Autore: Francesco Finocchiaro

Dal 29 novembre al 1° dicembre scorso, l’Österreichisches Filmmseum e l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna hanno dedicato una retrospettiva a Elvira Notari, autentica pioniera del cinema italiano.

La Notari, nata a Salerno nel 1875 come Maria Elvira Giuseppa Coda, iniziò a girare film nel 1906 insieme al marito Nicola Notari, fotografo e cineoperatore, per poi creare una casa di produzione a conduzione familiare, la Dora Film. Tra il 1906 e il 1929, la Dora Film produsse oltre 60 lungometraggi e circa 200 cortometraggi e documentari. I film, di cui la Notari è autrice, sceneggiatrice, regista e talora finanche attrice, sono ambientati in larga prevalenza a Napoli e nei dintorni. Vedute paesaggistiche e scene di vita urbana sono la materia prima di un cinema protorealista, che si colloca agli antipodi del coevo filone italiano d’ispirazione storico-mitologica. Se campana è l’ambientazione, internazionale è invece la diffusione e distribuzione di questi film: osteggiata in Italia, specie in epoca fascista, la produzione della Notari ebbe grande risonanza Oltreoceano. Negli anni Venti, la Dora Film aprì un ufficio di rappresentanza a Manhattan, sulla 7th Avenue, a riprova della enorme popolarità del cinema della Notari presso le comunità degli italiani emigrati nelle Americhe.

Di questa ingente produzione non sono sopravvissute purtroppo che sparute tracce: appena tre lungometraggi e qualche frammento di incerta identificazione. Il recupero e la valorizzazione di queste rare pellicole, custodite nella Cineteca Nazionale in Roma, si deve all’opera meritoria delle filmologhe tedesche Karola Gramann e Heide Schlüpmann, della Kinothek Asta Nielsen di Francoforte sul Meno. Una ricerca più che decennale ha consentito di far luce su un capitolo negletto del cinema italiano e di restituirgli il posto che merita nella storia della cinematografia mondiale.

I film della Notari hanno naturale vocazione musicale. I soggetti sono ispirati per lo più alle canzoni della Festa di Piedigrotta, da cui mutuano il titolo: A Marechiare ‘nce sta ‘na fenesta (1914), Mandolinata a mare (1917), ‘A Santanotte (1922), Piccerella (1922), Pupatella (1923), Reginella (1923), Fenesta ca lucive (1926), Fantasia ‘e surdato (1926) ecc. Il film è da intendersi di volta in volta come una “rimediazione”, ossia come la trasposizione sul grande schermo del genere della canzone – la congiunzione tra film e canzone, particolarmente cara al cinema muto italiano, sarebbe proseguita senza soluzione di continuità nell’era del sonoro.

I film della Notari traggono dunque ispirazione dalla canzone napoletana e la sviluppano in forma di sceneggiata. Il film è un ricamo narrativo, intessuto attorno alla vicenda schizzata a grandi linee dalla canzone d’ispirazione: l’intreccio si struttura in forma di un prologo e di un epilogo attorno ad essa e, com’è prevedibile, ha il suo momento culminante nell’esecuzione della canzone medesima. La vocazione intermediale dei film della Notari si traduce inoltre nella continua apertura di momenti musicali nel tessuto narrativo, in naturale posizione diegetica. I personaggi cantano ad ogni ora, e vivono con la loro esistenza fittizia le vicende descritte dalle canzoni che fanno da complemento al film.

Si comprende da sé come un tale cinema, sin dalla sua concezione, fosse inscindibilmente connesso all’accompagnamento musicale in sala. Dobbiamo figurarci gli episodi musicali che costellano tali film come altrettanti “numeri” realizzati dal vivo dai cantanti e dall’orchestra – ma, a leggere le recensioni della pubblicistica italiana coeva, non era infrequente che il pubblico stesso venisse coinvolto a cantare dalla platea.

Questo affascinante carattere ibrido del cinema muto anni Venti, che nessuna edizione in DVD potrà mai restituirci pienamente, è stato magnificamente ricreato, in occasione della retrospettiva al Filmmuseum, dalle esibizioni dal vivo di artisti di assoluta competenza e bravura. Il film ’A Santanotte è stato impreziosito dalla voce di Lucilla Galeazzi, interprete di prim’ordine della scena musicale folk italiana. Il suo raffinatissimo canto a voce sola ha alternato canzoni e improvvisazioni a bocca chiusa, proponendo una compilazione di classici, da Voce ’e notte a Era de maggio, da Core ‘ngrato alla Santanotte, ideata dal compositore Michael Riessler. Per Fantasia ‘e surdato l’accompagnamento è stato realizzato dal duo di artisti napoletani Dolores Melodia e Michele Signore, talentuosa cantante attrice regista la prima, esperto compositore e polistrumentista il secondo. Spaziando dai classici della canzone napoletana alla riesumazione di antichi canti popolari, l’esibizione del duo partenopeo ha rappresentato un vertice di bravura: molto più di un’antologia canora, uno spettro variopinto di emozioni e situazioni, dal tragico al farsesco, dal lacrimevole all’ironico, capace infine di trascinare il paludato pubblico viennese in una performance a tutto tondo, che fuoriesce dai confini bidimensionali del cinema per farsi autentico teatro.

Immagine di copertina: Rosè Angione nella parte di Nanninella in “A Santanotte” (1922)

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