantina di metri, ipoteco un altro par. Il primo putt fa schifo e scappa pericolosamente, ma il secondo rimette le cose a posto. 4.

Buca 8 (120 m, par 3)

Pericolo bosco

Piante a destra e piante a sinistra: zero possibilità di trovare la palla in caso di colpo storto in questo par 3. Per di più il green è veramente piccolo e, ad aiutare, c’è solo la distanza decisamente ridotta. Nel mio caso la bandiera è a 120 metri e il mio ferro 8 atterra a non più di 5. Sarebbe il caso di aggredire la buca per il birdie ma perché sfidare la sorte quando si può scegliere il fido accostino? Arriva un altro par e inizio a preoccuparmi…

Buca 9 (515 m, par 5)

Davvero difficile

“Qui i par 5 “di recupero” non sanno cosa siano”, penso sul tee. 520 metri con le difficoltà che aumentano avvicinandosi al green. Con il tee shot sono in pista ma, se voglio tirare un ferro corto di terzo al green, devo scegliere il legno 3 di secondo, visto che sono a 296 metri. Mi ritrovo in rough a destra da 140 metri a inizio green e inizia il brutto: bandiera cortissima e enorme ostacolo d’acqua prima del green sulla destra. La paura mi assale e tiro un ferro di troppo per essere certo di arrivare il più lontano possibile dall’acqua (e dall’asta…). Il quarto colpo, quindi, lo gioco da dietro il green, dall’alto, da sotto un ulivo, con bandiera lunga e acqua dietro: praticamente manca solo il cilicio. Ma oggi sembra andare tutto (troppo) bene e me la cavo con approccio e due putt per il bogey, che qui mi dà 3 punti.

Buca 10 (313 m, par 4)

Ancora birdie…

Il fairway corre parallelo a quello della 9, ovviamente in direzione opposta e il mio drive si “apre” proprio da quel lato. Ma per fortuna supera di pochi metri un albero che mi avrebbe costretto a un lie up. Dal rough, con la palla più bassa dei piedi e a 140 metri dal green tiro un ferro 5 che non dovrebbe appartenermi… ma che ne so?, oggi funziona tutto… La mia palla batte subito dopo l’ostacolo d’acqua che anticipa il green e si ferma a pochi metri dalla buca. Non è un putt dato ma lo infilo e arriva un fantastico 3.

Buca 11 (503 m, par 5)

…e ancora flappa

Par 5 lungo per cui vale la strategia della 9: o giocare a fare 6 o tirare il legno 3 di secondo e poi un ferro al green. Il mio score mi dà fiducia e vado per la seconda opzione ma, giustamente, ne esce un’orrida flappa e la mia palla non fa più di 40 metri. Non contento, insisto: altro legno 3 per provare a recuperare; e questo va meglio, finendo nel bunker prima del green. L’uscita è discreta e, con due putt, chiudo con il bogey.

Buca 12 (264 m, par 4)

Dimenticate il driver

La presunzione si paga, specie se non sei proprio un giocatore provetto. Sul tee della 12 (par 4 di 250 metri) azzardo il driver che mi porterebbe a poca distanza dal green, qualora facesse il suo dovere. Ma finisco nel bosco a sinistra. Con la palla provvisoria faccio peggio: ferro 6, slice e fuori limite a destra. Riesco a individuare la mia prima palla, che però è ingiocabile. Droppo, mi rimetto in pista e con un 52 gradi prendo il green. Due putt mi permettono di evitare la prima X con un doppio bogey.

Buca 13 (392 m, par 4)

Giusta punizione

Giocare un campo per la prima volta e non guardare la descrizione della buca prima di tirare non è proprio un atteggiamento astuto. Si tratta di un dogleg a sinistra ma io, occhio di lince, sono convinto che la buca si sviluppi in senso opposto e finisco in rough a destra e molto lontano. Il secondo colpo è una flappa con l’ibrido che mi porta subito dietro il grande albero che si trova a una cinquantina di metri dal green. Lo scavalco con un pitch ma finisco in rough a sinistra, non lontano dall’asta. Il festival della flappa prosegue con il quarto colpo e salvo la X solo grazie al buon approccio con il quinto e il putt. Altro 6.

Buca 14 (374 m, par 4)

Fine delle illusioni

Dopo le prime 9 migliori della mia vita, le cose stanno piano piano tornando alla normalità. Arrivo alla 14 dopo due doppi bogey, ma il drive è forse il migliore di giornata. Sono a 110 metri dal centro del green e non mi rendo conto che l’asta è cortissima. Scelgo il 9 ma sarebbe servito il pitch. Arrivo lungo in green e i tre putt si presentano come una cambiale in scadenza. Ma almeno torno a segnare due punti.

Buca 15 (124 m, par 3)

La più facile

124 metri, par 3. Serve un 8. All’impatto, ho la sensazione del bastone che mi si gira in mano e il mio colpo non fa più di 90 metri fermandosi prima del green. L’approccio a correre è discreto e torno a segnare un par sullo score grazie a un bel putt imbucato più o meno da 5 metri.

Buca 16 (372 m, par 3)

Effetto domino

Tutti i giocatori medio/scarsi sanno a cosa mi riferisco: un errore che se ne porta dietro inevitabilmente altri. Dal tee i pericoli sono un ostacolo d’acqua stretto e lungo sulla destra e la zona con gli ulivi sulla sinistra. Il mio drive si “aggancia” e finisco proprio sotto le piante. Devo giocare un colpo schiacciato di secondo che però decide di non schiacciarsi e finisce la sua corsa contro un altro ulivo. Il terzo riesce meglio ma mi porta a non meno di 100 metri dal green. Con il pitch, bruttino, finisco molto corto e la bandiera è lunga: perfetto! Anche stavolta il sogno di un giro senza X svanisce quando il secondo putt si ferma a bordo buca. 7.

Buca 17 (195 m, par 4)

Speriamo nel bogey

Io non ho avuto dubbi quando mi sono ritrovato sul tee: l’asta è a 195 metri e a sinistra del green è tutta acqua. Ovviamente sulla destra l’architetto ha piazzato un bunker. L’unica possibilità di arrivare è un legno 3 che finisce proprio nella sabbia ed ecco materializzarsi uno dei peggiori incubi dei Carrellanti: uscita dal bunker con bandiera a fine green e acqua subito dietro. Già mi immagino l’odioso “pluff” della palla in acqua ma per fortuna il pericolo è scampato. La mia uscita si ferma appena in tempo e con due putt ottengo ciò per cui avrei firmato.

Buca 18 (374 m, par 3)

Siate aggresivi

È un dogleg secco a destra. Dopo aver peccato di presunzione, stavolta sono troppo prudente e, convinto di non arrivarci, punto un bunker dopo il fairway, dritto davanti a me. La prendo bene e ci finisco dentro, per cui scegliete una linea più aggressiva, a tagliare la pista. Secondo colpo dal bunker e da 130 metri. Non male ma finisco in un altro bunker, quello prima del green. Uscita in linea con il mio hcp, corta in rough, approccio e due putt per una chiusura con il doppio bogey.

 

Ecco lo score

Come si dice, “il campo prende e il campo dà”: e anche stavolta il luogo comune conferma la sua veridicità. Prime 9 ai limiti dell’incredibile, seconde molto più fedeli al mio livello di gioco

 

Hcp esatto: 14,5

Hcp di gioco: 19

Punteggio Stableford: 42

Birdie: 2

X: 1

Palle perse: 1

Livello di godimento per la giornata: massimo

 

 

SCHEDA CAMPO

Nome: Argentario Golf Resort & SPA

Dove: Via Acquedotto Leopoldino, 58019 Porto Ercole (GR)

Tempi di arrivo (da Roma):   1h e 45’

Green fee: 40/50 euro per 9 buche, 70/90 per un giro completo

Info: www.argentariogolfresortspa.it

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