Autore: Biagio Scuderi

Non solo direttore d’orchestra ma anche compositore: Francesco Cilluffo il 23 febbraio salirà sul podio del Teatro Carlo Felice di Genova per la prima assoluta di “Miseria e nobiltà”, nuova opera di Marco Tutino che andrà in scena con la regia di Rosetta Cucchi.

Dopo aver diretto la prima mondiale dell’opera “Le braci” di Tutino adesso la ritroviamo a Genova per la prima di “Miseria e Nobiltà”. Da dove nasce questo legame con Tutino? Le è particolarmente congeniale la sua scrittura?

Il rapporto con la musica di Marco Tutino in è nato nel 2011 quando diressi la sua opera The Servant a Lugo. Marco mi conosceva come compositore, ma ha da subito apprezzato la mia interpretazione della partitura, credo anche perché, proprio in quanto compositore, conosco bene i ferri del mestiere o, come avrebbe detto Verdi, “la fabbrica”. La nostra collaborazione è continuata poi con Le Braci a Martina Franca e all’Opera di Firenze, una delle produzioni più toccanti tra quelle che ho diretto negli ultimi anni, di cui è testimonianza il CD della Dynamic (premiato anche da Opera News).

Penso che Marco Tutino, come Tobias Picker negli Stati Uniti e pochi altri compositori ai giorni nostri, sappia trovare un felice equilibrio tra la componente narrativa e quella astratta nell’opera; la sua è una scrittura che parte dalla necessità drammaturgica, ma sa poi espandersi in modo musicalmente autonomo, arrivando ad un grado di comunicatività diretta ma mai superficiale. Spesso la sua musica viene accostata a quella di Puccini, ma io sento la sua scrittura più vicina a Poulenc, Britten, Šostakovič, Prokof’ev e alla produzione tarda di Richard Strauss, insomma a quel Novecento che non aveva rifiutato la lezione del teatro musicale tardo-romantico.

Cosa ci può dire di questa opera Miseria e nobiltà, tratta dalla celebre commedia di Scarpetta? Quali sono le particolarità?

Ovviamente non posso anticipare troppo, dato che si tratta di una prima assoluta… Ma posso dire che Miseria e nobiltà è un’opera basata più sulla commedia di Scarpetta che sul film con Totò e Sofia Loren che tutti conosciamo (anche le scene topiche del film sono quasi tutte presenti). Alla base dell’opera c’è inoltre la scelta di trasportare la vicenda in un momento fondamentale della storia moderna del nostro Paese, cioè durante il referendum del 1946; dati i tempi in cui viviamo, credo che questo renda attualissime tante tematiche della commedia quali la diseguaglianza sociale, le alleanze politiche, ma anche l’istinto vitale che trionfa su tutto (e la voglia di divertirsi per dimenticare). Sicuramente per Tutino si è trattata di una sfida, perché nel teatro musicale moderno sono poche le opere “buffe” riuscite (sembra più facile far piangere che ridere, oggi!), ma ho “ritrovato” proprio quelle nello studiare la partitura: Falstaff, Gianni Schicchi, Les mamelles de Tirésias di Poulenc, ma anche Wolf-Ferrari, Maskarade di Nielsen, Napoli milionaria di Nino Rota e soprattutto Rosenkavalier e Die schweigsame Frau di Richard Strauss, dove i gesti della commedia sono sempre visti attraverso la lente della nostalgia e del senso di perdita, pur risultando accattivanti e comici. Detto questo, credo Tutino e i suoi librettisti abbiano vinto la scommessa, riuscendo a creare una commedia che riesce a far ridere, riflettere e spesso commuovere… insomma, una vera commedia italiana in musica!

Lei è in continuo movimento tra Italia ed estero; dove si trova più a suo agio?

Difficile rispondere… ogni realtà ha elementi talmente diversi che fare una classifica mi risulterebbe difficile. Posto che l’Italia, pur con tutte le sue difficoltà, è imprescindibile per un direttore d’opera italiano (e non solo), senz’altro mi sento molto “a casa” nei paesi anglosassoni, dati i miei anni di formazione a Londra: posso citare il Wexford Festival Opera in Irlanda (dove ho diretto Guglielmo Ratcliff di Mascagni e Risurrezione di Alfano, e dove tornerò presto per la terza volta), così come gli Stati Uniti (ho recentemente diretto Tosca alla Tulsa Opera) e il Grange Festival in Inghilterra (con una recente Messa da Requiem di Verdi). Ma ho sviluppato un rapporto altrettanto felice con l’Israeli Opera di Tel Aviv (di cui sono ospite regolare e dove ho recentemente diretto Bohème, Madama Butterfly e Rigoletto), senza tralasciare le esperienze nelle realtà tedesche (alla testa dei Bremer Philharmoniker o all’Opera di Kiel per Nabucco) o belghe (dirigendo Traviata all’Opéra Royal de Wallonie a Liegi). Ma poi penso all’onore di aver diretto in realtà nostrane come il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il Teatro Regio di Parma, e alla meravigliosa produzione di A Midsummer Night’s Dream di Britten con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali per OperaLombardia nel 2016… insomma, non fatemi scegliere!

I suoi prossimi impegni?

Sono molto contento di mantenere anche nel futuro immediato un repertorio vario, che privilegia sicuramente il primo Novecento italiano, ma non si esaurisce con esso. Nel 2018 dirigerò Italiana in Algeri a Toulon, seguita da Isabeau di Mascagni a Londra, poi un dittico composto da L’Oracolo di Leoni e Mala vita di Giordano al Festival di Wexford, per proseguire con un altro dittico (Cavalleria Rusticana e La voix humaine di Poulenc) per il circuito lirico di OperaLombardia. Nel 2019 invece mi aspetta il mio primo Falstaff  (al Grange Festival, Londra) e poi il debutto alla New York City Opera, ma di questo non posso ancora anticipare molto…

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