Palermo: una Turandot cartoon firmata Fabio Cherstich e AES+F

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Una “Turandot” in stile cartoon ha inaugurato la nuova stagione 2019 del Teatro Massimo di Palermo. Sul podio Gabriele Ferro, al tavolo di regia Fabio Cherstich e i video artisti russi AES+F, creatori di una scrittura scenica che ha destato non poche perplessità.

 

Le proiezioni (al centro delle contestazioni) sono declinate su tre schermi e mostrano per l’intera durata dello spettacolo un futuro dai colori sgargianti che vede Turandot a capo di una megalopoli globalizzata all’interno della quale convivono uomini, macchine e androidi. La principessa di ghiaccio abita in un palazzo a guisa di “drago volante”, con robot addetti alle torture dei suoi pretendenti.

Ping, Pang e Pong vengono rappresentati come dei burocrati, innamorati della vecchia Pechino che non esiste più; Calaf, Liù e Timur sono invece dei rifugiati, l’elemento estraneo di quella società.

Se è vero che la spettacolarità dell’allestimento risiede tutta nei video (col passare del tempo, però, sempre meno coinvolgenti) c’è da dire che anche i costumi non mancano di offrire delle suggestioni: le guardie reali in bianca uniforme ricordano, con le loro spade a laser, film come “Star Wars”; Turandot invece, col suo mantello tempestato di led, richiama l’alta moda di Zac Posen.

Per quanto concerne la parte musicale la direzione di Ferro non valorizza, talvolta, la riccheza di colori e accenti che contraddistingue la partitura di Puccini. Non convince Astrik Khanamiryan nel ruolo della protagonista, ottima invece la prova di Carlo Ventre (Calaf) e di Valeria Sepe (Liù), eccellente nel fraseggio e nei nella gestione dei fiati. Bene anche Federico Longhi (Ping), Francesco Marsiglia (Pang) e Manuel Pierattelli (Pong), tre vocalità ben amalgamate, soprattutto nel terzetto che li vede protagonisti.

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