Autore: Samantha Colombo

Accade tutto nel cuore del Cilento, quella regione che si estende tra i monti più a sud della Campania. Proprio qui, alle pendici del Bulgheria, uno dei luoghi più suggestivi di questa regione ospita una performance che racchiude in sé recupero della memoria e vocazione per il territorio: si tratta di “Voce a vento”, curata da Katia Anguelova e musicata da Meike Clarelli.

 Proprio da queste parti, per la precisione a Licusati, l’artista Claudia Losi ha inaugurato un percorso nel quale l’arte diventa anima viva del territorio, esplorando il rapporto tra uomo e natura. Per questo progetto, curato dall’associazione Jazzi (lo “jazzo” è un recinto costruito accanto alle vecchie masserie), l’obiettivo è dare nuova vita ai giacigli utilizzati dai pastori durante la transumanza, patrimonio storico e culturale inestimabile.

Con Voce a vento tenutosi la fine di giugno, le protagoniste sono 30 donne che intonano proprio in questi luoghi un canto polifonico e, camminando tra i pendii di calcare, attraversati da uliveti e muretti a secco, ridanno voce a storia e paesaggio. Il terreno brullo e l’apparente senso di solitudine non devono ingannare: la tradizione musicale e coreutica del Cilento è ricca, antica e variegata: dalle serenate, dove la voce è accompagnata da chitarra o mandolino, alle cilentane, corali o monodiche, con le strofe in endecasillabi composte in dialetto, per arrivare alle danze, in modo particolare la tarantella, accompagnate da chitarra, zampogna, ciaramella, doppi flauti e, in luogo delle classiche percussioni, dalla castagnetta. Così, il canto polifonico diventa un vero e proprio rito del risveglio, riportando al presente paesaggi antichi e, troppo spesso, dimenticati.

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