Autore: Samantha Colombo

I 50 anni dell’Istituto Interculturale di Studi Musicali Comparati della Fondazione Cini di Venezia sono inaugurati da un ciclo di incontri dedicati all’indagine etnografica. In particolare, dal 24 al 26 gennaio si tiene un seminario dedicato allo studio di registrazione come luogo di ricerca etnografica e antropologica.

Lo studio di registrazione è un luogo di ricerca pressoché irrinunciabile. Qui, non solo i musicisti hanno modificato tecniche e strumentazioni nella creazione musicale, ma gli studiosi hanno dovuto cimentarsi con nuovi approcci di comprensione e studio dei fenomeni musicali. Inoltre, proprio tra queste mura è avvenuto un passaggio fondamentale: quello dall’oralità e trascrizione musicale all’oralità meccanica, impressa su supporto. Appare quindi ovvio che gli etnomusicologi si trovino in prima linea nello studio dei luoghi della produzione musicale e della loro evoluzione nel corso del tempo e dell’evoluzione tecnologica.

L’indagine etnografica e antropologica sugli studi di registrazione ha l’obiettivo di costruire dei modelli in grado di interpretare e approfondire il mondo delle musiche contemporanee. Si parte quindi da un approccio etnomusicologico classico, che prende in esame il processo creativo, la performance e lo status stesso del musicista, per affiancarlo a esigenze più attuali, come il rapporto con tecnologia, delocalizzazione dell’evento musicale, frammentazione della performance e influenze di figure professionali altre rispetto al musicista, prime fra tutte quelle di fonico e produttore.

Da qui l’idea di un ciclo di seminari interdisciplinari, nel corso dei quali esperti provenienti da diversi settori si confronteranno su numerosi temi.

Ecco gli incontri del 25 gennaio:

  • Processi che risolvono problemi. Lo studio di registrazione nelle culture della popular music, dalla nicchia alla norma – e ritorno (Alessandro Bratus);
  • Recording as Replica/Recording as Musical Practice (Thomas Turino);
  • The Entextualization of Performative Sociality: Ethnomusicological Approaches to Sonic Encoding and Decoding (Jeremy Wayne Wallach);
  • Memorie orali e archeologia della tecnica: International Recording (1959-1969) (Ilario Meandri);
  • Approcci etnografici alla fonofissazione. Alcune riflessioni sulla produzione discografica in Sardegna (Marco Lutzu);
  • The Ethnography of Recording—Sound, Agency, and Objects (Hans Weisethaunet)
  • Esperienze e nuove sfide della produzione musicale in studio (Francesco Giannattasio, Pasquale Minieri, Simone Tarsitani).

Di seguito, gli appuntamenti del 26 gennaio:

  • Chitarristi dal Botswana e dal Malawi: creatività individuali in studio di registrazione (Alessandro Cosentino);
  • “La rifaceva anche centinaia di volte”: sulla registrazione della voce di De André in studio (Vera Vecchiarelli);
  • Technological and methodological assemblages: Analyzing the production of culture in Istanbul’s recording studios (Eliot Bates).
  • Seminario Musiche (e musicologie) del XXI secolo
  • Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore (Venezia)

I seminari dell’IISMC: musiche (e musicologie) del XXI secolo dal titolo Etnografia degli studi di registrazione

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