Autore: Gabriella Fumarola

“Simon Boccanegra” di Giuseppe Verdi è il titolo d’apertura della stagione d’opera 2019 del Teatro Petruzzelli di Bari, inaugurata il 27 gennaio scorso. Il nuovo allestimento scenico dell’opera è una coproduzione della Fondazione Teatro Petruzzelli con l’Opéra de Lausanne e Slovensko Narodno Gledališče Maribor, e segna il ritorno del politeama barese alla collaborazione artistica con teatri internazionali.

La prima rappresentazione di Simon Boccanegra, melodramma in un prologo e tre atti su libretto di Francesco Maria Piave (dal dramma di Antonio García Gutiérrez), andò in scena al Teatro La Fenice di Venezia (per il quale fu scritta) il 12 marzo 1857. Non ebbe successo, anzi, per dirla con lo stesso Verdi, fu un “fiasco” e alle poche repliche successive non andò meglio. Molti anni più tardi, sollecitato da Giulio Ricordi, Verdi riprese l’opera affidando la revisione del libretto ad Arrigo Boito (col quale nacque l’intesa artistica che in seguito portò alla creazione di Otello e Falstaff). La versione definitiva rimaneggiata dal compositore con le aggiunte e le modifiche di Boito fu rappresentata al Teatro alla Scala il 24 marzo 1881. La sperimentazione di importanti elementi innovativi cambiò il destino dell’opera entrata di diritto nel repertorio operistico e tuttora abitualmente rappresentata.

La messa in scena del Teatro Petruzzelli convince per sintonia e continuità fra il piano scenico e quello musicale, e rivela una efficace affinità d’intenti fra la regia di Arnaud Bernard e la direzione di Jordi Bernàcer. Bernard coglie appieno il complesso intreccio fra le logoranti trame del potere e le vicende umane che intessono il dramma. L’intima osservazione dei personaggi è elaborata in un’ambientazione avvolta in un’atmosfera oscura; l’azione si muove in uno spazio scenico (ideato dallo stesso Bernard e coadiuvato dai bei costumi di Marianna Stránská) poliedrico nel quale mezzi meccanici, di evocazione leonardiana, azionano ponti levatoi, argani, passerelle e trasformano la scena ora in una pubblica piazza ora nel palazzo de’ Fieschi. Ai luoghi della Genova trecentesca, teatro di scontri fra plebei e patrizi, sullo sfondo, si avvicenda il mare in un suggestivo contrappunto di chiaroscuri speculari al cielo sortiti dal pregevole disegno luci di Patrick Méeüs.

Le soluzioni sceniche si rivelano funzionali ai diversi momenti in cui l’azione richiede piena aderenza alla drammaturgia verdiana; un esempio per tutti è la scena nella Sala del Consiglio (con conseguente atroce maledizione) che chiude il primo atto; un quadro d’assieme scultoreo dal quale si eleva forte il senso politico ed etico dell’opera. Scevra da grandi slanci melodici, Simon Boccanegra è tuttavia un’opera musicalmente esigente e complessa. Jordi Bernàcer alla testa dell’Orchestra del Teatro Petruzzelli realizza una esecuzione in perfetta coesione con l’azione; la linea musicale sempre ben controllata scolpisce ogni dettaglio e la narrazione, drammatica e appassionata al contempo, che ne consegue è davvero meritevole. Anche il Coro, preparato da Fabrizio Cassi, offre una bella prova.

L’ottimo cast contribuisce efficacemente al successo dello spettacolo. Il baritono Luca Salsi è un Simone eccellente. Il suo canto, generoso di sfumature timbriche, tratteggia con espressività intensa un uomo combattuto fra dramma politico (e il suo ideale di giustizia che anela all’unità e alla pace) e dramma umano. La cura del fraseggio, la rispettosa aderenza alla partitura, fanno della sua interpretazione un cammeo musicale di pregio.

L’Amelia di Liana Aleksanyan è apprezzabile; la linea del canto è ben sostenuta e l’interpretazione convince appieno. Giuseppe Gipali è un Gabriele Adorno dalla voce chiara e modulata nell’emissione del canto appassionato. Pieno consenso per Roberto Scandiuzzi la cui consolidata esperienza nel ruolo gli consente di disegnare il profilo del vecchio Jacopo Fiesco con una caratterizzazione impeccabile sia per il canto profondo e pastoso che per capacità attoriali notevoli. Gianfranco Montresor risolve il ruolo di Paolo Albiani con padronanza scenica e vocale. Buona la prova di Alessandro Abis nel ruolo di Pietro; di Stefano Pisani (Capitano dei Balestrieri) e Marta Calcaterra (un’ancella di Amelia) che completano il cast. A fine spettacolo lunghi applausi e consensi per tutti.

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