Autore: Valentina Bonelli

Titolo d’apertura del festival MilanOltre, il ritorno sulle scene di Rosas Danst Rosas invita ad analizzare con occhi contemporanei il tipo di femminilità che il quartetto di danzatrici protagoniste portò sulle scene nel 1983 e lascia agli spettatori di oggi a 35 anni di distanza.

Se il minimalismo post-modern in variante europea che la coreografa belga Anne Teresa De Keersmaeker impose allora si guarda oggi quale lascito folgorante di un’epoca, consapevoli che la danza attuale veleggi altrove e l’orientamento del pubblico anche, viene spontaneo chiedersi quale immagine restituiscano adesso le quattro nuove ragazze scelte a perpetrare il grazioso quanto sfinente corpo a corpo con la musica modulare di Thierry De Mey e Peter Vermeersch.

Delle originarie interpreti Michèle Anne De Mey, Fumiyo Ikeda, Adriana Borriello e la stessa Anne Teresa De Keersmaeker divenne un modello la connotazione femminile così aderente allo spirito del tempo, tanto che in molti parlarono di rivendicazione femminista nella danza, in anni in cui il femminismo si dava ormai per morto.

Ma l’autrice, estranea alla connotazione di genere e men che mai individualistica della propria opera, negò fermamente ogni interpretatazione che andasse oltre il suo pulsante formalismo.

 

 

Le danzatrici viste a Milano sono Laura Bachman, Léa Dubois, Yuika Hashimoto e Soa Ratsifandrihana.

Eredi delle quattro prime e indimenticabili interpreti perpetrano in tutto e per tutto la femminilità di quegli anni, non più liberata come nel decennio precedente, non ancora sfrontata come negli anni successivi, piuttosto insicura e nevrotica come fu negli anni Ottanta.

La coreografia dei 5 movimenti reitera una quotidianità sospesa tra noia e solitudine che le quattro fanciulle riempiono con gesti nervosi, fino a rosicchiarsi le unghie o strapparsi le punte dei capelli, incapaci di dar sfogo a un desiderio sensuale appena accennato dalle mani appoggiate sul seno e tra l’inguine. Anche gli abiti sono rimasti gli stessi di allora: carini nella loro grigia praticità, occultano i difetti ma anche la seduttività della giovinezza, lasciando che solo la nudità di una spalla si intraveda da un lembo scostato.

Le giovani che guardano adesso quelle ragazze di allora non hanno più nulla in comune con loro: sarà compito della coreografia contemporanea rappresentarle oggi perché anche nella danza ne resti memoria domani, così come è stato per Rosas Danst Rosas.

Il festival MilanOltre continua fino al 29 ottobre: www.milanoltre.org

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