Autore: Biagio Scuderi

Anna Caterina Antonacci è una delle cantanti italiane più amate, tanto nella penisola quanto all’estero. Dopo aver interpretato il ruolo della Ciociara alla San Francisco Opera lo porta adesso in scena al Teatro Lirico di Cagliari, dal 24 novembre al 3 dicembre.

Cosa ci può dire di questo ruolo? Quanto è aderente alla drammaturgia di Moravia?

La Ciociara di Tutino e di Luca Rossi librettista non aderisce alla storia che racconta Moravia, e d’altronde  anche il film di De Sica se ne discostava molto. L’idea principale di Moravia è che mentre l’intellettualità e l’idealismo (personificati da Michele) e l’innocenza (Rosetta) soccombono miseramente all’evento catastrofico della guerra, Cesira, che rappresenta la mentalità ristretta, un po’ meschina, ma anche un solido buon senso, sopravvive e anche esce ingrandita dalla prova che ha subito.

Io ho tenuto comunque presente questa tesi, nel prepararmi al ruolo. Nell’opera, Cesira é soprattutto una madre, ansiosa di dare alla figlia sicurezza e protezione. Ha un carattere estroverso e crede di conoscere la vita e gli esseri umani. Per esempio nel secondo quadro afferma: «il mondo è dei furbi». Questa filosofia spicciola, che viene dal suo essere una popolana, una bottegaia, in un mondo in cui gli uomini sono come Giovanni, prepotenti, furbi appunto, che ottengono quello che vogliono con la forza o il sotterfugio, si scontrerà con l’idealismo di Michele, che invece “furbo non è”, ma che le mostra che si può esistere altrimenti, e anche dopo morto, resterà come una guida e un esempio per Cesira e Rosetta. Cesira accanto e grazie a Michele tira fuori la parte di se piú generosa e coraggiosa, evolve e alla fine, quando tutto sembra perduto, trova la forza e le parole per salvare la figlia, spezzata e annichilita dallo stupro subito.

Dal punto di vista vocale, quali sono le cifre della scrittura di Tutino per la sua parte?

Marco Tutino ha molto gentilmente tenuto conto delle mie caratteristiche vocali: scrivendo la parte di Cesira ha usato uno stile cantabile, alternando momenti più leggeri a frasi tese e drammatiche, in un’estensione media e media-acuta che mi consente di pronunciare e esprimere sempre con grande chiarezza. Insieme avevamo già creato un’altra opera, nel 2004 alla Scala: Vita, un lavoro meraviglioso, intenso e indimenticabile, che ritraeva una donna, un’intellettuale questa volta, che affronta la malattia e la morte.

Nella sua interpretazione ci sono riferimenti alla Ciociara della Loren del famoso film di De Sica?

Dentro di me mi riferisco sicuramente alla somma interpretazione della Loren, è infatti impossibile non pensare a lei in ogni scena che rimandi al film, tanto ogni suo gesto, sguardo e inquadratura sono indelebili nella memoria dello spettatore. Però non penso che questo filo si noti all’esterno, non mi permetterei mai di cercare di imitarla. Posso dire che la cito rispettosamente in un gesto, quello di quando lei, dopo aver lanciato la pietra dietro alla jeep dei soldati, si accascia a terra piangendo.

Come è stata accolta l’opera a San Francisco?

San Francisco ci ha tributato un autentico trionfo ogni sera. Il teatro conteneva 3200 persone e alla fine di ogni spettacolo erano tutti in piedi ad applaudire. Hanno amato la storia delle sofferenze belliche di questa piccola gente di quest’angolo sperduto d’Italia, che certamente non conoscevano: la musica che descrivendo così esattamente i personaggi e i sentimenti li ha commossi e trascinati; il coraggio di rappresentare una storia che è eterna, le atrocità della guerra, gli stupri di massa e l’ingiustizia, tutte realtà attualissime. Nessuno di noi dimenticherà facilmente. La gioia di riproporre questo capolavoro in Italia è immensa per me.

I suoi progetti per il futuro?

Quest’anno affronto per la prima volta Britten, Gloriana, a Madrid con la regia di David McVicar . Poi a Torino riprendiamo il dittico Segreto di Susanna /Voix Humaine con la regia di Ludovic Lagarde, una bella produzione di Paris Comique, Luxembourg e Liège. La stagione ventura canterò per la prima volta allo Staatsoper di Vienna Les Troyens, sempre quelli meravigliosi di McVicar.

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