Autore: Alessandro Tommasi

Realizzata in collaborazione con Operaestate, festival di Bassano del Grappa, la Cenerentola di Rossini è andata in scena al Teatro Verdi di Padova 29 e 31 dicembre, con regia, scene, costumi e luci di Paolo Giani e l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta da Antonello Allemandi. La presente recensione si riferisce alla prima delle due date.

Di fronte ad un teatro gremito di pubblico, e con una notevole partecipazione di giovani, la serata si è svolta in maniera veramente eccellente: dopo un più timido inizio, orchestra, coro e cast sono riusciti a creare un legame intenso ed efficace, passando abilmente dai toni più lirici e cantabili alla comicità più baldanzosa. Tra i protagonisti sono stati diversi a spiccare, fin dal talentuosissimo Xabier Anduaga, un Don Ramiro fresco, giovane e appassionato (non a caso: il tenore spagnolo ha 23 anni), non molto dinamico nella recitazione, ma capace di grandi escursioni vocali, realizzate con voce sempre piena e chiara, espansiva eppure mai spinta. Basterebbe già il suo incredibile ingresso sulla scena a spiegare la brillante carriera compiuta dal tenore dal 2016 ad oggi. Molto buona anche Annalisa Stroppa (Angelina), che il pubblico del Teatro Verdi aveva già potuto ascoltare in un’ottima Fenena nel Nabucco di ottobre. La sua è stata un’interpretazione solida e precisa, più concentrata sul rendere lo spessore umano di Angelina negli splendidi cantabili, che sull’effervescente vivacità delle agilità rossiniane. Eccellenti sia Alessio Arduini (Dandini) che Marco Filippo Romano (Don Magnifico), i due più completi per vocalità e capacità attoriali. A loro si è dovuto un meraviglioso “Un segreto d’importanza” e molti momenti comici tra cui uno splendido “Sia qualunque delle figlie”, realizzato meravigliosamente da Romano, che ha tratteggiato un Don Magnifico goffo e arrivista senza mai scadere nel triviale. Bene anche Gabriele Sagona (Alidoro) e Irina Ioana Baiant (Clorinda) e Alice Marini (Tisbe), brave nel dipingere le due acide e sgraziate sorelle. Al regolare cast si è aggiunta anche Linda Zaganiga nel ruolo della Matrigna, aggiunta di regia e presenza muta in moltissime scene.

Buona la regia, abile nel creare uno spettacolo sempre godibile, leggero e scorrevole oppure improvvisamente più riflessivo e ponderoso, uno spettacolo che ben si è adattato agli spazi e alla strumentazione del Verdi di Padova. La Cenerentola di Giani è stata interamente incentrata sul tema del gioco, con un’ambientazione sospesa in cui costumi tipici tirolesi si mischiavano ad accenti moderni e la scena si muoveva da palazzi sfarzosi a scene minimal, utilizzando elementi scenici e tecnologici con un’essenzialità economicamente assai encomiabile. C’era in questa alternanza di carattere, tuttavia, una coerenza piuttosto instabile, ostacolata da scelte velleitarie non felicissime: ne è un esempio quella di ambientare la vicenda in un mondo di bambini, in cui gli oggetti sono più grandi dei loro fruitori, scelta che avrebbe richiesto, oltre a un tavolo e a delle sedie sproporzionate, anche un letto maestoso, un caminetto gigantesco e una carrozza adeguata; oppure quella di porre la matrigna sui trampoli per buona parte dell’opera, salvo farla scendere nelle ultime scene; o ancora di ambientare la scena della dettatura di Don Magnifico tra i banchi di scuola, forse per rafforzare questo senso di fanciullezza e irrealtà della vicenda. Assai meglio è riuscito in questo obiettivo il coinvolgimento dei bambini veri e propri nelle scene finali, bambini che, vestiti esattamente come i loro corrispettivi adulti, hanno ben chiarito il gioco delle relazioni, aprendo inoltre lo sguardo verso un’interpretazione retrospettiva dell’intera Cenerentola.

Solida ma non particolarmente brillante la direzione di Antonello Allemandi, da cui sono mancate un’impronta dinamica e personale alla partitura e una pulita gestione degli attacchi al palco, che tra coro e solisti si è trovato più volte a incespicare, di certo non facilitati dall’esiguo numero di prove a cui sono sottoposte queste riprese. Molto bene invece l’Orchestra di Padova e del Veneto, non convintissima nell’Ouverture, ma generalmente compatta e affidabile in quasi ogni passaggio dell’opera, con particolare distinzione dei clarinetti e dei contrabbassi, questi vera spinta propulsiva di tutta la compagine. Espressivi ed equilibrati i recitativi accompagnati da Dario Tondelli al clavicembalo e buono anche il Coro Lirico Veneto diretto da Stefano Lovato.

La Cenerentola del Verdi di Padova è stata uno spettacolo coinvolgente, fresco e divertente, con un ottimo cast, una regia interessante e ottime prove di orchestra e coro. Dopo il notevole Nabucco di ottobre, dunque, non ci si può che rallegrare dell’ottimo livello della concisa stagione lirica curata da Federico Faggion.

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