Autore: Gianluigi Mattietti

Il Progetto Musica della Fondazione Spinola Banna per l’Arte ha svelato quest’anno il talento di un giovane compositore italiano, Zeno Baldi, presente con un lavoro per soprano e ensemble intitolato Crystal Line. Veronese, classe 1988, allievo di Gabriele Manca (a Milano) e di Klaus Lang (a Graz), Baldi si è basato su un breve frammento tratto da Crystallography del poeta concettuale e sperimentale Christian Bök, una sorta di enciclopedia patafisica che mescola poesia e geologia, fiocchi di neve e frattali.

Giochi di parole e anagrammi (a fractal: fatal arc / a snowflake: knows a leaf) che hanno ispirato una scrittura strumentale ricca di invenzioni, di grande eleganza formale, con tre legni e tre archi che dipanavano suoni lunghi, cupi e pastosi, senza vibrato, con rapidi pattern reiterati, e che sembravano tracciare una segreta linea cantabile. A questo ordito si univano le punteggiature secche di un quartetto formato da mandolino (mandolinista Detlef Tewes), arpa (suonata anche con le bacchette), pianoforte (preparato) e vibrafono (che a metà del pezzo lasciava il posto a tam tam, gong e marimba), e la linea vocale che procedeva per frammenti, senza vibrato, cantando anche con la mano sulla bocca, e con una sezione manipolata elettronicamente. Le qualità musicali di questo pezzo erano colte con grande intelligenza e finezza timbrica nell’esecuzione dell’ensemble mdi, diretto da Filippo Perocco, e dall’interpretazione molto partecipata del soprano Anna Piroli.

Più deludente l’altro pezzo, commissionato per l’occasione a Hankyeol Yoon, giovanissimo compositore e direttore d’orchestra coreano (24 anni), allievo per la composizione di Isabel Mundry. Intitolato Sulgame (gioco alcolico), si ispirava a piccoli giochi che si fanno bevendo con amici attorno a un tavolo, che richiedono rapide reazioni e che sono introdotti da un breve canto. Una dimensione ludica e leggera, che Yoon ha cercato di ricreare con una grande varietà di materiali (anche eccessiva), in un collage di micro-episodi, gesti teatrali, trame dense e avvolgenti, giochi ritmici, e una parte vocale piena di ammiccamenti e parole urlate. Molto naïf.

Completavano il concerto i Contrasti di Béla Bartók, magnificamente eseguiti da Lorenzo Gentili-Tedeschi, Paolo Casiraghi e Luca Iercitano, e Akrostichon-Wortspiel, capolavoro di Unsik Chin che era quest’anno la “madrina” del Progetto Musica. Sette scene tratte dalla Storia infinita di Michael Ende e Attraverso lo specchio di Lewis Carroll, testi ridotti a semplici fonemi o frasi incomprensibili, come fiabe sonore atomizzate, di grande seduzione, costruite con un complesso gioco di risonanze e metamorfosi timbriche (marchio di fabbrica della compositrice coreana), sfruttando diversi tipi di emissione vocale e una delicata scrittura microtonale (con accordature per quarti e per sesti di tono). Una delizia all’ascolto.

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