Autore: Special Guest

Il baritono Paolo Bordogna, in questi giorni protagonista nell’Elisir d’amore in scena al Liceu di Barcellona, ci racconta la sua esperienza legata al ruolo di Belcore.

Il “mio” Belcore è nato 21 anni fa all’Accademia Lirica Internazionale di Katia Ricciarelli. Come per la maggior parte dei miei colleghi è un ruolo con cui ho fatto conoscenza molto presto in Conservatorio, forse perché la sua Cavatina è ritenuta (a torto) di facile esecuzione.

In realtà quest’aria racchiude in se tutte le insidie delle romanze del baritono romantico, sebbene il personaggio si esprima in maniera quasi caricaturale, restano come dicevo, le difficoltà di risolvere un legato reso arduo dal ritmo col doppio punto, l’intonazione per gli intervalli disgiunti, per non parlare di quei “benedetti” e ripetuti attacchi sul Do centrale. Tutto questo con un accompagnamento orchestrale che lascia scoperto il cantante, che deve pure entrare in scena facendo “lo splendido”, mentre ha le gambe che gli fanno Giacomo Giacomo, soprattutto quando si è alle prime armi.

Chiedete a qualsiasi baritono: tutti vi diranno la stessa cosa. Anche chi poi ha cantato il rossiniano Dandini (che ha attacchi, intervalli e accompagnamento simili) o che ha affrontato ruoli anche più lirici con risultati soddisfacenti, vi dirà che non ha un buon ricordo di questa cavatina.

Oggi io amo questo ruolo e soprattutto quest’aria, ma non nascondo di averla trovata ostica per quasi dieci anni di carriera, tanto ci è voluto per essere pienamente soddisfatto della sua esecuzione.

Ironia della sorte, circa 10 anni fa, durante una recita in cui ero finalmente soddisfatto del mio “Miles Gloriosus” arrivò la proposta di debuttare l’anno seguente come Dulcamara al Maggio Musicale Fiorentino. Pensai: “Ma come…proprio adesso che ho capito?!”

E così da allora Dulcamara ha preso il sopravvento e Belcore è rimasto sullo scaffale della mia libreria fino allo scorso maggio quando l’ho riportato sulle scene della Royal Opera House a Londra e ora qui al Liceu di Barcelona.

Dopo tanti anni il primo pensiero era quello di “rimetterlo in gola” al meglio, ma l’ho ritrovato subito: Belcore, mi aspettava ansioso di poter ancora tacchinare Adina e fare lo sbruffone con il povero Nemorino, mi aspettava meglio di come lo avevo lasciato, regalandomi emozioni tutte “baritonali”, con la sua vocalità smargiassa e spavaldo nelle sue agilità a “mitraglia”. Mi era mancato ma siamo cresciuti assieme e adesso ci godiamo il meritato successo.

Presto tornerà il Dottor Dulcamara, ma sarò sempre grato a quell’adorabile canaglia del “Sergente” perché fa bene al cuore e anche alla gola!

Paolo Bordogna

 

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