Autore: Special Guest

«Pur avendo interpretato il “Don Giovanni” oltre quattrocento volte – più di trecentocinquanta recite nei panni di Donna Anna e cinquanta in quelli di Donna Elvira – non smetto mai di stupirmi della bellezza e della complessità di questi due personaggi femminili. C’è una ricchezza di sfumature, se non proprio un’ambiguità di fondo, non solo nel libretto colmo di doppi sensi di Lorenzo Da Ponte, ma anche nella musica stessa di Mozart, sicché tutti i ruoli di questo capolavoro, non solo quelli di Anna ed Elvira, possono assumere qualsiasi forma ed essere comunque credibili.

Anna mi ha dato l’opportunità di collaborare, ad appena ventidue anni, con Claudio Abbado: feci un’audizione per la parte di Zerlina, ma alla fine fui scritturata proprio per Donna Anna. È uno dei personaggi mozartiani più raffinati: c’è qualcosa di miracoloso in ogni sua battuta. È una giovane nobildonna che probabilmente fatica ad accettare pienamente la posizione sociale che si ritrova, in quanto figlia del Commendatore, unica donna di casa, promessa sposa di Don Ottavio.

Forse proprio per comprendere Anna più a fondo ho debuttato anche nel ruolo di Elvira al Macerata Opera Festival nel 2009, in un allestimento firmato da Pierluigi Pizzi, e tornerò a interpretarlo anche alla Fenice di Venezia ad ottobre e al Teatro Regio di Torino nel 2018. Sono due personaggi molti diversi: Elvira più drammatica, aggressiva, passionale, quasi una “stalker” disperata; Anna, invece, piuttosto enigmatica, sinuosa.

Ogni nuova produzione del Don Giovanni per me significa mettermi in discussione e calarmi nelle vesti dell’una o dell’altra anche in funzione della sensibilità e delle esigenze del regista e del direttore d’orchestra. Al Liceu di Barcellona, dove ho appena interpretato sei recite come Anna, il regista Kasper Holten ha immaginato la figlia del Commendatore come amante segreta del libertino. La messinscena si apre infatti dopo una notte di passione con il congedo di Don Giovanni da Anna, che non è stata quindi vittima di alcuno stupro.

In altre produzioni ho dato voce a una figura dura, tutta votata all’onore, impermeabile ai sentimenti, innamorata solo del padre, all’infuori del quale non esistono altri uomini. Stesso discorso quando sono impegnata nel ruolo di Elvira: in alcuni casi sono l’amante dolce e affettuosa tradita dal seduttore; in altri una donna talmente aggressiva da diventare quasi ridicola. Spesso quando entro in scena per la prima volta il pubblico scoppia a ridere: non è un personaggio comico, ma questa sua drammaticità e follia sono talmente esasperate da far sorridere la platea.

Anna viene spesso concepita come una parte piuttosto drammatica, anche vocalmente. Eppure la scrittura musicale suggerisce che in fondo non lo è così tanto, se si seguono con fedeltà tutte le indicazioni, le note e il fraseggio. Anche quando gli accenti si fanno più drammatici, il canto non è mai troppo spinto, ma sempre ricondotto a quella misura ed equilibrio propri dello stile mozartiano, ma anche perfettamente conformi alla dignità e alla compostezza del personaggio. Oltretutto, una Anna troppo drammatica come si affiancherebbe a Don Ottavio, che è un evidente tenore di grazia? Le due voci sono state probabilmente pensate da Mozart per avere lo stesso peso e per poter dialogare sullo stesso piano musicale.

Se musicalmente quello di Elvira è un ruolo quasi barocco, che rappresenta l’antico, quella di Anna, al contrario, è una parte piena di ornamenti belcantistici, che si proietta nel futuro. I recitativi e le arie della figlia del Commendatore sono di una perfezione e di una limpidezza senza pari nella storia della musica. Sembrano anticipare la melodia e il fraseggio di successivi grandi capolavori del belcanto come Anna Bolena, Norma e I puritani.

Interessanti poi sono la scrittura nevrotica della linea di canto di Anna e i cromatismi che descrivono sicuramente un tumulto interiore, che però devono sempre essere seguiti con nobiltà ed eleganza così come vuole lo status sociale della donna.

Elvira, dal suo canto, procede con una linea spigolosa, con salti bruschi ma sempre di stampo barocco. È più immediata, più chiara di Anna e in qualche modo anche dotata di maggiore libertà, anche sulle scene. Nelle sue battute si sentono amarezza, malinconia e rabbia, ma non c’è mai traccia dell’ambiguità che si annida nelle note e nelle parole di Anna. Quest’ultima non riesce a chiarirsi con stessa, è fortemente tormentata interiormente, anche se spesso appare quella più statica e immobile scenicamente, quindi meno simpatica e umana. È un personaggio che per esprimersi anche sul palcoscenico ha bisogno di piccole sfumature, di comunicare attraverso lo sguardo e il portamento. Due donne diversissime, eppure in qualche modo complementari: l’una specchio dell’altra. Ma Mozart non si ripete mai: la sua grandezza sta anche nel tratteggiare caratteri unici. Da Susanna a Ilia, da Elettra a Barbarina e Marcellina: tutte cantano l’amore in modo personalissimo e mai stereotipato».

Carmela Remigio

Foto di copertina © Nicola Allegri

Latest articles