Viaggio nella Canzone d’Autore: Luigi Tenco

Mario Macchitella by

Scrivere di Luigi Tenco va ben oltre la semplice conclusione dell’approfondimento che nelle scorse settimane ha visto protagonisti di questa rubrica i Cantautori della cosiddetta Scuola Genovese (nella quale inseriremo anche De André, ma con un ruolo e una collocazione temporale leggermente diversi), di cui comunque l’artista morto suicida a soli 28 anni, appena dopo la sfortunata finale mancata a Sanremo ’67, rappresenta il massimo esponente.

Tenco incarna a pieno tutto ciò che identifica un Cantautore: una spiccata sensibilità per mondi musicali non tradizionali (nonostante le sue melodie non siano complesse, sono sempre venate da una tenebrosa e malinconica nota jazz, basti pensare a Ho capito che ti amo), la capacità fuori dal comune di elaborazione poetica dei testi (Lontano lontano), la centralità del tema dell’Amore approfondito nelle sue sfaccettature più contraddittorie, dolorose e volte persino sadiche (Un giorno di questi, Mi sono innamorato di te, Angela), l’impegno politico manifesto, nel suo caso con una netta visione antifascista e antimilitarista (Cara Maestra o Io vorrei essere là), il rifiuto delle logiche più commerciali e di marketing dietro alle scelte discografiche (La ballata della moda), che pure si scontra con un bisogno disperato, fino al gesto estremo, di essere amato, apprezzato, capito, riconosciuto.

Nato da una relazione extraconiugale e “scandalosa” della madre con un sedicenne, mamma a cui pare sia dedicata la meravigliosa Vedrai, vedrai che a una lettura superficiale sembra invece una canzone d’amore, Tenco ebbe rapporti intensi e conflittuali con le donne (fu ad esempio un flirt con Stefania Sandrelli a deteriorare la sua amicizia con Gino Paoli, e altrettanto complessa fu la sua relazione con la cantante italo-francese Dalida mentre ancora andava avanti il suo fidanzamento con un’altra ragazza), cercò la fuga nell’alcool e nei barbiturici, di cui faceva larghissimo uso, usò ad inizio carriera vari pseudonimi per cercare diverse strade nel mondo musicale, collaborò con tutti i grandi di quel periodo magico, dai già citati artisti genovesi al giovane pianista Enzo Jannacci, all’emergente Lucio Dalla.

Il suo suicidio, tra mille tesi del complotto e amara realtà, non ha spento la luce sulla sua lezione, e non per caso il più importante premio italiano alla Canzone d’Autore, fondato nel 1974, porta il suo nome, e non si contano gli artisti che gli abbiamo reso omaggio con delle cover.

Scegliere una canzone da ascoltare nella discografia di Tenco è virtualmente impossibile, nella sua breve vita ha scritto troppi capolavori, molti ancora attualissimi. La proposta va allora su qualcosa di diverso, che fa luce sulla sua vena surreale, meno conosciuta ma non meno degna di attenzione, con questa stranissima e grottesca Un prete in Automobile.

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