Forma ed emozione: la cifra coreografica di Sharon Fridman

Valentina Bonelli by

Forma ed emozione: si muove tra ossimori conciliabili dalla danza la cifra coreografica di Sharon Fridman, artista trentottenne che sulla scena internazionale si è conquistato uno spazio proprio. Al Vignale Monferrato festival, tra i più antichi del nostro paese ma da qualche stagione rinnovato in direzione contemporanea sotto l’ala di Piemonte dal Vivo, è tornato con la sua più recente creazione, All Ways, interpretata da sei danzatori della compagnia spagnola che porta il suo nome.

Una composizione finissima eppure palpitante, in cui si ritracciano i segni della formazione e del percorso del coreografo di origine israeliana: l’esordio a otto anni nella danza folkloristica, l’attività di danzatore in compagnie contemporanee, infine la scoperta della tecnica contact improvisation. Mentre nella misura della scrittura coreografica si indovina un dettaglio biografico che Fridman ha reso noto: l’infanzia accanto alla madre, sofferente di un disturbo dell’equilibrio che la costringeva ad avere sempre come riferimento una linea retta alla quale guardare.

 

In All Ways (atteso il 17 luglio a Bassano del Grappa per Operaestate Festival) nel flusso ininterrotto della danza, a tratti circolare nel correre dei danzatori, a tratti magmatica nel groviglio di corpi, si riconosce l’epatia del coreografo con i suoi artisti ma anche un protendersi verso il pubblico che egli costantemente cerca. Lo conferma quando, al termine dello spettacolo, ci racconta con gesti danzanti e un brillio negli occhi chiari la sua necessità di non sentirsi “il coreografo di danza contemporanea, solo, isolato”, bensì di condividere la propria esperienza creativa e diffonderla nelle strade, agli adulti, ai bambini, agli anziani, finché riesca ad andarsene in corpi altrui. Per questo da anni Fridman lavora parallelamente con amateurs, tanti, sempre di più, nei luoghi storici di quell’Europa dove – in contrasto ideologico con Israele − ha scelto di vivere dieci anni fa.

Imponente il progetto “A piedi nudi. 100 anni dalla fine della Grande Guerra” che lo sta riportando in Italia, su commissione del festival Oriente Occidente, per tre performances site-specific: presso la campana dei caduti di Rovereto (7 agosto), in piazza Dante a Trento (9 agosto), al sacrario militare del Passo del Tonale (11 agosto). Sessanta gli interpreti non professionisti coinvolti, cercati tramite call e selezionati con audizione, per ricordare – spiega l’artista – le donne di quella generazione, che lasciate sole tra lutti e macerie seppero  ricostruire una nuova Europa. Un paesaggio umano nato da una rinascita, proprio come quella personale che Sharon Fridman ci confessa di aver appena vissuto.

Immagini Ph. Ignacio Urrutia

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